sabato 26 dicembre 2009

Spirito di bambina

Nella mia città è usanza, il 6 dicembre, festeggiare San Nicolò, portando dolci e frutta secca ai bambini buoni; o almeno, questa è la tradizione. Nella pratica, poi, si regalano anche giocattoli.
Ricordo un anno in cui mi svegliai la mattina del 6 dicembre, sperando di trovare qualche dono particolare, magari qualche giocattolo. Ai piedi del mio letto, invece, c'era una mela. Una mela di pelouche con gambe e braccia, due occhietti felici e un sorriso cucito addosso. Era gialla e farcita di cioccolatini.
C'era solo quella. Niente altro.
La mia delusione fu enorme; già sapevo che San Nicolò non esisteva realmente e che non era lui a portar doni ai bambini, così presi un foglio di carta e scrissi una lettera di ringraziamento ai miei genitori, in cui però affermavo che di pelouche, io, ne avevo già tanti e che di quello non sapevo proprio che farmene; scrissi che mi sarebbe piaciuto ricevere qualcos'altro, non una - brutta - mela piena di cioccolatini, e  che per questo rifiutavo il dono. Allegai la lettera alla mela e la misi davanti alla porta della stanza da letto dei miei.
Non ricordo come andò; fui io a raggiungerli o furono loro a venir da me? Mi accorsi io che la loro delusione era più grande della mia o furono loro ad evidenziarla? Questi sono solo particolari; ciò che conta è che, vedendo la loro tristezza, chiesi scusa e quella - brutta - mela gialla di pelouche farcita di cioccolatini divenne uno dei miei pelouche preferiti; nei miei giochi faceva sempre la parte del cattivo - cosa aspettarsi, del resto, da una mela con gambe e braccia e una cerniera lampo sulla schiena? - ma il rimorso provato per la mia superficialità si tramutò in affetto e attaccamento per quel giocattolo.
Non rifiutai mai più un regalo, né diedi a vedere la mia delusione.
Ieri mi è capitata una cosa simile: i miei genitori hanno fatto a me e al mio dolce 3/4 un bellissimo regalo, che, però, non sono riuscita ad apprezzare. Si tratta di un bel plaid di Missoni - mica robetta! - con colori splendidi, una trama splendida...un oggetto pregiato per la nostra nuova casa.
Ecco, io speravo che i regali per questo Natale non fossero regali per la casa, ma per me. Non mi compro più nulla, non soddisfo nessun capriccio; spendo solo se strettamente necessario e comunque a malincuore. La nuova casa sta impegnando tutto il nostro tempo e tutte le nostre risorse economiche, quindi non posso - e non voglio! - permettermi null'altro.
Speravo, quindi, che i regali di Natale fossero un prtesto per scapricciarmi un po'. Qualce libro, magari un CD, anche solo una maglia, classicissima, banalissima.
Non è stato così; tutti i regali tranne uno - un grazie speciale a mia sorella - sono stati rivolti alla casa; per carità, dei bellissimi pensieri che apprezzo tanto, un interesse per questo evento della casa che mi commuove, una partecipazione agli eventi della mia vita che lascia senza fiato. Ma...
...ho forse smesso di esistere come individuo? Non sono più Irene ma solo la proprietaria di una casa? Perchè? Vorrei urlare questa domanda ai miei, chieder loro perché non mi hanno preso qualcosa di mio e solo mio, qualcosa che avrei potuto godermi nell'individualità e nella solitudine di momenti totalmente dedicati a me.
Sicuramente userò quel plaid.
Sicuramente è slendido.
Sicuramente sarà un piacere vedere un così bell'oggetto per casa.
Sicuramente è un grande aiuto economico se ciò che ci occorre per la casa ci viene regalato.
La delusione, però, resta. Fingo di essere felice del regalo e di non poter desiderare nulla di meglio. La lista dei capricci resta lunga e continuano a aggiungersi voci.
Volevo qualcos'altro. Qualcosa per me.
Sono orribile, vero?

Nessun commento:

Posta un commento