lunedì 31 gennaio 2011

Nuovo look

Cambiare aspetto
per uscir dal letargo
è un buon inizio.

Spirito Pasticcere: Mi presento

Salve salvino a tutti!
Spammo un po', ma tanto è il mio blog e posso farlo: andate avisitare quest'altro blog, è del mio dolcissimo 60%, nonché il mio pasticcere di fiducia, o anche la causa dei miei chili di troppo.

L'ha già spiegato lui, ma il suo blog si propone di eliminare alcuni stereotipi sulla pasticceria, farne scoprire il magico mondo dolcioso e cioccolatoso (ecco, ora mi ucciderà), renderne ricette e tecniche di facile comprensione ed esecuzione.

La ricetta che ha proposto nel suo primo intervento ha veramente salvato la situazione la settimana scorsa, ed ha mandato i miei a casa felici.

Provatela e, se non vi viene bene, prendetevela con lui che sarà sicuramente spiegarvi il motivo. Se invece sarà un successo come dovrebbe, buon appetito!
Intervenite, rompetegli le scatole e commentate, tanto ha tutti i pomeriggi liberi e niente da fare.

Spirito Pasticcere: Mi presento: "Ciao a tutti, mi chiamo Matteo e sono un pasticcere di terza generazione, ho iniziato a fare questo lavoro 11 anni fa ad, ahimè, 1..."

sabato 29 gennaio 2011

Ammettere i propri errori

La vie en rose
un'attesa paziente,
ma era acerbo.

Desideravamo tranto un mobile per l'ingresso fatto su misura pe noi. Lo volevamo, come si suol dire per identificare quei mobili stondati con i cassetti, "in stile", dipinto e con delle scritte. Siamo andati ad ordinarlo prima di Natale, parlando con l'artigiana esecutrice, scegliendo i colori, un corsivo e spiegando come volevamo la scritte. Non siamo stati molto chiari a dire il vero, ma le abbiamo, se non altro, dato l'idea di quello che volevamo e, stando a sentire le sue proposte, pareva avesse capito. Doveva essere grigio chiaro, con scritto ripetutamente "La vie en rose", in grigio scuro e solo la parola "rose" in oro. Doveva essere pronto la prima settimana di gennaio.
Ci ha chiamati in ritardo, ossia la seconda settimana per farci vedere il mobile mezzo completo e...beh, c'è poco da dire, era orrendo! Le scritte erano eseguite male, non c'era una logica: ognuna con un carattere diverso, alcune tutte in oro ed alcune tutte in grigio; si incrociavano sovrapponendosi, erano fatte storte, alcune troppo grosse rispetto alle dimensioni del mobile ed altre assolutamente minuscole, tant'è che c'erano enormi spazi vuoti tra una scritta e l'altra. Non rispondeva nemmeno da lontano alle nostre aspettative, ma per il tipo di carattere, la dimensione ed il posizionamento non abbiamo potuto far altro che colpevolizzare noi stessi: oltre ad indicare un corsivo ed i colori da usare e come usarli avremmo dovuto chiarire nel dettaglio come lo volevamo.
Chiedendo scusa un'infinità di volte l'abbiamo pregata di rifare, proponendoci di pagare una penale per il tempo ed il lavoro sprecato. Le abbiamo dato chiare direttive questa volta, per non poterle accollare nessuna colpa nel caso non ci fosse nuovamente piaciuto: aveva un foglio, con su un modello di grafia da copiare e, malauguratamente, un esempio di un'altro carattere da aggiungere perché potesse farsi un'idea generale del risultato; le abbiamo specificato diverse volte di non usare quel secondo carattere e di attendere che le portassimo noi un modello più completo. Le era stato chiesto espressamente di fare solo la parte inferiore del mobile, con una scritta in corsivo ripetuto, lasciando la seconda parte ad un momento successivo. Dopo il colloquio eravamo convinti che qualcosa sarebbe andato male, pareva quasi che avesse ascoltato con un orecchio solo.
Offesa ma convinta ha proceduto. Ha proceduto un po' troppo perché oltre alla prima parte, aveva iniziato anche la seconda con l'esempio da non utilizzare. Quando le abbiamo fatto notare la cosa si è messa a strillare ed inveire contro di noi. Non sto a riportare le gentilezze che mi ha detto (il mio dolce 3/4 si era dileguato per non prenderla a parolacce, mentre io ero rimasta lì per cercare, invano, di ragionare con la signora) ma il risultato è che ci ha restituito l'acconto e si è tenuta il mobile.

