martedì 26 luglio 2011

Cronache di una giovane coppia allo sbaraglio - acciaio (non) professionale

Come al solito noi due non possiamo fare le cose come tutti: perché comprare una cucina con un normalissimo piano in laminato? E, volendo scegliere qualcosa di speciale, perché accontentarsi della pietra? Semplice: il laminato si rovinerebbe in pochissimo tempo con l'uso che facciamo noi della cucina; in pochi mesi avremmo fatto virare il colore lavorando direttamente sul piano, si sarebbe scottato perché non sempre abbiamo un poggiapentola a portata di mano e sarebbe pieno di tagli perché qualcuno in casa nostra ha la mania di tagliare direttamente sul piano di lavoro. Deformazione professionale, suppongo.
Ma allora, cos'ha la pietra che non va? I pori: la pietra è tendenzialmente porosa, quindi, tagli e scottature a parte, si rovinerebbe tanto quanto il laminato.
Ci rimanevano due possibilità. In commercio ci sono dei bellissimi piani in pasta di quarzo che riproducono fedelmente l'effetto di un piano in marmo, donando un'estetica pregiata alla cucina, ma che non sono porosi quanto la pietra vera e propria; hanno un'ottima valenza tecnica perché non assorbono odori, colori e batteri; insomma, sono belli e igienici. La seconda ipotesi era il piano di lavoro in acciaio: non poroso, estremamente tecnico e funzionale. Dava la possibilità di non avere giunture tra piano di lavoro e piano cottura, niente siliconature attorno al lavello: tutto saldato, igienico e pulito alla vista. Tutti i parenti, chiaramente, ce l'hanno sconsigliato perché l'acciaio si graffia facilmente in superficie e perde quell'aspetto immacolato che per molta gente è il motivo principale per inserirlo.
Noi, ovviamente, abbiamo scelto proprio l'acciaio.
La raccolta di preventivi è cominciata a dicembre, girando di negozio in negozio per vagliare offerte e professionalità dei vari posti, e si è interrotta a marzo, quando abbiamo firmato il contratto d'acquisto per la cucina comprensiva di mobili e piano in acciaio.
Il progetto era ambizioso: cucina ad angolo, piano acciaio in pezzo unico con lavello e piano cottura saldati direttamente sulla superficie del piano, salvagoccia e schienaletto. Detta così sembra facile, ma non lo è, infatti ben presto sono cominciati i problemi. 
Non tralascio di dire come la casa che aveva accettato di realizzarlo alle condizioni elencate e ad un determinato prezzo si è tirata indietro, lasciandoci come unica possibilità un altro produttore più costoso, che non avrebbe però inserito il salvagoccia. Quest'ultimo accessorio, però, era rinunciabilissimo, mentre non lo era la possibilità di avere il piano ad L realizzato in pezzo unico invece di due piani separati ed affiancati. Così ci siamo affidati a quest'altra casa produttrice, pieni di speanze ed aspettative.
La cucina sarebbe dovuta arrivare in maggio assieme al primo ipotetico piano, ma, a causa del contrattempo iniziale, l'arrivo del bancone in acciaio è stato posticipato a giugno; ben presto abbiamo notato che giugno stava passando ed il piano non era ancora in vista. A luglio abbiamo chiamato il negozio che, porgendo mille scuse, ci ha fatto sapere che la cucina sarebbe stata completata solo a settembre a causa delle ferie estive; noi volevamo traslocare, visto che tutto il resto era agibile.
Il colpo da maestri è stato quello di ottenere un pianale in laminato provvisorio con cui sopravvivere durante l'estate; devo dire che, pur essendo stato montato al contrario e pur non coprendo l'intera L, è stato un fedele compagno fino a quando abbiamo ricevuto la telefonata che ci avvisava dell'arrivo del piano.
Eravamo entrambi a casa a metà settembre, quando il camion delle consegne ha scaricato nel nostro appartamento due scatoloni, grandi e dall'aspetto pesantissimo.
"Come si salda il banco?" Ho chiesto io, ingenua, notando che era in due pezzi.
"Non si salda, si affianca!" Ha risposto il capo operaio.
Non è difficile indovinare la nostra reazione: con garbo abbiamo chiamato il negozio e hanno riportato tutto indietro; tempo un paio d'ore e abbiamo ricevuto la telefonata del direttore commerciale per l'Italia. Questi ci ha offerto uno sconto del 70% se avessimo tenuto l'ultimo bancone arrivato, ma abbiamo rifiutato: a parte il risultato estetico per nulla soddisfacente, c'erano due impedimenti tecnici non indifferenti. Innanzi tutto l'affiancatura dei due pezzi era stata posizionata proprio accanto al lavello, dove sarebbe potuta filtrare dell'acqua sporcando la fessura e rovinando i mobili sottostanti. In secondo luogo lo schienaletto era stato fatto erroneamente alto 14 cm, ed andava a coprire le prese di corrente poste appena a 10 cm dalla superficie del piano di lavoro.
Era metà ottobre quando è finalmente arrivato quello che avevamo ordinato. Io non ci credevo e continuavo a controllare che non ci fossero errori: eppure era tuto a posto, era un unico pezzo, delle giuste dimensioni; lo schienaletto era alto 4 cm, come l'avevamo ordinato; i comandi del fornello erano frontali, il piano cottura ed il lavello erano saldati. Insomma, uno spettacolo!
Abbiamo salutato e ringraziato il piano provvisorio in laminato montato al contrario per l'ottimo servizio.
Io ero già tornata al lavoro quando il direttore commerciale è arrivato a casa nostra per controllare che tutto fosse a posto; al telefono Matteo doveva averlo talmente intimidito che da quel momento si era fatto sentire per ogni novità ed aveva seguito la faccenda con un tale interesse da garantire la soddisfazione del cliente. Matteo stava leggendo le istruzioni del fornello, vestito con i jeans ed una maglia e voltava la schiena alla porta della cucina; quando il direttore commerciale, un uomo sulla cinquantina dall'aspetto distinto, è arrivato ha salutato gli operai ed il proprietario del negozio dando loro del lei, ed ha distratatmente accennato un "ciao" a Matteo, scambiandolo per un garzone o qualcosa di simile.
Pagherei per tornare indietro nel tempo e guardare dall'esterno l'espressione esterrefatta di quest'uomo quando si è accorto che proprio il ragazzo che aveva salutato senza il minimo rispetto era lo stesso con cui aveva avuto a che fare; il suo sguardo tradiva tutta la sua vergogna per essersi fatto intimidire da un ragazzo di 25 anni.

