domenica 10 gennaio 2010

L'importanza del nome

Eccola lì, Anna, distesa sul suo letto, la testa dalla parte dei piedi e i piedi appoggiati al muro color pesca della sua cameretta di ragazzina. Ci sono ancora tutti i poster della sua adolescenza, da Noah Wile a Freddie Mercury fino al collage di fotografie pieno di visi sorridenti e di linguacce che le hanno regalato le amiche per il suo sedicesimo compleanno.
Anna ha un libro aperto posato sul petto con la copertina che guarda il soffitto, proprio come lei. Il soffitto è bianco ed Anna si chiede ancora perché mai, quella volta, sua madre non le abbia permesso di colorarlo come il resto della stanza; che importava se l'ambiente sarebbe sembrato più piccolo? A lei sarebbe piaciuto poter decidere qualcosa: anche il colore l'aveva scelto sua madre.
Non sa come le sia passata per la mente quell'idea, ma ad un tratto si è chiesta: "Ma se mi chiamassi in un altro modo sarei la stessa che sono adesso?" Questo pensiero l'ha stupita, le è sembrato così strano.
Del resto, pensa, se il nome è una cosa che indossiamo da quando nasciamo, come può non condizionare il nostro modo di essere?
Il nome è un biglietto da visita che sfoderiamo nel momento in cui conosciamo qualcuno; specialmente nell'infanzia e nell'adolescenza il nome, al pari dell'aspetto, conferisce una prima impressione nelle persone e di conseguenza determina l'atteggiamento che queste avranno nei nostri confronti.
Un nome lungo o particolare è soggetto a giochi e storpiature, prese in giro, scherzi. La mente degli adolescenti e dei bambini ha la capacità di trovare un'infinita varietà di rime e diminutivi umilianti o in ogni caso fastidiosi ma certi nomi richiamano l'attenzione più di altri.
Ma al di là di queste ultime considerazioni, pensa Anna scacciando gli ultimi pensieri (troppo semplicistici per i suoi gusti), visto che durante gli anni della scuola si viene presi in giro per qualsiasi sciocchezza ed una più o una meno non fa la differenza, il nostro nome non può essere solo un'etichetta attaccata alla nostra identità; è impossibile che non influisca, anche indirettamente, sull'interazione con il resto del mondo.
Il nome è, prima di tutto, un suono; un suono che sentiamo fin da bambini e che ci identifica, e che, quindi, crea un'immagine di noi proprio nella nostra mente; già questo dovrà avere una sua influenza, no? Allo stesso modo, piacendo o meno ai nostri interlocutori, ne comporterà l'atteggiamento verso di noi e così anche la nostra percezione degli altri. Anna organizza i pensieri, ma rimane confusa.
Cerca di andare oltre: può il nome determinare in qualche modo la nostra interazione con l'interezza del mondo? Portare un nome tratto dalla mitologia classica o in alternativa da quella norrena potrebbe comportare diversi gusti letterari, diverse compagnie o diversi passatempi?
Ma soprattutto, quanto di noi è scritto prima della nostra nascita, quanto è innato e quanto, invece, è determinato da ciò che vediamo e sentiamo? E in tutto questo, che ruolo ha il nome?
Anna fissa quel soffitto bianco alla ricerca delle risposte, sperando che si materializzino nella sua mente con la stessa naturalezza con cui è comparsa la domanda.

2 commenti:

Sebastiano ha detto...

Ho visto di essere il centesimo visitatore del blog, vinco qualcosa? ^^

Irene ha detto...

Avresti potuto vinvere, ma visto che hai spammato non hai perso tutti i diritti sul premio!

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