martedì 23 febbraio 2010

«Io costretta a licenziarmi perché ho avuto una bimba» - Milano

E della voglia di una mondo diverso, dove le donne non siano costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.
Lo voglio pure io. Anche io voglio non essere costretta a scegliere tra lavoro e famiglia, e sono pienamente convinta che potrò avere ciò che desidero.
Perché? Perchè non sono e non sarò sola.

Molte donne pretendono che siano le aziende a dar loro il tempo di accudire la famiglia, compito che implica, per la maggior parte di noi, tenere ordinata la casa e pensare ai figli; l'errore fondamentale è questo: pensare che sia la donna a dover dare tutto questo, da sola.
I nostri uomini non sono solo de portafogli-scaldaletto, ma sono i nostri compagni di vita, e questo significa che devono (eh sì, è imperativo il mio "devono") aiutarci: devono fare la loro parte in casa e in famiglia, devono essere consapevoli che le responsabilità di igiene, educazione e sostentamento nella famiglia non si riducono al pagare la spesa, i libri scolastici e quello che serve. Devono essere mariti e padri, così come noi dobbiamo essere mogli e madri.
Si tratta di condivisione e di reciprocità: in una società in cui lavorano entrambi nella coppia, entrambi devono essere consapevoli dei propri doveri.
Davvero le donne avrebbero bisogno di tanto tempo da dedicare alla casa e alla famiglia se i loro uomini facessero altrettanto? Domanda retorica.
Ora, io non sto parlando dei casi particolari riportati nel link, né sto considerando il primo periodo, quello in cui il neonato dipende esclusivamente dalla mamma, ma sto prendendo tutto questo come spunto, come idea per dire quella che è la mia opinione sulle pari opportunità: non ci possono essere se all'interno della coppia non esistono. Non bisogna cominciare con politiche aziendali, ma con iniziative private: donne che fanno capire ai loro uomini cosa significa essere una coppia che porta aventi una famiglia assieme e uomini disposti ad essere degni di tale definizione.
È difficile, è lungo, e va contro quello che ci viene insegnato e mostrato da tutti, ma non è giusto pretendere dall'azienda ciò che non abbiamo nella coppia.
Ho scritto male, di getto e senza approfondire nulla. Ci sarebbero infiniti aspetti da considerare, bisognerebbe fare un'analisi storica e sociologica, bisognerebbe esaminare statistiche, ma io ho deciso di basarmi solo su quello che vedo in giro, nelle famiglie che conosco, più o meno giovani; su quello che sento dire dalle persone e da quello che si aspettano dal partner.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Se entrambi i coniugi lavorano 9 su 10 hanno orari simili, quindi o metti il bambino in un asilo o lo affidi a una baby-sitter.
Se mancano le strutture, o riesci a pagare la baby-sitter o uno dei due deve rinunciare al lavoro.
C'è poco da fare la propria parte in casa se non sei a casa ma al lavoro.

Lorenzo

Irene ha detto...

Certo, infatti vale per entrambi.
Però quello che contesto è che, a prescindere dai redditi e dalla posizione lavorativa, si ritiene che debba essere la donna a rinunciare al proprio lavoro.
Se noti, comunque, io non ho parlato di casi particolari, ma della situazione in cui entrambi lavorano; anche in questo caso, per la maggior parte delle volte pare che debba essere la donna a chiedere i permessi e le giornate libere per pensare alla casa ed ai figli.
Quello che dico io è, semplicemente, "che entrambi abbiano gli stessi doveri".

Anonimo ha detto...

Per portare avanti la gravidanza e seguire il bambino durante l'allattamento è inevitabile che sia la donna a rimanere a casa. Quindi sono necessarie quantomeno tutele "sidacali" e strutture adeguate. Quindi è sacrosanto lamentarsi dei nostri amministratori.
Vero, entrambi devono fare la loro parte, ma non è sufficiente, per il motivo che ho spiegato prima.
E no, il latte in polvere non è un buon sostituto di quello materno, lo ricavano dalla soia transgenica cinese (più malsana di un weekend a Chernobyl).

