mercoledì 31 marzo 2010

Upi, ovvero "serve più coraggio a questo mondo"

Very Affollated People è il blog creato da una simpatica disegnatrice che espone le proprie vicende attraverso gli occhi delle sue tre alter ego, le quali rappresentano ognuna un lato del so carattere e della sua vita.
Si potrebbe parlare delle maschere che ognuno è costretto a portare e che indossa senza nemmeno accorgersene, si potrebbe evidenziare l'accezione pirandelliana che i tre personaggi assumono sotto alcuni aspetti, ma io, personalmente, credo che la decisione di dividersi in tre "pupazzi" non abbia nulla a che fare con tutto questo.
Magari sbaglio, ma il motivo per cui lo dico è che ho visto molta spontaneità nel blog e non l'artificio che ci si potrebbe attendere da una scelta cosciente in quel senso.
Upi, Una Persona Intorno e Sqaw Belicosa sono le tre facce della disegnatrice: la donna creativa che non si prende troppo sul serio, la donna responsabile e femminile, la donna scorbutica e combattiva. Questi tre elementi, a dire il vero, sono parte di tutte noi; per questo credo che prenderne coscienza e scorporarli sia un attestato di schiettezza. Inoltre, il carattere autentico delle vignette mi fa pensare che questa sia l'interpretazione corretta.
Qua sotto inserisco il link al blog e la sua vignetta più recente (sperando di non far torto all'autrice; Squaw Bellicosa mi intimorisce un po'), da cui traspare l'energica, complessa e interessante personalità che caratterizza la disegnatrice.



martedì 30 marzo 2010

Secondo round, i PG iconici del 5°Clone

Parte la seconda manche del concorso ed il protagonista di questo round è l'incantatore Thregiz:

Un'enorme testa rossa. Ecco com'è Threghiz in ogni descrizione dei viandanti che passano dalle montagne al mare. Continuamente assorto nei suoi pensieri, con una vecchia sacca a tracolla piena di strani oggetti. Alto una spanna in più del più alto del villaggio e con un fisico asciutto. Sempre troppo nervoso, è solito avvolgersi nel suo mantello scuro solo per rinchiudersi nel suo mondo.
Non parla, sbuffa reputando difficile trovare qualcosa di interessante oltre la magia. Si muove a scatti e spesso in maniera svogliata per poi cambiare completamente una volta immerso nelle sue ricerche.
Molti pensavano che essendo nato topo da biblioteca, sarebbe morto topo da biblioteca.
Eppure, la strana cicatrice che porta sul viso lascia intendere che forse, sotto un'altra luna, anche lui abbia gridato il suo nome ai quattro venti.
Sta a voi dargli un passato!

lunedì 29 marzo 2010

Conto alla rovescia

Sembra incredibile che le cose si muovano. Siamo partiti da zero, pensando al tempo che non passava mai, ed ora, già sforato il termine che ci eravamo posti per entrare in casa, il sogno si sta per realizzare.
I lavori dell'elettricista sono fatti, il piastrellista ha già posato quello che doveva: mancano solo la resina, una bella imbiancata e una lavata a tutte le superfici.
Poi ci saranno i mobili, pian piano.
Manca ancora poco.