Tutto è bene quel che finisce bene: noi abbiamo ottenuto la nostra splendida cucina e, nonostante gli errori, ci affideremmo di nuovo al negozio in cui l'abbiamo acquistata per la cura con cui ci hanno seguiti, per la professionalità nella progettazione e per l'ottimo rapporto qualità/prezzo che abbiamo trovato.
Quanto al piano d'acciaio, credo che nella prossima cucina ripeteremo l'espermento: la comodità e la pulizia di un materiale così tecnico e dell'assenza di fessure e pertugi in cui lo sporco può infilarsi è quanto di meglio potessi immaginare; certo, è molto costoso, si graffia con faclità e rimangono le improntine delle mani e, nel nostro caso, delle zampette dei gatti che nottetempo si divertono a infrangere i divieti, ma i graffi diventano parte della bellezza dell'acciaio usato e le impronte si cancellano con una passata di spugna.

lunedì 25 luglio 2011

L'aria condizionata, maledizione moderna

Da dietro lo schermo del computer Anna guardò con rabbia uno dei colleghi. Fuori non c'erano nemmeno 20 gradi ed il sole non batteva sui vetri delle finestre, eppure lui aveva acceso l'aria condizionata. Un polpaccio della rossa si contrasse in un crampo causato dalle forti raffiche di aria fredda che il condizionatore soffiava proprio nella sua direzione. Velocità 2, 23 gradi. Il collega era in maniche corte e custodiva il telecomando come i cani dei cartoni proteggono il loro osso. Anna indossava una maglia a maniche lunghe ed un golf sopra, i jeans e la sciarpa, e si era già alzata una volta per impostare una temperatura leggermente maggiore ed abbassare la potenza delle ventole. Pochi minuti dopo i bip del telecomando e l'espressione soddisfatta del collega le avevano fatto capire che la situazione era tornata esattamente come prima.
"Scusa Andrea, ma io ho freddo." disse ad un certo punto, alzandosi dalla sedia e dirigendosi verso la scrivania di quest'ultimo per cambiare impostazioni. Lui la fissò con odio.
Anna lo sapeva: stava per iniziare una guerra di logoramento che avrebbe vinto lui.
Quel tirocinio la stava uccidendo. Si trovava in una stanza con altri quattro impiegati molto chiassosi ed accaldati. Inoltre, con la scusa del sole e dei computer, l'aria condizionata veniva gestita sempre dallo stesso elemento che, quando poteva, manteneva la temperatura costante di 22 gradi. Solo da poco la giovane stagista aveva cominciato a chiedere un clima più mite.
"Insomma" spiegava "In inverno si tengono 22 gradi sul termosifone e abbiamo addosso i maglioni; in estate ci spariamo aria fredda a 22 gradi e siamo in canottiera. Solo io noto qualcosa di illogico in tutto questo?"
Di solito Andrea la guardava senza dire nulla, ma con profondo risentimento. Gli altri sembravano darle ragione, ma non si facevano sentire.
C'era Rocco, addetto alle paghe ed all'archivio, che le si avvicinava e, senza farsi sentire da Andrea, le diceva che fosse stato per lui non avrebbero nemmeno acceso l'aria condizionata. "Codardo" pensava lei, ben sapendo che quelle parole servivano solo per provarci: Rocco, infatti, non parlava con Anna, ma con il seno di quest'ultima, specialmente quando lei indossava una maglietta scollata oppure una camicia che lasciava intravvedere qualcosa.
Meno spiacevole ma più imprevedibile era Lavinia, la lamentosa dell'ufficio, per la quale l'aria condizionata era un pretesto per infastidire gli altri, sia che fosse troppo calda, sia troppo fredda. La stessa temperatura le andava bene solo a giorni alterni, così non si riuscivano mai a trovare un accordo.
L'ultima, forse la più insopportabile per Anna, era Serena: prossima alla pensione, viveva con lo scialle invernale sulle spalle, salvo poi lamentarsi del caldo. In quel momento, infatti, aveva consigliato ad Anna di portare in ufficio uno "scialletto di lana, che ti tiene caldo la cervicale" chiedendo subito dopo di abbassare la temperatura.
Insomma, era sola e senza alleati. Avrebbe potuto parlarne con il capo, ben sapendo delle manie ecologiche di quest'ultimo, ma oltre all'antipatia che Andrea provava nei suoi confronti, si sarebbe attirata addosso anche quella degli altri per averli scavalcati. Inoltre non avrebbe fatto una gran figura nemmeno con il capo: si sarebbe dimostrata debole ed incapace di interagire con i colleghi.
C'era una sola cosa da fare per sopravvivere.
Quella sera tornò a casa, prese la scala in alluminio dal ripostiglio, e, frugando tra i cambi di stagione, coinvolse sua madre nella ricerca di uno scialle di lana.

