mercoledì 28 luglio 2010

Decidere per casa mia, che assurda mania di controllo!

Deve essere stata una scena comica vedermi litigare con una televisione. L'idea che una persona senziente e con una certa razionalità sia entrata in una stanza per insultare deliberatamente un apparecchio spento ha, effettivamente, un che di patetico. Eppure dopo mi sono sentita davvero meglio!
Odio quella televisione, la trovo davvero molto brutta e non mi interessa che le specifiche tecniche siano le migliori del settore. Odio, soprattutto, il modo in cui è entrata in casa mia, imposta da chi non aveva diritto di imporre nulla pur sapendo la mia idea al riguardo. Detesto che la mia approvazione per l'immissione di qualcosa di così visibile, monolitico ed invadente in un salottino di pochi metri quadrati in cui ci stanno giusto un piccolo divano ed un mobile lungo e stretto non sia nemmeno stata richiesta, e sia stata, anzi, ritenuta superflua. Odio non essere stata presa in considerazione né prima della decisione né dopo, quando mi è stata riferita come una mera informazione di servizio su cui non avrei potuto né dovuto esprimermi. Odio, inoltre, che alla mia richiesta di partecipare alla scelta dell'apparecchio dopo che la decisione era ormai divenuta immutabile sia stato risposto un secco "No, perché non ti riguarda; il regalo è per il tuo dolce 60% e glielo facciamo noi, quindi cuccia". 
Ma se non mi riguarda quello che accade e quello che entra nella mia casa, su cosa posso esprimere la mia opinione? 
Per amor di pace non posso urlare tutta la mia rabbia a chi si è permesso di escludermi da questa faccenda, e per questo mi sono limitata ad insultare quella televisione, che, se la cosa non fosse davvero così tanto irrazionale, prenderei a sprangate fino a ridurla ad una ammasso di rottami. Giusto per sfogare la mia frustrazione, giusto per non doverla più vedere in casa, giorno dopo giorno, e ricordarmi di questa prepotenza. 

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