venerdì 26 marzo 2010

Cuori infranti

La primula gialla sul davanzale soffre la siccità cui Anna l'ha costretta recentemente. Per un paio di giorni si è dimenticata di innaffiarla e, rientrando nello studiolo che ospita il computer, si è trovata davanti ad una pianta svenuta e quasi agonizzante. Immediatamente ha provveduto a bagnarle la terra, e, sussurrandole parole di conforto e di tenere scuse, le ha tagliato foglie e fiori secchi per non affaticarla troppo.
Anna è del tutto intenzionata a perdere un po' di tempo al computer, ma il cellulare, con cui ha sempre avuto un rapporto di amore-odio, la distrae con i suoi richiami isterici. Accendendo il computer, Anna risponde, senza guardare il display.
"Pronto?" ha sempre una voce perplessa ed intimorita quando risponde al telefono.
"Ciao, sono io. Come va?" è Liz, ha la voce agitata. Anna capisce che l'ha chiamata per dirle qualcosa di particolarmente pesante; sa che chiederle come va è solo una formalità, così risponde allo stesso modo, con noncuranza: non è quello che conta.
"Bene, dimmi tutto." il computer sta caricando stancamente l'avvio, Anna si allontana e comincia a camminare per casa, senza meta.
"Non hai visto facebook, vero?" Anna è giunta in cucina e guarda il cesto della frutta, alla ricerca di una preda.
"No, perché?" Anna apre il frigo, guarda dentro, lo richiude.
"Matteo e Irene si sono lasciati."
Silenzio. Sgomento. Anna non sa cosa dire: non riesce a dar voce all'enorme caos che le ha invaso la mente. Irene e Matteo erano una coppia storica, stavano assieme dal liceo e sembrava che nulla potesse scalfire il loro amore. Per tutti gli amici erano come un edificio: sta lì, lo vedi ogni giorno, è solido e pensi che sarà per sempre. Non ti aspetti che crolli, o che venga abbattuto. Eppure, era capitato anche a loro.
Era la terza coppia tra i conoscenti di Anna a sfasciarsi nell'arco di un anno, ma forse l'unica che Anna vedeva come eterna. Anna si sente mancare e si siede su uno sgabello; lo stomaco ha cominciato a stringersi attorno a qualcosa che Anna visualizza come una piccola sfera nera di puro vuoto.
"E perché?" riesce a chiedere con un filo di voce, mentre si stupisce dell'essere così sconvolta per qualcosa che non la tocca.
Liz comincia a raccontare quello che sa, ma Anna non l'ascolta. Cominciano ad assalirla le prime idee:
Se non ce l'hanno fatta loro, chi può farcela? Come sono fragili le nostre certezze! Ho speranze per il mio futuro?
Ci ricama sopra, in una continua ripetizione che la trasporta in un vortice di paura, in fondo, nell'abisso in cui l'attende il tradimento di Walter. Dopo quella perdita aveva cominciato a guardare alle altre coppie con speranza: ha bisogno della prova che si può portare avanti una storia con risolutezza, superando le difficoltà assieme.
La voce di Liz la richiama, mentre Anna sta per mettersi a piangere, nel panico.
"Ehi, ci sei? Mi ascolti?" Liz, giustamente, è un po' scocciata dal silenzio dell'amica.
"No, scusa, stavo pensando. Sai, è assurdo. Erano così belli insieme, sembrava che dovessero essere una di quelle poche coppie che si conosce giovane e poi resta assieme fino alla vecchiaia. Sai, quelli che vedi per manina ancora a ottant'anni." Lo dice con voce sommessa.
Parlano ancora un po', non riuscendo ad affrontare un vero discorso, ma affidandosi a semplici frase fatte e a luoghi comuni. Nessuna delle due vuole pensarci troppo, vogliono solo il conforto della voce della propria migliore amica.
Riattaccato il telefono Anna si rifugia tra le braccia del divano, rimanendo nella penombra del pomeriggio. No, non era stata la paura del futuro a farla sentir male: era stata la consapevolezza del loro dolore. Chiunque avesse preso la decisione, troncare una relazione tanto lunga doveva essere stato devastante per entrambi, e lei aveva partecipato di quella stessa sofferenza. Dopo diversi mesi, lo squarcio lasciato aperto da Walter non si era ancora rimarginato e bruciava con feroce intensità. Ancora sentiva come se polmoni, cuore e fegato venissero lacerati da artigli neri e mostruosi quando le tornava alla mente l'immagine del letto sfatto e di loro due, Walter e la biondina, che si rivestivano in fretta, sperando di essere più veloci del destino. Walter aveva anche avuto il coraggio di dire un "non è come credi" che non convinceva nemmeno lui. Era stato esattamente come nei film: una situazione stereotipata.
Memore di quanto aveva vissuto si sentiva pesare il cuore all'idea che due suoi amici, a cui voleva un gran bene, soffrissero come aveva sofferto lei. Per loro aveva sempre desiderato la felicità, si riepiva gli occhi del loro amore e gliene augurava ancora, credendoli una benedizione per il mondo. Ancora peggiore era la certezza di non poter fare niente per farli star meglio, a parte starli a sentire, nel caso avessero voluto sfogarsi con lei.
Anna prende il telefono, copone il numero e attende.
"Pronto?" risponde una voce triste, stanca.
""Ciao, come stai? Ho saputo..."