Lorenzo

Irene ha detto...

Se leggi bene ho escluso quella parte dal discorso, perché è evidente che ad allattare debba essere la madre.
Ma, una volta passato quel periodo, finito il tempo di maternità stabilito dai contratti, la situazione deve ritornare ad essere paritaria, nei doveri come nei diritti.

Anonimo ha detto...

Se hai letto bene l'articolo che hai citato, non dice da nessuna parte che è dovuta rimanere a casa ad accudire la figlia perché nessun altro lo poteva o voleva fare.
Dice che l'anno licenziata semplicemente per il fatto di essere stata assente per la maternità.
Finché ti puniscono se vai in bagno http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/13/news/call_center_lager-4026163/
figurati se si entra in maternità, che tu stia dietro a tuo figlio o meno.
Qui le discriminazioni c'entrano poco: se non lavori come uno schiavo sei licenziato, punto, qualunque sia la ragione.

Lorenzo

Irene ha detto...

Ho letto bene l'articolo, ma, come ho scritto, da quello è nata una considerazione personale.
Sicuramente ci sono numerose aziende che non riconoscono l'umanità dei dipendenti ma che richiedono dei robottini infallibili e instancabili, ma questo è un altro discorso, che io non ho voluto affrontare; ripeto, l'ho preso solo come spunto per una riflessione personale e molto più generica.
Molte altra volte succede che le donne non vengano assunte o che abbiano condizioni contrattuali svantaggiate perché si prevede già un periodo di assenza per maternità e che una volta divenute madri l'orario di lavoro e conseguentemente il rendimento, vengano ridotti per poter conciliare casa e lavoro.
Questa riduzione dell'orario o assenza, come dici tu, sono doverose qualora non si abbiano alternative, come possono essere la baby sitter o i nonni, o l'asilo nido; ma ora ti chiedo. passato l'allattamento perché i due consorti non possono ridurre entrambi gli orari per star dietro ai nuovi impegni? oppure, perché non c'è l'elasticità di pensare che anche un papà possa egregiamente preparare il pranzo, la cena e mettere a nanna i bimbi?
L'errore è che anche nella coppia, spesso e volentieri, si ritiene che siano doveri prettamente femminili; ora non voglio generalizzare, perché è una cosa che non mi piace, ma evidentemente se le cose non sono ancora cambiate, se noi donne abbiamo più difficoltà ad essere assunte con le medesime condizioni degli uomini, allora il problema non è solo delle aziende, ma soprattutto della società.
E la società è formata da individui, da nuclei e da costumi.
forse, perché le cose cambino nei rapporti con i terzi, prima devono cambiare all'interno delle persone e nei rapporti di più stretto interesse.
Le rivoluzioni vere si fanno dal basso e dall'interno.

Anonimo ha detto...

Se voi donne avete più difficoltà ad essere assunte con le medesime condizioni degli uomini è soprattutto perché gli uomini non hanno gravidanze.
Non mi pare proprio che vivamo in una societa tanto maschilista: apri un giornale o guarda la tv e vedrai che la maggior parte delle pubblicità è rivolta a un pubblico femminile. Significa che quantomeno avete possibilità economiche pari agli uomini. Dai un'occhiata alle cosiddette riviste per "uomini" (se così vuoi chiamarle)
http://www.menshealth.it/
http://www.tgcom.mediaset.it/bin/118.$plit/C_0_articolo_436105_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpg
e cosa trovi? Diete, com appiattire la pancia, articoli di moda e altre amenità simili. Alla faccia del maschilismo.

Lorenzo

Irene ha detto...

