martedì 3 agosto 2010

La tovaglia

Mi ci vuole davvero poco per perdere il controllo dei miei pensieri: basta mezzo bicchiere di birra e il cancelletto di legno che chiude lo steccato si apre, lasciando che questi vaghino indisturbati per verdi prati di montagna, sotto un cielo azzurro e terso.
Avevo pranzato e fissavo la tovaglia verde e bianca seguire la curva del tavolo della cucina. Guardavo i piatti in gres su cui giacevano le posate stanche per il duro lavoro, la birra dorata e trasparente rimasta nel bicchiere ed improvvisamente uno dei pensieri fuggiaschi si è fermato a brucare una florida zolla erbosa, prendendo lentamente sostanza.
Ebbene, pensavo, bisogna portare rispetto alla tovaglia; la tovaglia protegge il tavolo e raccoglie senza lamentarsi le briciole del pane. Vi si posano le stoviglie e talvolta vine colpita da granate alimentari che la ungono e la sporcano. A chi piace essere sporco? Eppure non batte ciglio, e persevera con mitezza nel proprio compito. La tovaglia è un po' come una balia, gentile, devota e materna.
Pensavo questo, perfettamente cosciente dell'assurdità di tale personificazione ma felice, dopo tanto tempo, di aver avuto la leggerezza di lasciar pascolare i pensieri.

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