Trovo del tutto comprensibile sentirsi frustrati per aver perso tempo a fare un lavoro che al cliente non andava bene. D'altro canto il cliente ha ammesso l'errore, ha accettato di pagare di più e ha fatto in modo di ridurre al minimo i futuri fraintendimenti. Quello che non riesco proprio a concepire è come si possa ritenersi così infallibili da non mettere in discussione il proprio operato quando, dopo aver avuto chiare direttive, si è commesso un altro errore. Non riesco inoltre a capire come ci si possa permettere di sbraitare ed insultare un cliente che cercava di trovare un punto d'incontro per non dover rifare il lavoro da capo.
Chiaramente ci siamo chiesti se le nostre spiegazioni non fossero state ancora una volta evasive: le avevamo dato il modello, le avevamo detto più volte cosa usare e cosa no, le avevamo chiesto se fosse tutto chiaro. Non le avevamo chiesto di ripetere, come si fa con i bambini e con i cretini per essere sicuri che le istruzioni siano state comprese. Ecco, questo è stato il nostro errore.
E il suo? Ormai non ha importanza, il mobiletto è andato, rimpallarsi la colpa non ha senso. L'univa cosa da fare in questi casi è rendersi conto che c'è gente con cui specificare i dettagli non è sufficiente, bisogna accertarsi che siano stati recepiti. Ma questo riguarda ancora noi; cosa può fare lei, quindi? Magari un esame di coscienza e chiedersi se abbia ascoltato bene; magari trovare dei meccanismi di difesa per evitare di commettere nuovamente lo stesso errore in caso di clienti poco chiari ed evasivi. Magari ripetere le istruzioni per essere certi che il cliente si sia spiegato bene.
Magari essere un po' meno (come si dice qui da noi) "ranzida", ossia acida o, più propriamente, "rancida".
Mio suocero dice "Sette volte prendi la misura, una sola tagli."

giovedì 27 gennaio 2011

Domanda da un milione di euro, ovvero "ode al disordine"

Immaginate di essere una persona molto disordinata, per la quale però il proprio disordine ha un senso logico e nel quale non ha la minima difficoltà a recuperare qualunque documento. Immaginate che il vostro modo di archiviare le cose ancora in lavorazione sia formare delle pile di carte sulla scrivania, in attesa di estinguere le pratiche e cestinare definitivamente.
Immaginate di avere una riunione importante col capo e di prendere appunti, non avendo a disposizione un blocco note, su un foglio di carta di riciclo. Immaginate che quegli appunti siano di vitale importanza, in quanto contenenti nuovi incarichi e nuove responsabilità da non deludere.
Immaginate infine che la paura di perdere quegli appunti, sapendo che ci metterete mano solo due settimane dopo la riunione, vi spinga ad una prudenza e ad un ordine a voi inusuali. Immaginate quindi di archiviare gli appunti in una apposita busta, situata nel cartolaio riguardante la pratica, posto ordinatamente nell'armadio accanto alla vostra scrivania-archivio.
Ora la domanda: secondo voi, a due settimane dalla riunione, quando, dopo diverse pratiche concluse con successo, vi metterete a cercare gli appunti qual è l'ultimo posto in cui andrete a guardare?

Ve lo dico io: quel maledetto cartolaio, per quella stramaledetta volta in cui avrete deciso di essere ordinati! E li troverete per caso, presi dallo sconforto, dopo un'intera mattinata di infruttuose ricerche in cui vi torneranno in mente le parole del collega che vi esorta sempre a non accumulare tante carte sulla scrivania. Li recupererete solo perché avendo perso fin troppo tempo avrete deciso di prendere in mano le carte di lavoro della pratica e cercare di ricordarvi cosa vi era stato affidato.
E quando li ritroverete, ve l'assicuro, dopo il sollievo di riaverli e la rabbia per averli messi in un posto tanto stupido, sarete invasi da un amore ancora più forte verso il vostro archivio posto sulla scrivania in ordine strato-cronologico e di plico-argomento!