Innanzi tutto, non sono solo le gravidanze ad ostacolare le assunzioni, ma la maternità in generale, vista come accudire casa e figli.
In secondo luogo, inserire diete e simili sui giornali maschili non è simbolo di non-maschilismo; maschilismo non significa esaltare l'uomo troglodita, ma istituire ruoli ben definiti e non scambiabili tra genere femminile e maschile, ricoprendo sfere che vanno al di là della gravidanza e dell'allattamento.
Il fatto che le pubblicità siano rivolte al pubblico femminile ti dovrebbe far pensare non che la donna ha potere economico, ma che è vista come colei che effettua gli acquisti per la famiglia: quello che vedo io è che le pubblicità rivolte al pubblico femminile riguardano detersivi o comunque cura della casa, nutrizione (merendine, colazione, sughi, diete) ed estetica (cosmetici, profumi).
Si tratta semplicemente di target, non di potere economico.
Quante pubblicità di automobili riguardano le donne? Poche, e non esaltano l'auto affidabile, ma l'auto facile. I messaggi pubblicitari sono chiari: ci sono dei ruoli sociali.
non dovrebbero esserci, perché essere genitori ed avere una casa riguarda entrambi nella coppia.
Allo stesso modo il piacere-dovere di realizzarsi sul lavoro deve essere garantito ad entrambi.
attenzione, non dico che l'uomo e la donna siano uguali, né che non abbiano dei ruoli sbiologici, ma questi ruoli, in una società comoda in cui non bisogna più cacciare i mammuth, si possono esaurire con gravidanza ed allattamento. Una volta svezzato il pargolo mamma e papà sono uguali.
Per quale motivo un papà non può (non nel senso che non gli è concesso, ma che non è usuale) prendersi il permesso dal lavoro perché il bambino ha l'influenza?
Per quale motivo il papà può arrivare a casa alle 21 perché doveva lavorare e la mamma se lo fa rischia di passare per pessima madre?
Vedi, questo intendo con maschilismo.
Bisogna che ogni uomo sia disposto a fare con serenità quello che chiede alla propria donna. E viceversa.

Anonimo ha detto...

Giusto per chiarire: non sto sostenendo che gli uomini non debbano fare la loro parte in casa (chi ha detto poi che non la facciano?).
Sto sostenendo che non è la soluzione ai problemi lavorativi delle donne.
Quanto alle diete e alla pancia piatta sui giornali per "uomini", se i contenuti sono quelli significa che negli ultimi (20? 30? boh) il "modello" d'uomo della nostra società è diventato discretamente effeminato. C'è una via di mezzo tra il lavarsi solo quando piove e andare dall'estetista a farsi fare la ceretta.
Anni fà gli attori cosiderati belli erano
http://estergoldberg.typepad.com/.a/6a0105349ca980970c010537010e97970c-800wi
http://wallpapers-diq.net/wallpapers/72/Sean_Connery_.jpg
Oggi abbiamo
http://imstars.aufeminin.com/stars/fan/orlando-bloom/orlando-bloom-20071022-328246.jpg
http://www.bambini.eu/wp-content/uploads/2009/06/robert-pattinson.jpg
Se la pubblicità è rivolta a un pubblico femminile è quantomeno perché sono le donne a decidere come spendere una grossa parte dei soldi.
Quanto alle auto, i produttori si preoccupano sempre di più che piacciano alle donne.
Una Lancia di 25 anni fà
http://users.telenet.be/HF_INTEGRALE/Lancia%20Delta%20Martini.jpg
e una dei giorni nostri
http://www.wintonsworld.com/cars/a-cars-2004/2004-carpics/paris-04/lancia-ypsilon-3.jpg
E se le pubblicità esaltano l'auto facile o carina, è perché i pubblicitari hanno rilevato che questo attira le donne.
Non so a quante donne piaccia un'auto del genere per esempio
http://www.dreamblaster.com/images/RadicalSR8.jpg
(sì, è omolagata per circolare su strada).
I ruoli sociali esistono (anche) perché siamo biolgicamente diversi a livello cerebrale e quindi siamo attirati da occupazioni diverse.

Lorenzo

Irene ha detto...

