domenica 24 luglio 2011

Amore Vero

La sera prima aveva bevuto un paio di bicchieri di troppo, il che significava un paio di bicchieri in totale, vista la sua capacità di reggere l'alcol. Riccardo l'aveva portata in un ristorante in città, carino e molto costoso: avevano mangiato bene e le portate erano state accompagnate da ottimo vino che aveva reso Anna allegra e spensierata prima dell'arrivo del dessert. Aveva voluto pagare lui il conto, cosa che per Anna era un'assoluta novità, perché con Walter si divideva sempre, quelle rare volte che uscivano, anche durante la convivenza. 
Dal ristorante si erano mossi a piedi fino al lungomare, dove si erano seduti a terra per chiacchierare ascoltando lo sciabordio delle onde. Durante la cena avevano parlato in continuazione, ma seduti lì sul molo il silenzio veniva interrotto solo dai passi della gente dietro di loro. Anna amava il silenzio ma in quel momento era irrequieta: Riccardo si stava forse annoiando? Cosa sarebbe accaduto dopo? Come avrebbero rotto il silenzio per decidere di tornare a casa?
Ripensando a tutto questo sorrise imbarazzata. Poi si spaventò: che razza di figura aveva fatto? Si guardò attorno, circospetta, per cercare tracce di altri passaggi: faceva così con tutte? Quante? La stanza era piccola ed ordinata, ci stavano appena il letto, un comodino ed un grande armadio che occupava tutta la parete alla sua sinistra. Un'ampia finestra ammantata sulla parete a destra faceva entrare abbastanza luce da svegliare Anna senza farle capire che ora fosse. Non c'erano vestiti in giro, eccetto gli stessi che avevano gettato a terra quella notte; l'unico elemento di disturbo in quella camera semplice era la panca per addominali lasciata aperta e appoggiata contro il muro, di fronte al letto. 
"Questo è matto!" pensò lei alla sola idea di fare addominali a tempo perso. Si alzò cercando di non fare rumore, mentre lui sembrava non accorgersi nemmeno della sua presenza; cercò il bagno, e ne ispezionò l'igiene. Ad un primo sguardo le si strinse il cuore e si sentì tremendamente stupida per essere caduta nella rete: lui doveva sicuramente aver programmato di portarla a letto, altrimenti non si sarebbe spiegato come il bagno di un single potesse essere così pulito! Poi controllò meglio. Un solo spazzolino da denti, un tubetto di dentifricio quasi finito, dopobarba e rasoio abbandonati sul lavandino e peli! Peli della barba, una barba appena rasata, nel piattino porta sapone, nel bicchiere dello spazzolino, nella fessura tra il lavandino ed il muro, sull'asciugamano appallottolato e per terra. Sospirò di sollievo, ma quella sensazione durò poco. 
Era comunque andata a letto con un ragazzo al primo appuntamento. Lui, ovviamente, non l'avrebbe più chiamata. Eppure quella notte era sembrato tutto così normale: da un bacio che si erano dati era scattata una scintilla che li aveva fatti volare verso la macchina, e da lì fino a casa di Riccardo. Salendo la terza rampa di scale lui l'aveva guardata con terrore: 
"Anna, non ho preservativi!" 
Erano stati zitti entrambi, guardando i gradini sotto i loro piedi, poi lei, timidamente, aveva sussurrato: 
"Distributore automatico?" 
Così, illuminati da quelle possibilità erano risaliti in auto ed avevano cercato un distributore funzionante in giro per la città. 50 minuti dopo Riccardo stava aprendo la porta dell'appartamento.
Anna vagò fino all'open space in cui una cucina ad isola fatta su misura per qualcuno che doveva cucinare solo per sé stesso guardava un salotto abbastanza grande da contenere un tavolo rotondo per sei persone con quattro sedie che aveva visto su alcune riviste che sua mamma comprava con il quotidiano, una libreria senza soprammobili ed un divano ad angolo in pelle marrone consumata dall'uso, davanti al quale c'era un tavolino basso su cui Anna distinse vari aloni di bicchieri e piatti. Sul tavolo rotondo, con il piano in cristallo ed un piedistallo centrale in un materiale non identificabile ma lucido e dall'aspetto pregiato, c'erano due buste della banca, ma Anna non vi fece caso. 
Rimase in piedi in quella stanza sconosciuta a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare. Erano le 11, e fortunatamente aveva mandato un messaggio ai suoi per avvisare che non sarebbe tornata a dormire a casa. Aveva detto, però, di essere rimasta da Liz. Tornò in camera da letto, e vide che Riccardo si era già svegliato e, seduto con la schiena contro la testiera del letto, la guardava rimanere in piedi sulla porta. Si vergognò per essere andata a curiosare in giro. 
"Buongiorno bellissima!" la salutò lui con un sorriso, mentre si alzava nudo dal letto. Anna distolse lo sguardo. Lei, almeno aveva una maglietta di Riccardo addosso, e la tirò giù cercando di coprirsi il più possibile. 
"Colazione?" urlò lui, chiudendo dietro di sé la porta del bagno, da cui uscì pochi istanti dopo con addosso una tuta nera di due taglie più grande di lui. 
"Era meglio nudo." pensò Anna, guardandolo perplessa; lui si squadrò e ricambiò lo sguardo. 
"Sto comodo." cercò di giustificarsi. 
Abbracciandola la portò in cucina, una cucina asettica, con mobili palesemente IKEA e un banco in acciaio di tutt'altra fattura, troppo lucido per essere quello di un single; forse, pensò Anna, c'era lo zampino della mamma. Si soffermò stupita ad ammirare la parete attrezzata dietro l'sola, notando una quantità di forni che ritenne imbarazzante. Cinque. 
Riccardo si era già messo ai fornelli, e le aveva affidato due tazze che lei andò a mettere prontamente sul bel tavolo di cristallo. 
"Non usi tovagliette?" chiese sedendosi. 
Sentendo il rumore delle tazze e della sedia che si spostava, Riccardo alzò gli occhi dalla padella e con voce tremante dalla paura le urlò un "Non lì!" che la fece alzare di scatto, ancora più spaventata di lui. 
"Si rovina..." spiegò imbarazzato, dopo l'urlo disumano. "Mi sono costati un occhio, non li uso mai." 
Anna rimase interdetta. "E dove mangi?"
"Sul divano."
"Ah, mi pare logico." ribattè, dando un'occhiata alle due buste della banca, mentre prendeva le tazze per spostarle. Una risata limpida riempì la stanza.
"Però è carino," cominciò ridendo "che la banca mandi lettere a questo 'Amore Vero'!" 
Lui la guardò infastidito, ed arrossì ferocemente. Lei capì di aver detto qualcosa di sbagliato. 
"Scusa, ma mi ha fatto ridere. La banca...Amore Vero...vabbè, lasciamo perdere. Ma certo che chiamarsi 'Amore' è strano. Con un cognome come il tuo, poi... Chi è, tuo papà?"
"No. Sono io." rispose lui seccamente, portando un piatto colmo di omelettes sul tavolino davanti al divano. 
Anna rimase immobile dov'era, frastornata. 
"Ci sono ragazze che ucciderebbero per trovare l'Amore Vero in carne ed ossa." disse poi, abbracciandolo. 
Rilassati si sedettero vicini, fecero colazione e venne subito sera.


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