***
Un abbraccio a tutti e due. Comunque vada, spero nella vostra felicità.

martedì 23 marzo 2010


È sera tardi, nell'aria c'è l'odore della pioggia appena caduta, accompagnato dal presagio di quella che cadrà. Potrebbe cominciare da un momento all'altro, ma ad Anna non importa di non avere l'ombrello. È stata a cena fuori con gli amici e non ha voluto essere riaccompagnata a casa da nessuno per poter fare due passi nella strada quasi deserta e respirare la fresca aria di fine inverno. Vuole inspirarla in profondità e ricordarsene il profumo direttamente nei polmoni; ancora qualche giorno, poi sarà già primavera. 
Mette un piede davanti all'altro, con lentezza: non ha fretta di tornare a casa, e vuole sentire i tacchi degli stivali toccare con delicata fermezza l'asfalto del marciapiede, ritmati, un metronomo per i propri pensieri.
Un sorriso malizioso le solca il viso tranquillo, e con sguardo desideroso contempla il centro della carreggiata. Non passa nessuno, ma Anna non riesce a decidersi: mille regole impostele dicono che la sua fantasia è sbagliata, rischiosa. Lei stessa la ritiene peccaminosa, ma non può fare a meno di sognarsi libera, nuda, a camminare in mezzo alla strada spopolata, le imposte delle case chiuse e le luci spente. Sogna che la strada le appartenga, coi suoi colori e i suoi lampioni, che quel posto pubblico diventi privato.
"Eppure" pensa intenerita da sé stessa, stando ferma con le mani nelle tasche del suo cappotto turchese, mentre fissa l'oggetto dei suoi desideri "non ho nemmeno il coraggio di camminarci vestita."
Si fa forza e muove un passo fuori dal marciapiede, scivolando tra le macchine parcheggiate, ma un motorino passa ronzando a pochi centimetri da lei, riportandole alla mente il maggior motivo per cui non ha mai camminato in mezzo alla strada prima.
Anna desiste, intimidita e delusa dalla propria debolezza, ma sicura che un giorno ne avrà il coraggio.
Per ora si limita ad attraversare fuori dalle strisce.

giovedì 18 marzo 2010

Risposta a E. , anonimo la cui firma consiste in una sola lettera puntata

Non avevo intenzione di "giustificare", ma di "spiegare". 

La differenza è che si giustifica quando si ritiene di essere in una condizione di inferiorità col proprio interlocutore e si vuole ad ogni costo sollevare la propria condizione. Non è il mio caso.

Si spiega, al contrario, per pura cortesia. Questo è il mio caso, e ora ti spiego perché:

Io non ritengo di dover giustificare nulla, specialmente a te, perché anche se non ho la certezza di chi tu sia (una vaga idea, però, sì) sono del tutto sicura che tu non sia il destinatario di questa lettera. Spiego, come ho detto, per pura cortesia, anche se potrei tranquillamente ignorare le provocazioni (e ne avrei il diritto, per i motivi che seguono).

Su questo blog pubblico ciò che mi riguarda fino al punto in cui non ho problemi a "spogliarmi" emotivamente davanti ad un potenziale pubblico, e questo è un secondo motivo per cui non ho la minima intenzione di "giustificare" ciò che scrivo, ma al massimo spiegare. Più di tanto non metto in piazza e ho il pieno diritto di pormi dei limiti.

Troppo comodo? Parlo solo di diritti e non di doveri? Certo, ma è un mio spazio personale, e ribadisco MIO, quindi costruito su misura per me e da me; questo è quello che offro, se qualcuno è interessato a leggere, come ho già detto, leggerà e apprezzerà o meno e lo potrà tranquillamente dire. Del resto io non ho preso alcun impegno nei confronti dei lettori, ma solo nei confronti di me stessa, e tale impegno è mantenere un posto in cui scrivere ciò che sento se lo desidero, perciò chi non è interessato o cerca solo un modo per creare fastidi non ha motivi di criticare: Quaderno Pubblico non è destinato a lui. Ad ogni modo le critiche positive e costruttive ("potresti scrivere di più di Anna", "potresti inserire le tue foto", "potresti scrivere le cronache della tua campagna", "potresti imparare a scrivere meglio leggendo il manuale X" "questo pezzo mi pare estremamente ripetitivo, cerca di essere più spontanea" ...) sono quelle che accetto volentieri.
 