Ma è chiaro che se mi fai paragoni con 25 anni fa la cosa non regga :)
Resta il fatto che siamo ben lungi dal punto in cui dovremmo arrivare. La donne gestisce la maggior parte del denaro? solo perché, mediamente, la quotidianità assorbe la maggior parte del potere economico di una famiglia; di conseguenza la possibilità di scegliere come spendere il denaro si limita alla decisione se prendere un pacco di biscotti di una marca o di un'altra, o prendere la carne per lo spezzatino o l'arrosto. Non se investire sul tal fondo o stipulare la tal'altra assicurazione.
In secondo luogo è vero, non è la soluzione a TUTTI i problemi lavorativi delle donne, ma ad una buona parte, cioè quella derivante dal pregiudizio.
E, scusa, ma l'ultima affermazione è quanto meno semplicistica: io mi occupo di economia e il mio fidanzato è pasticcere...credo di aver reso l'idea. Molte delle differenze negli interessi sono dati da condizionamenti esterni, da quello che ci viene insegnato e da come ci viene insegnato. Dipende da che genere di stimoli abbiamo e dagli argomenti che tali stimoli toccano.

Anonimo ha detto...

Cosa non regge? Che stanno andando di moda le femminucce di entrambi i sessi? Regge eccome!
Siamo oltre il punto cui saremmo dovuti arrivare.
Sul lavoro sono state eliminate le tutele a cui si era abituati e ci va di mezzo chi è meno concorrenziale, nella fattispecie chi resta a casa perché aspetta un bambino.
Alla fine di tutto i soldi li gestisce soprattutto lei e non mi sembra che i grandi appassionati di shopping siano soprattutto gli uomini.
Vorrei poi ricordarti a chi nella maggior parte dei casi vengono affidati i figli in caso di divorzio...
L'ultima affermazione non è per niente semplicistica: un feto maschio ha un picco di produzione di testosterone e successivamente, nei primi mesi di vita ne ha un altro. Tutto questo va a modificare in maniera significativa il cervello del bambino.
Questo articolo riassume molto sommariamente la questione http://www.guidagenitori.it/HomePage.aspx?IDArticolo=115&Area=Maschile%20o%20femminile?
Per portare un esempio personale, conosco un ragazzo cresciuto in una famiglia pacifista e profondamente convinta della parità dei sessi. Bene, questo ragazzo da bambino quando andava nei negozi di giocattoli chiedeva quasi solo armi, con grande scandalo dei genitori.

Lorenzo

Irene ha detto...

Ok, allora? non esiste solo l'educazione dei genitori: gli stimoli che abbiamo attorno sono numerosissimi, non possiamo ignorare i giochi dei compagni di classe di quel bambino o i cartoni animati, o addirittura la confezione con cui venivano impacchettate le armi che gli piacevano tanto. Negare questo è come negare la complessità della mente umana.
Dire che siamo biologicamente diversi è un'affermazione degna di Capitan Ovvio, ma non si può imputare solo allo sviluppo embrionale la differenza di gusti/propensioni. Ripeto, ci sono talmente tanti stimoli che vanno a formare l'essere umano che non è possibile pensare che la responsabile di quello che siamo sia soltanto la biologia.
E poi tu continui a dire che l'ostacolo sono i mesi di maternità; non è così: l'ostacolo sono i mesi di maternità, più il rischio che la gestante abusi del diritto che ha di rimanere a casa in caso di gravidanza difficile, più i permessi per l'allattamento, più i permessi perché il bimbo ha la febbre, più il rischio di arrivare ad una riduzione dell'orario e del rendimento. E tutto questo perché l'organizzazione della famiglia grava sulla mamma, la quale si trova costretta a ridurre uno dei due impegni...
L'ho studiato il diritto del lavoro e sono davvero rimasta allibita dalla quantità di tutele che ci sono. guarda, se dovessi basarmi sui rischi, una donna non la assumerei nemmeno io nella società attuale.
Se questo rischio non ci fosse, se tutto il peso dell'organizzazione della quotidianità familiare gravasse in egual modo sull'uomo e sulla donna, le aziende sarebbero molto meno spaventate. Tu parli di tutele che si sono perse, io parlo di tutele eccessive.
Bisogna cambiare mentalità, e le prime a doverlo fare siamo proprio noi donne.