domenica 24 luglio 2011

Amore Vero

La sera prima aveva bevuto un paio di bicchieri di troppo, il che significava un paio di bicchieri in totale, vista la sua capacità di reggere l'alcol. Riccardo l'aveva portata in un ristorante in città, carino e molto costoso: avevano mangiato bene e le portate erano state accompagnate da ottimo vino che aveva reso Anna allegra e spensierata prima dell'arrivo del dessert. Aveva voluto pagare lui il conto, cosa che per Anna era un'assoluta novità, perché con Walter si divideva sempre, quelle rare volte che uscivano, anche durante la convivenza. 
Dal ristorante si erano mossi a piedi fino al lungomare, dove si erano seduti a terra per chiacchierare ascoltando lo sciabordio delle onde. Durante la cena avevano parlato in continuazione, ma seduti lì sul molo il silenzio veniva interrotto solo dai passi della gente dietro di loro. Anna amava il silenzio ma in quel momento era irrequieta: Riccardo si stava forse annoiando? Cosa sarebbe accaduto dopo? Come avrebbero rotto il silenzio per decidere di tornare a casa?
Ripensando a tutto questo sorrise imbarazzata. Poi si spaventò: che razza di figura aveva fatto? Si guardò attorno, circospetta, per cercare tracce di altri passaggi: faceva così con tutte? Quante? La stanza era piccola ed ordinata, ci stavano appena il letto, un comodino ed un grande armadio che occupava tutta la parete alla sua sinistra. Un'ampia finestra ammantata sulla parete a destra faceva entrare abbastanza luce da svegliare Anna senza farle capire che ora fosse. Non c'erano vestiti in giro, eccetto gli stessi che avevano gettato a terra quella notte; l'unico elemento di disturbo in quella camera semplice era la panca per addominali lasciata aperta e appoggiata contro il muro, di fronte al letto. 
"Questo è matto!" pensò lei alla sola idea di fare addominali a tempo perso. Si alzò cercando di non fare rumore, mentre lui sembrava non accorgersi nemmeno della sua presenza; cercò il bagno, e ne ispezionò l'igiene. Ad un primo sguardo le si strinse il cuore e si sentì tremendamente stupida per essere caduta nella rete: lui doveva sicuramente aver programmato di portarla a letto, altrimenti non si sarebbe spiegato come il bagno di un single potesse essere così pulito! Poi controllò meglio. Un solo spazzolino da denti, un tubetto di dentifricio quasi finito, dopobarba e rasoio abbandonati sul lavandino e peli! Peli della barba, una barba appena rasata, nel piattino porta sapone, nel bicchiere dello spazzolino, nella fessura tra il lavandino ed il muro, sull'asciugamano appallottolato e per terra. Sospirò di sollievo, ma quella sensazione durò poco. 
Era comunque andata a letto con un ragazzo al primo appuntamento. Lui, ovviamente, non l'avrebbe più chiamata. Eppure quella notte era sembrato tutto così normale: da un bacio che si erano dati era scattata una scintilla che li aveva fatti volare verso la macchina, e da lì fino a casa di Riccardo. Salendo la terza rampa di scale lui l'aveva guardata con terrore: 
"Anna, non ho preservativi!" 
Erano stati zitti entrambi, guardando i gradini sotto i loro piedi, poi lei, timidamente, aveva sussurrato: 
"Distributore automatico?" 
Così, illuminati da quelle possibilità erano risaliti in auto ed avevano cercato un distributore funzionante in giro per la città. 50 minuti dopo Riccardo stava aprendo la porta dell'appartamento.