domenica 23 gennaio 2011

Il Re dei Furbi

Volevo scrivere di Anna, attribuendo a lei il fastidio che invece mi vede protagonista. Voleva forse essere una delicatezza nei confronti di una persona che non conosco e che non la merita, facendo passare l'oggetto di questo post per invenzione e quasi astraendo tutti i casi di furboni che per il proprio tornaconto danneggiano, seppur in piccola parte, gli altri. Coloro che si appropriano della Res Publica in misura maggiore del necessario, quelli che pur avendo un reddito di tutto rispetto chiedono le agevolazioni per i libri scolastici dei figli dichiarando meno di quanto percepiscono effettivamente, quelli che arraffano più che possono per paura di rimenere senza.
Senza cosa?
Mi sembrano il gatto che avevamo a casa dei miei una decina di anni fa, che mangiava allo sfinimento per paura di dover nuovamente affrontare i rigidi inverni da randagio, senza cibo e senza calore. Romeo, arrivato dai miei già adulto, si riempiva la bocca talmente tanto da non riuscire a masticare, sicché pezzetti di croccantini schizzavano fuori dalle sue fauci fameliche in tutte le direzioni.
Ebbene, nella mia stessa via abita un uomo (lo chiameremo per comodità "Il Re dei Furbi") che possiede due macchine, una cinquecento vecchia e malmessa ed una piccola utilitaria che usa normalmente per gli spostamenti. E la cinquecento? La cinquecento sacalda la poltrona.
Ora, bisogna premettere che cercare parcheggio intorno a casa mia, in pieno centro città, è piuttosto difficile e talvolta richiede anche mezz'ora di giri e ricerche. Sarà per questo motivo che il Re dei Furbi utilizza la sua cinquecento come segnaposto, parcheggiandola in maniera da occupare più spazio possibile; credo che abbia impiegato anni a cercare il giusto modo di ingombrare, ed ora ne è davvero diventato un maestro: ieri ho assistito all'intera manovra di parcheggio combinato.
Partiamo dall'inizio: c'era una peugeut parcheggiata davanti alla sua cinquecento, la quale a sua volta era stata abilmente sistemata davanti alla piccola utilitaria; dietro quest'ultima un pacheggio per invalidi. La manovra ha richiesto 20 minuti e 4 passaggi: dapprima, notando che la peugeot aveva lasciato libero il parcheggio ha spostato in avanti la cinquecento per riuscire a tirar fuori l'utilitaria; dopodiché ha portato quest'ultima al posto della peugeot. Compiuta questa difficile manovra, che gli ha preso circa 5 minuti, ha spostato indietro la cinquecento, portandola ad un metro abbondante dalla linea gialla del parcheggio per invalidi, per essere certo di non venitr chiuso da un altro automobilista. Già così aveva occupato abbastanza spazio, ma evidentemente non tutto quello di cui sentiva il bisogno, tra la cinqueceto e l'utilitaria, infatti, c'era ancora abbastanza posto per una smart o per un'altra piccola auto: la cosa deve essergli sembrata pericolosa, così ha portato indieto l'utilitaria. La manovra è stata lunga non tanto per la sua incapacità, quanto per l'attesa che trascorreva tra un passaggio e l'altro. Uscendo da una delle due auto si guardava attorno circospetto, cosciente della scorrettezza del suo gesto.
A questo punto il Re dei Furbi aveva un metro e mezzo abbondante davanti al'utilitaria, altrettanto spazio tra quest'ultima e la cinquecento, e ben più di un metro dietro la cinquecento, prima della linea gialla. Aveva occupato con due macchine piccole lo spazio di tre.
Immaginate di assistere ad una scena simile, e di sapere che chiunque cerchi parcheggio in zona sarà stato privato della possibilità di tornare a casa dalla sua famiglia, o dal suo cane, o dal suo gatto, o semplicemente dal suo divano, in tempi umani. Fa rabbia vero? Specialmente pensando che, vista la sistematicità del comportamento, quel qualcuno potreste essere anche voi.
Il parcheggio in realtà è poca cosa; non mi sto lamentando di questo signore in particolare, ma piuttosto di un modo di fare fin troppo diffuso, di cui abbiamo eminenti esempi da anni ormai. Del resto, se l'Italia e la nostra società stanno volgendo al peggio è anche perché si tollera un po' troppo il comportamento incivile (anzi, anti-civile), egoistico e soprattutto stupido di gente come il Re dei Furbi.

giovedì 20 gennaio 2011

Haiku

Negli occhi gialli
del mio gatto ciccione
è primavera.

Non so cosa mi sia preso in questo periodo, ma sento di esprimere il mio mondo ad Haiku; mi sembra come se stessi fotografando un'emozione, e la cosa mi fa stare bene.

venerdì 14 gennaio 2011