Anonimo ha detto...

Sarà degna di Capitan Ovvio, ma quattro commenti fà dicevi che i ruoli sociali si possono limitare a gravidanza e allattamento. In teoria forse, in pratica col cavolo: uomini e donne hanno interessi e propensioni diverse. Guarda quante ragazze si iscrivono a ingegneria e guarda quanti ragazzi vanno a fare psicologia.
Voler unificare i gusti e i modi di è una cretinata monumentale, sostenibile solo da qualche veterofemminista frustrata con manie represse di edificazione e di castrazione psicologica.
Quanto alle tutele, ok sono troppe, togliamole, sennò come fa il padrone a pagere le rate del Cayenne se si sta a casa a badare ai figli invece di lavorare?
Poi tutte questi permessi vanno a farsi friggere, visto che alla firma del contratto di lavoro ti fanno firmare le dimissioni in caso di maternità. Questo non dovrebbe essere permesso.
Poi tutta questa negligenza dei padri e questo maschilismo imperante io non li vedo. Non so dove vivi tu, forse in Afghanistan. In tal caso potrei darti ragione.

Lorenzo

Anonimo ha detto...

EDIT riga 7: modi di pensare

Irene ha detto...

Non voglio unificare i gusti, ma è giusto che quelle poche che si iscrivono ad ingegneria abbiano le medesime possibilità dei ragazzi una volta uscite dall'università, cosa che non è e non solo perché le aziende sono spaventate dalla gravidanza: ci sono molti altri fattori legati alla maternità che influiscono, e i ruoli sociali dovuti alla biologia in fatto di maternità possono esaurirsi con gravidanza ed allattamento. Inoltre, ribadisco che a mio avviso gran parte dei "gusti" sono dati dagli stimoli esterni, che sono ancora troppo puntati sul ruolo di mamma-moglie-regina della casa e padre-lavoratore.
Hai ragione che quello non dovrebbe essere permesso, tant'è che avviene prevalentemente nelle grandi realtà; a me, ad esempio, non è stata fatta firmare nessuna lettera di dimissioni. Ciò non toglie che non esistono solo grandi imprese, e che l'economia italiana si basa sulla famosa PMI, in merito alla quale le tutele sindacali ai lavoratori sono più di quante si possa immaginare; una donna incinta non può essere licenziata se non per motivi che vanno ben oltre (si dimostra che ha rubato in azienda o giù di lì) il semplice bisogno dell'impresa di sopravvivere. Ciò significa che se una donna rimane incinta, può entrare in maternità subito purché abbia un certificato medico; tale certificato lo ottiene anche solo dicendo al medico di avere tanti dolori addominali, di essere stanchissima, cioè cose inconfutabili ma che si configurano come sintomi della gravidanza a rischio. Per non rischiare il medico rilascia il certificato; la donna sta a casa tutti i 9 mesi, più il periodo di allattamento, pagata, mentre l'imprenditore deve anche prendere un sostituto; se si fa bene i calcoli può rimanere incinta di un altro proprio mentre deve tornare al lavoro, ripetendo la stessa cosa: morale? sta a casa, pagata, 2 anni, con lievi limitazioni nello stipendio, mentre l'imprenditore deve pagare anche un altro stipendio. Inoltre, nel momento in cui la neomamma decide di tornare, il sostituto perde il lavoro.
Ora, è vero che ci sono tanti datori di lavoro che pensano solo ai propri interessi, ma ci sono anche un'enormità di dipendenti che abusano di tutele fatte per casi particolari: tutto questo cera un danno ingente al mercato del lavoro, attuando i meccanismi di cui si parlava.
se si riuscisse ad eliminare almeno la disparità dovuta alla convinzione sociale che sia la mamma a doversi occupare di tutto, allora le cose si muoverebbero in una direzione di maggior apertura.
Solo, non stravolgere quello che dico. Io non sono così esagerata da definire tutti padri negligenti, ma è un dato di fatto che i doveri di accompagnamento ed educazione dei figli non sono distribuiti equamente...un esempio: sono le mamme che portano e vanno a prendere i bambini a scuola.
Non siamo in Afghanistan, grazie al Cielo, ma siamo ancora troppo indietro rispetto alla vera parità. basti pensare che c'è ancora chi dice che una donna non è interessata all'ingegneria in quanto donna, o che, essendo interessata, preferirà dedicarsi alla famiglia perché biologicamente più portata a farlo.