Anna vagò fino all'open space in cui una cucina ad isola fatta su misura per qualcuno che doveva cucinare solo per sé stesso guardava un salotto abbastanza grande da contenere un tavolo rotondo per sei persone con quattro sedie che aveva visto su alcune riviste che sua mamma comprava con il quotidiano, una libreria senza soprammobili ed un divano ad angolo in pelle marrone consumata dall'uso, davanti al quale c'era un tavolino basso su cui Anna distinse vari aloni di bicchieri e piatti. Sul tavolo rotondo, con il piano in cristallo ed un piedistallo centrale in un materiale non identificabile ma lucido e dall'aspetto pregiato, c'erano due buste della banca, ma Anna non vi fece caso. 
Rimase in piedi in quella stanza sconosciuta a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare. Erano le 11, e fortunatamente aveva mandato un messaggio ai suoi per avvisare che non sarebbe tornata a dormire a casa. Aveva detto, però, di essere rimasta da Liz. Tornò in camera da letto, e vide che Riccardo si era già svegliato e, seduto con la schiena contro la testiera del letto, la guardava rimanere in piedi sulla porta. Si vergognò per essere andata a curiosare in giro. 
"Buongiorno bellissima!" la salutò lui con un sorriso, mentre si alzava nudo dal letto. Anna distolse lo sguardo. Lei, almeno aveva una maglietta di Riccardo addosso, e la tirò giù cercando di coprirsi il più possibile. 
"Colazione?" urlò lui, chiudendo dietro di sé la porta del bagno, da cui uscì pochi istanti dopo con addosso una tuta nera di due taglie più grande di lui. 
"Era meglio nudo." pensò Anna, guardandolo perplessa; lui si squadrò e ricambiò lo sguardo. 
"Sto comodo." cercò di giustificarsi. 
Abbracciandola la portò in cucina, una cucina asettica, con mobili palesemente IKEA e un banco in acciaio di tutt'altra fattura, troppo lucido per essere quello di un single; forse, pensò Anna, c'era lo zampino della mamma. Si soffermò stupita ad ammirare la parete attrezzata dietro l'sola, notando una quantità di forni che ritenne imbarazzante. Cinque. 
Riccardo si era già messo ai fornelli, e le aveva affidato due tazze che lei andò a mettere prontamente sul bel tavolo di cristallo. 
"Non usi tovagliette?" chiese sedendosi. 
Sentendo il rumore delle tazze e della sedia che si spostava, Riccardo alzò gli occhi dalla padella e con voce tremante dalla paura le urlò un "Non lì!" che la fece alzare di scatto, ancora più spaventata di lui. 
"Si rovina..." spiegò imbarazzato, dopo l'urlo disumano. "Mi sono costati un occhio, non li uso mai." 
Anna rimase interdetta. "E dove mangi?"
"Sul divano."
"Ah, mi pare logico." ribattè, dando un'occhiata alle due buste della banca, mentre prendeva le tazze per spostarle. Una risata limpida riempì la stanza.
"Però è carino," cominciò ridendo "che la banca mandi lettere a questo 'Amore Vero'!" 
Lui la guardò infastidito, ed arrossì ferocemente. Lei capì di aver detto qualcosa di sbagliato. 
"Scusa, ma mi ha fatto ridere. La banca...Amore Vero...vabbè, lasciamo perdere. Ma certo che chiamarsi 'Amore' è strano. Con un cognome come il tuo, poi... Chi è, tuo papà?"
"No. Sono io." rispose lui seccamente, portando un piatto colmo di omelettes sul tavolino davanti al divano. 
Anna rimase immobile dov'era, frastornata. 
"Ci sono ragazze che ucciderebbero per trovare l'Amore Vero in carne ed ossa." disse poi, abbracciandolo. 
Rilassati si sedettero vicini, fecero colazione e venne subito sera.


