martedì 23 marzo 2010


È sera tardi, nell'aria c'è l'odore della pioggia appena caduta, accompagnato dal presagio di quella che cadrà. Potrebbe cominciare da un momento all'altro, ma ad Anna non importa di non avere l'ombrello. È stata a cena fuori con gli amici e non ha voluto essere riaccompagnata a casa da nessuno per poter fare due passi nella strada quasi deserta e respirare la fresca aria di fine inverno. Vuole inspirarla in profondità e ricordarsene il profumo direttamente nei polmoni; ancora qualche giorno, poi sarà già primavera. 
Mette un piede davanti all'altro, con lentezza: non ha fretta di tornare a casa, e vuole sentire i tacchi degli stivali toccare con delicata fermezza l'asfalto del marciapiede, ritmati, un metronomo per i propri pensieri.
Un sorriso malizioso le solca il viso tranquillo, e con sguardo desideroso contempla il centro della carreggiata. Non passa nessuno, ma Anna non riesce a decidersi: mille regole impostele dicono che la sua fantasia è sbagliata, rischiosa. Lei stessa la ritiene peccaminosa, ma non può fare a meno di sognarsi libera, nuda, a camminare in mezzo alla strada spopolata, le imposte delle case chiuse e le luci spente. Sogna che la strada le appartenga, coi suoi colori e i suoi lampioni, che quel posto pubblico diventi privato.
"Eppure" pensa intenerita da sé stessa, stando ferma con le mani nelle tasche del suo cappotto turchese, mentre fissa l'oggetto dei suoi desideri "non ho nemmeno il coraggio di camminarci vestita."
Si fa forza e muove un passo fuori dal marciapiede, scivolando tra le macchine parcheggiate, ma un motorino passa ronzando a pochi centimetri da lei, riportandole alla mente il maggior motivo per cui non ha mai camminato in mezzo alla strada prima.
Anna desiste, intimidita e delusa dalla propria debolezza, ma sicura che un giorno ne avrà il coraggio.
Per ora si limita ad attraversare fuori dalle strisce.

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