Del resto su Quaderno Pubblico non si nega ospitalità a nessuno, nemmeno al più ridicolo provocatore il cui intento sarebbe solo farmi andare di traverso la giornata.

martedì 16 marzo 2010

Lettera ad un amico trascurato

Carissimo amico mio,
è passato troppo tempo dall'ultima volta che ti ho sentito. Mi hai chiamata tu per farmi gli auguri di Natale ed io ho tagliato corto perché stavamo aprendo i regali in famiglia; poi non ti ho più richiamato.
Sono stata troppo presa dai miei eventi per occuparmi di te. Le sporadiche e superficiali volte che ricevevo notizie da parte tua mi sembravano positive e per questo non mi sono preoccupata: tu, sempre così inquieto mi parevi felice e mi bastava. Ora, però, non riesco a capire tutti i cambiamenti che hai affrontato.
Sono diverse settimane che ti penso, ma ancora non trovo le ore necessarie per telefonarti. Vorrei sapere dove sei e cosa fai. Cosa sta accadendo nella tua vita, di cui una volta ero ben informata?
Vorrei vederti, per parlare di persona e, finalmente, chiarire tutte le domande che ho su di te.
Perdona la mia assenza, non sono brava a coltivare le amicizie.

lunedì 15 marzo 2010

Concorso: i PG iconici del 5°Clone

Il 5°Clone è lieto di presentare un nuovo concorso dove mettere alla prova la vostra creatività in diversi campi. La particolarità di questo concorso risiede nella sua doppia natura: si svolgerà diviso in due fasi, una dedicata agli scrittori e una ai disegnatori . La prima fase, dedicata agli scrittori, prevede la creazione di un background per quelli che diventeranno i PG iconici de Il 5°Clone e che verranno utilizzati nelle avventure che pubblicheremo prossimamente. Il concorso, inoltre, sarà diviso in 5 round, ognuno della durata di 2 settimane.

I premi consistono nella maglietta e nei dadi riportati nelle foto.

Per maggiori informazioni cliccate sul link del titolo!

venerdì 12 marzo 2010

Letterina a Babbo Compleanno

Caro Babbo Compleanno,
io lo so, ma in molti ignorano che tu e Babbo Natale siete fratelli; il più famoso è di certo lui, ma non ti abbattere perché anche se siamo in pochi a riconoscere il tuo lavoro, lo apprezziamo davvero tanto.
Babbo Natale afferma che il lavoro più arduo sia il suo, poiché si trova a dovver consegnare un sacco di regali in giro per il mondo, condensando il tutto in poche ore. Io so che non è così: lui normalmente ha le letterine, e oltra alla consegna non deve fare molto altro. Tu, invece, ti trovi prima di tutto a dover indovinare cosa vuole il destinatario, scovare chi gli farà i regali e insinuare l'ispirazione nelle loro menti. Sono tre passagi tutt'altro che semplici!
Pe questo vorrei alleggerirti un po' il lavoro, ma non so proprio cosa potrei volere. Avevo un desiderio, che era qualcosa di prezioso non ben definito, qualcosa di elegante e lucenmte: beh, hai indovinato, e Matteo me l'ha regalato.
Adesso però non so nemmeno decidere se preferirei ricevere qualcosa per me o qualcosa per la casa.
Voglio dei CD di musica country, come per Natale?
Dei libri, magari?
Dei DVD?
Talisman?
Un gioiello?
Un bel vaso in cristallo, un piatto centrotavola, una ciotola, qualcosa di arredamento?
Qualcosa per il lavoro?
Una borsa?
Non lo so.
Forse, ormai, sono troppo soddisfatta di quello che ho per chiedere altro; nulla di quello che mi viene in mente mi procura l'acquolina, nulla accende il mio spirito di gazza ladra; son tutte cose carine, ma niente mi farebbe fare i salti di gioia e battere le mani come un bimba. Come al solito quello che mi rende più felice è vedere che gli altri ne sanno più di me su quello che desidero!
Caro Babbo Conmpleanno, sono un caso disperato. Scegli tu cosa farmi arrivare, a me va bene tutto; e poi, se è un regalo, perché devo chiedere e pensarci io?
L'unica cosa che voglio senza compromessi è poter festeggiare con gli amici e la famiglia a più riprese.
Sono sicura che come al solito svolgerai il tuo lavoro con eccellenza...spero solo di non averti mandato in crisi con quasta lettera.
Un abbraccio,
 Irene