mercoledì 20 luglio 2011

Cambio pelle



"Che schifo!" Con due dita Anna sta tirando un lembo di pelle morta che si stacca dalla fronte senza opporre resistenza. L'ustione della settimana prima sta producendo i suoi peggiori effetti.
"Sono come un serpente.." geme, sull'orlo di una crisi di pianto. A questo punto, il vestito a fiori che si intona tanto bene coi suoi capelli e che le fa quel vitino invidiabile è decisamente fuori questione: troppo scollato e senza maniche.
Afferra il telefono, compone il numero, riaggancia. Si guarda allo specchio, riprende il telefono, lo posa nuovamente. Si guarda, guarda il vestito e sente le lacrime montare negli occhi come un'inondazione. Digita un numero; non è quello che voleva, ma le sarà utile.
"Sì? No, Lucrezia, non ti metto su il film che poi, tanto, non lo guardi."
"Liz! Mi sto squamando, faccio schifo!" Anna sta per scoppiare a piangere.
"Esagerata. Lucrezia! Cosa ti ho detto?"
"Sono tutta pezzata sulle tette e sulle spalle! E in faccia sono tutta una pellicina!" Risponde lei con una punta di indiglnazione; Liz ha sminuito il suo dramma, e lei si è offesa.
"E che te ne frega, passerà!" Sempre tranquilla, Liz sembra aver ammaestrato la piccola Lucrezia.
"Ma stasera devo uscire con LUI..." piagnucola Anna, cercando di evidenziare la gravità della cosa.
"Vi farete quattro risate."
"Gli farò schifo, mi faccio schifo da sola, farò schifo anche a lui e non vorrà più uscire con me..."
"E verrà l'asteroide nel 2012 e moriremo tutti!" la prende in giro l'amica, Anna ride.
"Nel 2012 c'è la profezia Maya, l'asteroide è nel 2036...aggiornati! Ecco, sapevo di poter contare su di te. Non ho niente da mettere, però, mi si vedono le squame."
"Metti il vestito a fiori con una stola, tanto sei freddolosa, quindi ti servirà qualcosa per coprirti." Ecco. Anna  è completamente rilassata e felice di aver resistito all'impulso di telefonare al suo cavaliere per disdire l'appuntamento.
"Ok, vado a farmi lo scrub in faccia, e la cosa sul seno non è poi così evidente."
"Ciao, divrtiti. E scopa!"
"Liz!" Ma Liz ha già riattaccato, lasciando Anna ad arrossire scandalizzata. Poi, però, un sorriso malizioso le compare sul viso, mentre si passa con foga la crema esfoliante sulla fronte.