Irene ha detto...

Correzione: la lettera di dimissioni, infatti non è permessa, ma tanto il potere contrattuale della neo assunta è talmente basso che non può farci nulla.

Anonimo ha detto...

Dopo approfondite indagini sulle famiglie italiane, ecco un accurato profilo dei ruoli e dei rapporti col sistema economico all'interno della famiglia italiana.

Padre
Il bancomat. Procura soldi e veicoli affinché gli altri membri del nucleo familiare li impieghino a supporto dell'economia del paese.
Ne trattiene una piccola parte per dare lavoro al bar sport e alle signorine della zona industriale.
Frase tipica: "E io pago"

Madre
Il suo ruolo consiste nel distribuire liquidità ad estetisti, compagnie telefoniche, esercizi commerciali e carrozzieri.
Inoltre procura intrattenimento a idraulici, imbianchini e altri artigiani.
Frase tipica: "Caro, non indovinerai quanti soldi ho risparmiato oggi ai saldi"

Figlio
Il migliore amico di concessionari di auto, cinema a luci rosse e venditori al dettaglio di sostanze psicotrope.
Frase tipica: "Papà, sulla statale hanno messo un platano in mezzo alla strada. Gli ho suonato, ma non si è spostato..."

Figlia
Simile alla madre, finanzia compagnie telefoniche, carrozieri, boutiques, multinazionali del tabacco e produttori di letteratura rosa a buon mercato.
Frase tipica: "Papà ti odio/ sei uno stronzo/ sei un fascista/ ecc"

A cura di
Tania Mauri

Irene ha detto...

Scusa, ma questa "approfondita indagine" mi sembra alquanto superficiale e poco credibile.
Prima di tutto non specifica come sia stata compiuta.
In secondo luogo non offre profili esaurienti, suffragati da dati di alcun tipo.
Terzo, ma non meno importante: chi è Tania Mauri? Di lei non vi è traccia on line. escludo quindi che sia
a) una docente universitaria
b) una ricercatrice universitaria
c) una professionista di qualunque genere che abbia pubblicato qualcosa presso qualche casa editrice, anche secondaria
se così fosse il suo nome comparirebbe da qualche parte nella rete, oltre che su Facebook.
Mi sai indicare qualcosa di più? Magari fornire l'originale dello studio effettuato, le tabelle dei dati, le note metodologiche o qualcosa di più sulla professionalità di Tania Mauri, perché finché viene posto in questo modo uno studio perde qualunque possibilità di attendibilità.
Qual è il campione? Come è composto?
Quali sono i quesiti posti?
In quanto tempo è stato realizzato? Quando?
Chi è Tania Mauri?
Posso avere il testo originale per cortesia con statistiche e note metodologiche?

Intanto ti indico questo video, è interessante: http://tv.repubblica.it/copertina/belle-e-zitte-marzano-racconta-le-donne/47747?video

Anonimo ha detto...

Non conosci Tania Mauri? Eccola qua

http://images.nationmaster.com/images/motw/africa/mauritania.jpg


Blasfemo (il fratello di Eretico)

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