venerdì 26 marzo 2010

Cuori infranti

La primula gialla sul davanzale soffre la siccità cui Anna l'ha costretta recentemente. Per un paio di giorni si è dimenticata di innaffiarla e, rientrando nello studiolo che ospita il computer, si è trovata davanti ad una pianta svenuta e quasi agonizzante. Immediatamente ha provveduto a bagnarle la terra, e, sussurrandole parole di conforto e di tenere scuse, le ha tagliato foglie e fiori secchi per non affaticarla troppo.
Anna è del tutto intenzionata a perdere un po' di tempo al computer, ma il cellulare, con cui ha sempre avuto un rapporto di amore-odio, la distrae con i suoi richiami isterici. Accendendo il computer, Anna risponde, senza guardare il display.
"Pronto?" ha sempre una voce perplessa ed intimorita quando risponde al telefono.
"Ciao, sono io. Come va?" è Liz, ha la voce agitata. Anna capisce che l'ha chiamata per dirle qualcosa di particolarmente pesante; sa che chiederle come va è solo una formalità, così risponde allo stesso modo, con noncuranza: non è quello che conta.
"Bene, dimmi tutto." il computer sta caricando stancamente l'avvio, Anna si allontana e comincia a camminare per casa, senza meta.
"Non hai visto facebook, vero?" Anna è giunta in cucina e guarda il cesto della frutta, alla ricerca di una preda.
"No, perché?" Anna apre il frigo, guarda dentro, lo richiude.
"Matteo e Irene si sono lasciati."
Silenzio. Sgomento. Anna non sa cosa dire: non riesce a dar voce all'enorme caos che le ha invaso la mente. Irene e Matteo erano una coppia storica, stavano assieme dal liceo e sembrava che nulla potesse scalfire il loro amore. Per tutti gli amici erano come un edificio: sta lì, lo vedi ogni giorno, è solido e pensi che sarà per sempre. Non ti aspetti che crolli, o che venga abbattuto. Eppure, era capitato anche a loro.
Era la terza coppia tra i conoscenti di Anna a sfasciarsi nell'arco di un anno, ma forse l'unica che Anna vedeva come eterna. Anna si sente mancare e si siede su uno sgabello; lo stomaco ha cominciato a stringersi attorno a qualcosa che Anna visualizza come una piccola sfera nera di puro vuoto.
"E perché?" riesce a chiedere con un filo di voce, mentre si stupisce dell'essere così sconvolta per qualcosa che non la tocca.
Liz comincia a raccontare quello che sa, ma Anna non l'ascolta. Cominciano ad assalirla le prime idee:
Se non ce l'hanno fatta loro, chi può farcela? Come sono fragili le nostre certezze! Ho speranze per il mio futuro?
Ci ricama sopra, in una continua ripetizione che la trasporta in un vortice di paura, in fondo, nell'abisso in cui l'attende il tradimento di Walter. Dopo quella perdita aveva cominciato a guardare alle altre coppie con speranza: ha bisogno della prova che si può portare avanti una storia con risolutezza, superando le difficoltà assieme.
La voce di Liz la richiama, mentre Anna sta per mettersi a piangere, nel panico.
"Ehi, ci sei? Mi ascolti?" Liz, giustamente, è un po' scocciata dal silenzio dell'amica.
"No, scusa, stavo pensando. Sai, è assurdo. Erano così belli insieme, sembrava che dovessero essere una di quelle poche coppie che si conosce giovane e poi resta assieme fino alla vecchiaia. Sai, quelli che vedi per manina ancora a ottant'anni." Lo dice con voce sommessa.
Parlano ancora un po', non riuscendo ad affrontare un vero discorso, ma affidandosi a semplici frase fatte e a luoghi comuni. Nessuna delle due vuole pensarci troppo, vogliono solo il conforto della voce della propria migliore amica.
Riattaccato il telefono Anna si rifugia tra le braccia del divano, rimanendo nella penombra del pomeriggio. No, non era stata la paura del futuro a farla sentir male: era stata la consapevolezza del loro dolore. Chiunque avesse preso la decisione, troncare una relazione tanto lunga doveva essere stato devastante per entrambi, e lei aveva partecipato di quella stessa sofferenza. Dopo diversi mesi, lo squarcio lasciato aperto da Walter non si era ancora rimarginato e bruciava con feroce intensità. Ancora sentiva come se polmoni, cuore e fegato venissero lacerati da artigli neri e mostruosi quando le tornava alla mente l'immagine del letto sfatto e di loro due, Walter e la biondina, che si rivestivano in fretta, sperando di essere più veloci del destino. Walter aveva anche avuto il coraggio di dire un "non è come credi" che non convinceva nemmeno lui. Era stato esattamente come nei film: una situazione stereotipata.
Memore di quanto aveva vissuto si sentiva pesare il cuore all'idea che due suoi amici, a cui voleva un gran bene, soffrissero come aveva sofferto lei. Per loro aveva sempre desiderato la felicità, si riepiva gli occhi del loro amore e gliene augurava ancora, credendoli una benedizione per il mondo. Ancora peggiore era la certezza di non poter fare niente per farli star meglio, a parte starli a sentire, nel caso avessero voluto sfogarsi con lei.
Anna prende il telefono, copone il numero e attende.
"Pronto?" risponde una voce triste, stanca.
""Ciao, come stai? Ho saputo..."

***
Un abbraccio a tutti e due. Comunque vada, spero nella vostra felicità.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

La spero anche io :) ti ringrazio..

Martina

P.S. E se sono egocentrica e non parli di me scusa ^^ ma mi sono immedesimata!

Sebastiano ha detto...

Irene e Matteo sono qualcuno che conosco?

Irene ha detto...

@ Martina:
Sei egocentrica il giusto. Vorrei chiamarti oggi o domani, posso?

@ Sebastiano
Solo idealmente. ;) Tranquillo.

Martina ha detto...

Certo, eventualmente contattami su skype :)

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