Anna traballa sui tacchi altissimi, non per inesperienza, ma per l'emozione. Walter non la voleva con le scarpe alte, perché riteneva che i tacchi, come il trucco, fossero una menzogna. "Sei così bella al naturale, perché devi farti diversa?" Dopo essersi lasciati, però, Anna aveva pensato che lui avesse solo paura di apparire più basso di lei.
Per la prima volta dopo anni, non solo provava l'ebbrezza di un primo appuntamento, ma poteva farsi bella per un ragazzo che, sperava, avrebbe apprezzato.L'aveva conosciuto ad una festa di laurea, quando, stanca dell'atmosfera forzatamente allegra, era uscita in giardino a prendere un po' d'aria. Non c'era nessuno, tranne un ragazzo piuttosto alto che trasportava una grande cassa nera. Aveva salito i gradini del portico con molta attenzione e si era diretto verso l'ingresso della cucina. La porta era chiusa, così lui aveva provato ad abbassare la maniglia col gomito e spingere, senza riuscirci. Anna si chiedeva se intervenire ed aiutarlo oppure no, ma senza venire a capo: l'espressione seria del ragazzo l'aveva intimidita e lei si era sentita come un'adolescente davanti al più figo della classe. Lui si era guardato attorno cercando qualcosa:
"Scusa, mi apriresti la porta, per piacere?"
Anna era avvampata dalla vergogna per non aver agito prima, e senza fiatare aveva eseguito. Il ragazzo era entrato ed aveva fermato la porta con un piede, mentre la rossa tornava nell'ombra. La porta si era chiusa ed il ragazzo era nuovamente uscito.
"Tu non vieni?" Le chiese indicando la soglia illuminata.
"Dove?" Anna si era immediatamente pentita di aver fatto una domanda così stupida.
"Dentro, c'è la torta." lo aveva detto con un tono leggermente ammiccante, ed Anna, per riscattarsi dalla figuraccia di pochi minuti prima, aveva deciso di stare al gioco.
"E allora non posso proprio rimanermene qua fuori! Con cos'è la torta?" Quando si parla di cibo con Anna si tocca il suo punto debole: aveva l'acquolina in bocca e già provava una fortissima simpatia verso quel ragazzo che assecondava la sua golosità nonostante non gli avesse aperto la porta subito.
"Con la frutta." questa risposta le aveva spezzato il cuore, bloccandola a metà del portico.
"Ma a me la frutta non piace!" Aveva protestato, sgranando gli occhi verdi e fissando il ragazzo con uno sguardo carico di delusione. Lui l'aveva osservata come si guarda un bambino e aveva riso.
"Neanche a me, ma coraggio, sotto la frutta c'è la crema e quella è commestibile!"
Anna si era vergognata della propria reazione e aveva seguito il ragazzo in cucina; aveva scoperto che la torta l'aveva fatta lui, pasticciere figlio di pasticcieri, che si chiamava Riccardo e che la torta era proprio bella. Avevano parlato brevemente del sistema universitario e del mondo del lavoro, del neo-dottore amico di entrambi e dell'esagerazione di quella festa di laurea che sembrava più un matrimonio; poi qualcuno era arrivato a reclamare la torta e, senza che le venisse chiesto, lo aveva aiutato a distribuire i piatti; come al solito, aveva detto lui, gli amici gli lasciavano l'ingrato compito di distruggere la propria creazione. A fine serata si erano scambiati i numeri di telefono e la cosa non era stata per nulla imbarazzante, al contrario, ad Anna era sembrata del tutto naturale; così si erano dati appuntamento per uscire una sera. Entrambi erano tornati a casa con un sorriso che andava da un'orecchia all'altra.
Prima di scendere l'ultima rampa di scale Anna estrae uno specchio pieghevole dalla borsetta e si esamina viso e petto: l'emergenza squame sembra rientrata e c'è solo qualche pellicina sulle tempie, così si dirige verso il portone; ha lo stomaco in subbuglio e le tremano le mani, terrorizzata dall'idea di non piacergli e senza ricordare, purtroppo, quanto si fosse sentita a proprio agio la sera in cui l'aveva conosciuto, e del modo in cui si erano capiti e coordinati senza bisogno di parlare.
Lo vede, sorride, lui sorride di rimando, le apre la portiera, sale in macchina e accende il motore.
"Dove andiamo?"

sabato 16 luglio 2011

Idee e speranze per un matrimonio



Petali verdi: 
un delicato abbraccio 
veste la sposa.


Come un rubino,
una gemma preziosa,
la sposa brilla.


Non la rugiada
del mattino felice
nei nostri occhi.


Ridono tutti
il gran caldo non frena
gli ospiti allegri.


Anni d'attesa
ora re nel castello
la chiama moglie.


lunedì 11 luglio 2011

La spiaggia è una possibilità, l'ombra un lusso, il cocco un business!

