giovedì 30 giugno 2011

Cronache di una giovane coppia allo sbaraglio - nessuna pietà!

La prima volta ti adegui, la seconda ti accorgi che è troppo tardi, la terza ti fai valere. 
Il primo danno l'ha fatto l'elettricista, che doveva solo spostare qualche presa, sbagliando le altezze; ha dovuto rifare il lavoro ed oltre ad un ritardo nella consegna, ci ha persino messo in conto il tempo perso a causa sua, oltre ad una buona mezz'ora impiegata ad aiutare mio marito a mettere a posto una porta dopo essersi offerto lui stesso di farlo. Abbiamo taciuto perché è amico di mio suocero ma se fosse stato uno qualunque non l'avremmo fatto. 
Il secondo danno è arrivato dall'idraulico, che ha predisposto male uno scarico; non ce ne siamo accorti subito, però, perché al momento non avevamo il lavabo da installare. Il motivo per tacere è stato il troppo tempo passato.
Il terzo danno l'abbiamo fatto noi, ma ci siamo fatti valere! 
Mi spiego. Avevamo appena finito di far posare la resina della cucina che, per esigenze di arredamento, copre solo una porzione della parete, ossia una fascia dietro il banco di lavoro. Si vede quindi lo stacco tra parete bianca e resina grigia. All'epoca dovevamo ancora ridipingere le pareti circostanti la resina; seguendo le raccomandazioni del posatore siamo andati in un negozio della città specializzato in bricolage e fai-da-te ed abbiamo chiesto "Uno scotch a bassa aderenza adatto ad essere usato sulla resina."
"Tranquilli!" ha detto il commesso "Anche noi posiamo resina, quindi so cosa darvi. Ecco qui!" porgendoci un nastro adesivo verde. 
Concluso il lavoro di pitturazione, fieri e trepidanti come chi attende la nascita di un pargolo, abbiamo rimosso il telo protettivo fissato con lo scotch per vedere il risultato, e...VERDE! Tutto il bordo su cui avevamo applicato il nastro adesivo aveva preso un color "zucchina dimenticata in frigo da mesi". 
La prima mossa è stata quella di chiamare l'esperto per ottenere lumi: il posatore ci ha assicurato che aspettando il tempo che ci aveva indicato (e noi avevamo atteso) quel danno non si sarebbe mai dovuto presentare. Ha provato ad eliminare lo sporco con un detergente apposito, persino con un acido, ma senza alcun risultato. Non c'erano alternative: andava rifatto tutto!
La resina, per chi non lo sapesse, è piuttosto cara perché il lavoro di posa è lungo e laborioso e viene eseguito con prodotti costosi; per contro, i pregi per sceglierla al posto delle piastrelle sono almeno tre: 
  • il primo è un fattore estetico, dovuto all'assenza di fughe ed alla piacevolezza al tatto; oltretutto è facilmente personalizzabile, perché viene posata un po' come una vernice: si possono fare forme, colori, finiture a piacere;
  • il secondo è pratico, infatti la resina è impermeabile;
  • il terzo è igienico, perché la resina può essere lavata con qualunque detergente ed è resistente agli acidi; inoltre non è porosa, quindi non assorbe lo sporco.
L'unico vero momento di vulnerabilità della resina è quello in cui si asciuga; alla fine di questo processo la resina è resistente e pronta all'utilizzo, ma sta ancora facendo evaporare alcuni componenti aggressivi. Per questo ci sono scotch appositi, delicatissimi e incolori in modo da non intaccarla quando questa sta ancora evaporando. 
Ma noi, ovviamente, non potevamo saperlo. 
Ricevuto questo chiarimento dal posatore della resina, siamo andati a chiedere spiegazioni presso il negozio che ci ha venduto il nastro adesivo; lì i commessi hanno fatto muro: come da manuale hanno cominciato dando la colpa a noi, poi hanno dato la colpa al nastro adesivo. Abbiamo chiesto di poter parlare con il titolare, ma magicamente era assente ogni volta che telefonavamo o che passavamo di là. 
Il commesso che ci ha venduto lo scotch ha addirittura organizzato un incontro con il rappresentante della ditta produttrice, il quale ci ha garantito che i test di laboratorio hanno provato che quel determinato scotch è inattaccabile da qualsiasi tipo di solvente. Ha persino simulato una telefonata col reparto ricerca e sviluppo della società: il rappresentante camminava per il negozio cercando di allontanarsi da noi due che, implacabili, lo seguivamo in modo da sentire cosa diceva. Tutta la conversazione era poco credibile. 
Intanto erano passati 10 giorni e del titolare nessuna notizia. Dopo l'ennesima telefonata infruttuosa mi sono risoluta ad utilizzare il metodo "chihuahua": ho fatto una visura camerale presso la Camera di Commercio, per risalire al nome ed all'indirizzo dell'amministratore. Ho scritto una lettera da mandare per raccomandata, ma prima ho fatto un tentativo più meschino: ho cercato l'amministratore su Facebook, e l'ho trovato! 
Gli ho scritto del problema, senza accusare nessuno, ma lamentandomi del fatto che, avendo chiesto numerose volte di avere a che fare con il titolare del negozio, i commessi non avessero dato alcuna disponibilità. Nell'arco della giornata mi ha risposto, abbiamo parlato per telefono ed abbiamo fissato un incontro per valutare il danno.
Tali commessi, tale amministratore, il quale ha cercato di lasciare che la cosa si protraesse nel tempo, magari sperando che ci stufassimo, ma come ogni bravo cane isterico di piccola taglia, una volta morsi i calcagni non ho più mollato!
Siamo stati pienamente risarciti.



Dimenticavo: il commesso che ha cercato di insabbiare la storia, rischiando di causare al negozio una tremenda perdita di immagine, è stato licenziato.

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