domenica 7 febbraio 2010

Sotto incantesimo

"Liz. Lizzie" Anna sorride, leggermente commossa, mentre pronuncia quelle parole. Liz, una volta Lizzie, è la migliore amica di Anna e da poco hanno ricominciato a vedersi con relativa assiduità. Sta tornando a casa dopo essere stata a cena da Liz, e ripensa alla sua amica, a quando l'ha conosciuta e a come l'affetto reciproco non si sia mai affievolito in tutti quegli anni.
Liz, allora ancora Lizzie, è stata la sua prima compagna di banco alle medie e probabilmente la coincidenza con cui si sono trovate a sedere una a fianco dell'altra è stata la vera scintilla della loro amicizia: Anna era rimasta spaiata su un banchetto doppio perché tutte le altre ragazzine e tutti gli altri ragazzini, probabilmente più audaci di lei, avevano già stretto amicizia, se non altro per il fatto di aver salito le scale della nuova scuola uno accanto all'altro, in un'ordinata file per due.
Il numero di studenti della classe era dispari, e Anna era stata costretta a salire le scale con la professoressa, mettersi in primo banco e rimanere da sola.
Poi era comparsa Lizzie sulla porta, ritardataria come sarebbe sempre stata in futuro, e aveva occupato quell'unico spazio vuoto accanto ad Anna. Anna fu grata di quell'apparizione e probabilmente lo fu anche Lizzie, perché strinsero immediatamente un'amicizia che da quel giorno non fece altro che crescere d'intensità.
Un'amicizia profonda, che non si era spenta nemmeno quando Anna aveva scelto un liceo e Lizzie un altro; non si era affievolita nemmeno quando Anna si era messa con Walter e ancor meno quando Lizzie era andata a studiare chimica a Bologna.
La lontananza geografica forzata era durata poco, però, perché dopo appena un paio d'anni Lizzie era tornata a casa con un dono prezioso di nome Lucrezia. Sorridente, con enormi occhi azzurri e luminosi, aveva conquistato Anna ancor prima di nascere.
Lizzie era diventata Liz.
Quella sera, a circa un anno e mezzo dal giorno in cui Anna aveva pianto di felicità per 24 ore di fila, dovendo essere paradossalmente tranquillizzata da una Liz che si stava appena riprendendo dal parto, Anna aveva assistito ad una scena che l'aveva letteralmente incantata.
Erano circa le 23 e stavano chiacchierando. Lucrezia, che dormiva nella sua cameretta si era svegliata, e la mamma, prontamente, era andata a consolarla. Anna era rimasta sola nel salotto e aveva cominciato a sentirsi profondamente a disagio: le pareva di invadere un momento incredibilmente intimo e sarebbe di certo andata via se non avesse temuto di svegliare ancora di più Lucrezia camminando sul vecchio parqet scricchiolante. Era rimasta immobile, trattenendo il fiato e guardandosi intorno imbarazzata: il tavolo ancora apparecchiato, i giochi di Lucrezia, la pianta nell'angolo...ecco, si sarebbe concentrata sulla pianta. Si sedette sul divano lì accanto e cercò di capire se quella pianta nell'angolo fosse una talea della pianta che sua madre aveva in soggiorno; le probabilità c'erano, visto che la madre di Anna poteva averne regalata una alla madre di Liz.
Anna faceva così ogni volta in cui assisteva a Liz che si prendeva cura di Lucrezia: la imbarazzava essere presente in un momento in cui reputava di essere di troppo; si sentiva un'intrusa, una guardona, e per questo concentrava la propria attenzione su qualcos'altro.
Attese così una decina di minuti, poi Liz entrò nella stanza con Lucrezia in braccio: la bimba non voleva addormentarsi e Liz non voleva lasciar da sola Anna, che in quel momento aveva incredibilmente smesso di sentirsi di troppo, ma era diventata parte del quadro.
Ora voleva andar via solo per permettere alla sua amica di riaddormentare Lucrezia, ma era incollata al divano, a guardare la bambina, il visino appoggiato al seno e una manina che cercava di abbracciare la mamma; una scena di perfetta armonia di cui Anna non si sentiva più indiscreta spettatrice; ora ne era parte, così come si può essere parte di un'opera d'arte che si ammira e da cui ci si lascia trasportare.
Era quasi mezzanotte e Anna di decise: salutò Liz (le avrebbe voluto dare un bacio in fronte), salutò Lucrezia mezza addormentata (avrebbe voluto darne uno anche a lei) e cercò di andare alla porta da sola per non intaccare il quadro.
Anna cammina alla luce dei lampioni in una strada il cui silenzio è interrotto solo raramente dalle auto che passano. È in armonia con tutto perché ha gli occhi pieni della felicità della sua migliore amica.

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