È luglio e nonostante il suo abitare in una città della costa Adriatica, Anna non è ancora stata al mare.
Ritrovo teorico con gli amici ore 8.00 ma nella pratica 8.30, fila in statale ed arrivo a destinazione dopo circa 90 minuti invece dei normali 50.
Anna, rossa con carnagione di un bianco cadaverico, si presenta armata di crema protezione "50 + speciale bambini" ed ombrellone da single. Prevedendo una giornata distruttiva al sole gli amici hanno cominciato a lanciare occhiate cariche di concupiscenza all'ombrellone azzurro con disegni di conchiglie e stelle marine, concludendo che comunque sarebbe stato troppo piccolo e basso per salvare dalla calura delle ore centrali tutti e sette. Così, votando all'unanimità, si decide di prendere a noleggio un ombrellone con lettini ed aggiungere il modesto ma prezioso contenuto del suo.
Non manca nessuno: ci sono Sebastiano e Sofia, Elena e Mauro, Tommaso e la sua ragazza, Valeria, che Anna non aveva conosciuto prima. Anna si sente spaesata, ma succede così quando si gira solo con amici in coppia.
"Poco male" pensa "Quando loro staranno in acqua a fare le coppiette io rimarrò all'ombra a leggere." Ha con sé un romanzo iniziato da poco, ma tanto avvincente da non risucire a staccare gli occhi dalle pagine. "Ecco, io faccio coppia con il libro." Si consola, posando la borsa sulla sabbia calda e dirigendo i lavori di interramento dell'ombrellone secondario.
Non avevano però considerato che l'ombra è un lusso: in poco tempo, infatti, è intervenuto il Servizio di Sorveglianza della spiaggia, che li ha redarguiti con gran cortesia, facendo loro sapere che piantare ombrelloni vicino a quelli a noleggio è vietato. Anche molto vicino. Anche se non disturba nessuno. L'ombra si deve pagare!
La prima ora in acqua risulta del tutto innocua per la sua candida pelle arstocratica, e quando torna agli asciugamani si caccia nel posto più riparato dell'accampamento, sentendosi un vampiro, anche se ormai è abituata a temere i raggi solari. Il resto del tempo Anna rimane all'ombra, immersa nella lettura e felice di non essere di peso agli amici come "settimo incomodo" mentre loro si alternano tra mare ed ombrellone. Solo Valeria, temeraria, non gode dell'ombra nemmeno per mangiare.
La lettura di Anna è piacevolmente interrotta di quando in quando dalle chiacchiere del gruppo, che ad un certo punto comincia a disquisire sui prezzi applicati dagli strilloni "Coccobello" che affollano i litorali turistici; si parla di costi, margini, si fanno congetture e proiezioni, ma il vero e proprio prezzo di vendita rimane un mistero. È allora che Tommaso, con naturalezza ed una faccia tosta che poteva essere scambiata per ingenuità, ferma uno dei venditori, chiedendone il prezzo:
"Scusa, quanto costa?"
"La fetta 2 euro, 5 euro la coppetta grande."
"Ah, grazie." e si rimette a chiacchierare con gli altri.
"Allora cosa prendi?" Chiede il venditore.
"Niente."
"Ma come, allora perché mi hai fermato?" Il ragazzo si sta alterando, senza capire.
"Così, ero solo cusioso..." la tranquillità e l'infantile spontaneità di Tommaso zittiscono il venditore, che si allontana mesto ed infastidito, mentre gli altri ridono e continuano la propria discussione potendo inserire nel break-even in via di definizione dati più certi.
Una cosa però è indiscutibile: tra il prezzo e l'igiene Anna non acquisterà mai il cocco in spiaggia: pochi minuti prima, in fila per la toilette, aveva visto lo stesso ragazzo fermato da Tommaso uscire dal gabinetto senza lavarsi le mani, darsi una bella passata sul corpo con la maglietta per asciugare il sudore e riprendere il proprio giro, offrendo cocco a tutte le persone in fila per il bagno. Com'era prevedibile, non l'aveva preso nessuno.
Quando Anna torna a casa sono già le 21; la pelle è ustionata, brucia e prude, sebbene la rossa sia rimasta in ritiro tutto il pomeriggio, impedendo ai raggi solari di abbattersi con vioelnza sul decolletè e sulle spalle, protetti dalla crema per bambini. I suoi genitori sono in vacanza al mare, e con loro tutte le creme e le lozioni necessarie ad alleviare le scottature; prendendo la macchina, Anna va alla ricerca di una farmacia con orario notturno.

