sabato 14 agosto 2010

Casa dolce casa

Finalmente ci siamo: oggi è il giorno del trasloco, il giorno che ho tanto atteso, fino a sentirmi soffocare.
Prenderò le mie cose, le metterò negli scatoloni e le porterò a casa mia, per riporle nei loro nuovi armadi.
Stanotte ho dormito per l'ultima volta nella casa dei miei genitori, vuota e silenziosa: mi aspettavo di trovarla un po' aliena dopo quasi una settimana passata a dormire accampata nella nuova, eppure rimane tutto così familiare. Non la sento più casa mia da molto tempo, ma resta una casa che conosco e, perché no, a cui voglio bene.
Che sensazione strana, provo: un misto tra confusione, eccitazione e nostalgia. Non credevo che sarebbe stato così. Pensavo che sarei stata elettrizzata a tal punto da non provare altri sentimenti. Ed invece... non so nemmeno da che parte cominciare per liberare la stanza. I vestiti? Gli oggetti che mi voglio portar via? Quello che sarà buttato?
Forse dovrei solo alzarmi dalla sedia e cominciare, non importa da dove.

giovedì 5 agosto 2010

La speranza che domani non sia domani

Diventa sempre più dura aspettare, specialmente quando si è così vicini. 
Quando ero piccola, la sera prima di un giorno speciale assillavo la mia mamma chiedendole impaziente quando sarebbe arrivato l'indomani. Lei mi rispondeva dolcemente di chiudere gli occhi ed addormentarmi, così il tempo sarebbe passato più rapidamente e il giorno tanto atteso sarebbe arrivato subito. 
Ora vorrei fare così; vorrei chiudere gli occhi ed addormentarmi, per potermi magicamente svegliare il giorno del trasloco. Il giorno tanto atteso.
Il sonno (2003)
acrilico su juta grezza 80x56
Serena de Gier


martedì 3 agosto 2010

La tovaglia

Mi ci vuole davvero poco per perdere il controllo dei miei pensieri: basta mezzo bicchiere di birra e il cancelletto di legno che chiude lo steccato si apre, lasciando che questi vaghino indisturbati per verdi prati di montagna, sotto un cielo azzurro e terso.
Avevo pranzato e fissavo la tovaglia verde e bianca seguire la curva del tavolo della cucina. Guardavo i piatti in gres su cui giacevano le posate stanche per il duro lavoro, la birra dorata e trasparente rimasta nel bicchiere ed improvvisamente uno dei pensieri fuggiaschi si è fermato a brucare una florida zolla erbosa, prendendo lentamente sostanza.
Ebbene, pensavo, bisogna portare rispetto alla tovaglia; la tovaglia protegge il tavolo e raccoglie senza lamentarsi le briciole del pane. Vi si posano le stoviglie e talvolta vine colpita da granate alimentari che la ungono e la sporcano. A chi piace essere sporco? Eppure non batte ciglio, e persevera con mitezza nel proprio compito. La tovaglia è un po' come una balia, gentile, devota e materna.
Pensavo questo, perfettamente cosciente dell'assurdità di tale personificazione ma felice, dopo tanto tempo, di aver avuto la leggerezza di lasciar pascolare i pensieri.