venerdì 8 luglio 2011

La bourguignonne

Quando ero bambina andavo matta per il formaggio, ed una sera mamma e papà mi dissero che saremmo andati a cena da amici per mangiare la fonduta. L'ho attesa per tutto il tragitto, aspettandomi quei pezzettini di pane intinti nel formaggio filante, ma alla fine mi sono trovata davanti a ciotole piene di carne. A me la carne non piaceva. Credo di aver tenuto il muso tutta la sera dopo aver scoperto che del formaggio non avrei visto nemmeno la crosta!
Ieri invece, dopo anni ed anni da quell'evento, ho atteso la bourguignonne con l'acquolina in bocca. Il set ce l'ha regalato per il matrimonio mia nonna, ed il vassoio girevole per le salsine una cugina di mio papà, così, avendo a cena entrambe, abbiamo sfoderato l'apparecchiatura nuova. Matteo era molto scettico, io pure, ma cercavo di non darlo a vedere.
Abbiamo acquistato tre carni: petto di pollo, lonza di maiale e roast beef di manzo irlandese e li abbiamo tagliati a pezzettini di circa 2,5 cm per lato; sono rimasti a marinare nel vino rosso con erbe varie, aglio e un po' di aceto per due ore, per poi essere sgocciolati e messi a tavola in ciotoline.
Avevo programmato di tornare a casa dal lavoro al solito orario, due ore prima dell'arrivo delle ospiti, e preparare le salse; tutto era perfetto...credevo. 
Invece lui era lì, ai fornelli! A mia insaputa i ruoli si sono invertiti e quindi io sono stata declassata da "chef" a "sguattera": ebbene sì, lui cucinava ed io pulivo.  
Cucinava le salse di cui IO avevo trovato le ricette, perdendo ore del MIO tempo libero già esiguo. Insomma, si è messo a preparare le MIE salse, ed io pulivo quello che lui sporcava. Ammetto, è venuto tutto benissimo e non ha sporcato più del necessario, ma la volete mettere la soddisfazione di portare a termine qualcosa di già cominciato? Del resto quando si mette in cucina è bravo, mio malgrado, perché non posso rinfacciargli (quasi) mai che se avessi cucinato io sarebbe stato più buono.
A me ha lasciato solo le salse antipatiche, ossia quella alla rucola e quella al curry. 
Comunque, le salse che abbiamo (ha) preparato e che sono andate per la maggiore sono la salsa barbecue e la salsa ai funghi. 

Salsa barbecue:
1/2 cipolla tritata finemente;
4 cucchiai di zucchero;
1/2 bicchiere di pomodoro, preferibilmente passata o passata grossa;
3 cucchiai di aceto forte;
1 cucchiaio di salsa worcester;
una noce di burro;
sale.

Rosolare la cipolla con il burro facendola appassire appena; aggiungere lo zucchero e mescolare finché si scioglie senza caramellare; mettere gli altri ingredienti e cuocere a fuoco vivo 5 minuti. Se avete usato pomodoro in pezzi o passata grossa date giusto una passata con il frullatore per amalgamare. 
Queste dosi hanno una resa bassissima, e a mio avviso bastano sì e no per due persone.

Salsa ai funghi:
35 cl di vino bianco;
35 gr di funghi champignon;
panna da cucina circa 50 gr;
1/2 cipolla;
2 scalogni;
timo, alloro.

Far cuocere il vino fino a ridurlo della metà, per poi aggiungere gli altri ingredienti; lasciar andare ancora per cuocere i funghi, poi frullare con la panna.
Anche di questa secondo me vanno ben che aumentate le dosi, almeno raddoppiate per 4 persone.

Salsa alla senape di Digione:
Questa è una salsa con cui barare alla grande: avete presente lo scaffale delle salse in vasetto al supermercato? Basta prendere un vasetto di salsa Dijonnaise, quella con i grani di senape a vista ed un vasetto di senape di Digione (entrambe della Maille) e mescolarle, fino ad ottenere un sapore a piacere. 
Io mi sentivo falsa a mettere in tavola una salsa preparata con così poco sforzo, ma è piaciuta molto. Brava Maille!

Salsa alla rucola
Non so dire quanta rucola serva, non ho guardato il peso, ma ne va parecchia. Considerate che io ho usato 3 o 4 manciate di rucola; 
Olio q.b., sale, parmigiano grattuggiato (un pugno, o anche di più) ed un uovo sodo.

Il procedimento è semplicissimo, perché basta frullare la rucola, aggiungere l'olio e continuare a frullare; aggiungere il parmigiano, l'uovo ed il sale, frullando ancora per amalgamare. Deve venire dalla consistenza cremosa ma l'aspetto non deve essere liscio. 

Salsa al curry:
1/2 cipolla;
un vasetto di yogurt bianco;
un cucchiaino abbondante di curry;
1/2 cucchiaino di zenzero;
1 punta di cucchiaino di cannella;
1 punta di cucchiaino di cumino;
una noce di burro.

Tritare la cipolla e farla appassire con il burro e le spezie, per poi aggiungere allo yogurt e mescolare.

Salsa al pepe verde:
1 scalogno;
una noce di burro;
1 cucc. di olio;
1 cucc. vino bianco;
1 cucc, vino bianco;
50 gr di panna; 

Soffriggere lo scalogno con il burro e l'olio; sfumare con il vino bianco ed aggiungere il pepe tritato e lasciato a rinvenire una notte in acqua; frullare con la panna. 

Ah, questi mariti! Che facciano o non facciano, non ci va bene comunque!