mercoledì 20 luglio 2011

Cambio pelle



"Che schifo!" Con due dita Anna sta tirando un lembo di pelle morta che si stacca dalla fronte senza opporre resistenza. L'ustione della settimana prima sta producendo i suoi peggiori effetti.
"Sono come un serpente.." geme, sull'orlo di una crisi di pianto. A questo punto, il vestito a fiori che si intona tanto bene coi suoi capelli e che le fa quel vitino invidiabile è decisamente fuori questione: troppo scollato e senza maniche.
Afferra il telefono, compone il numero, riaggancia. Si guarda allo specchio, riprende il telefono, lo posa nuovamente. Si guarda, guarda il vestito e sente le lacrime montare negli occhi come un'inondazione. Digita un numero; non è quello che voleva, ma le sarà utile.
"Sì? No, Lucrezia, non ti metto su il film che poi, tanto, non lo guardi."
"Liz! Mi sto squamando, faccio schifo!" Anna sta per scoppiare a piangere.
"Esagerata. Lucrezia! Cosa ti ho detto?"
"Sono tutta pezzata sulle tette e sulle spalle! E in faccia sono tutta una pellicina!" Risponde lei con una punta di indiglnazione; Liz ha sminuito il suo dramma, e lei si è offesa.
"E che te ne frega, passerà!" Sempre tranquilla, Liz sembra aver ammaestrato la piccola Lucrezia.
"Ma stasera devo uscire con LUI..." piagnucola Anna, cercando di evidenziare la gravità della cosa.
"Vi farete quattro risate."
"Gli farò schifo, mi faccio schifo da sola, farò schifo anche a lui e non vorrà più uscire con me..."
"E verrà l'asteroide nel 2012 e moriremo tutti!" la prende in giro l'amica, Anna ride.
"Nel 2012 c'è la profezia Maya, l'asteroide è nel 2036...aggiornati! Ecco, sapevo di poter contare su di te. Non ho niente da mettere, però, mi si vedono le squame."
"Metti il vestito a fiori con una stola, tanto sei freddolosa, quindi ti servirà qualcosa per coprirti." Ecco. Anna  è completamente rilassata e felice di aver resistito all'impulso di telefonare al suo cavaliere per disdire l'appuntamento.
"Ok, vado a farmi lo scrub in faccia, e la cosa sul seno non è poi così evidente."
"Ciao, divrtiti. E scopa!"
"Liz!" Ma Liz ha già riattaccato, lasciando Anna ad arrossire scandalizzata. Poi, però, un sorriso malizioso le compare sul viso, mentre si passa con foga la crema esfoliante sulla fronte.

Anna traballa sui tacchi altissimi, non per inesperienza, ma per l'emozione. Walter non la voleva con le scarpe alte, perché riteneva che i tacchi, come il trucco, fossero una menzogna. "Sei così bella al naturale, perché devi farti diversa?" Dopo essersi lasciati, però, Anna aveva pensato che lui avesse solo paura di apparire più basso di lei.
Per la prima volta dopo anni, non solo provava l'ebbrezza di un primo appuntamento, ma poteva farsi bella per un ragazzo che, sperava, avrebbe apprezzato.L'aveva conosciuto ad una festa di laurea, quando, stanca dell'atmosfera forzatamente allegra, era uscita in giardino a prendere un po' d'aria. Non c'era nessuno, tranne un ragazzo piuttosto alto che trasportava una grande cassa nera. Aveva salito i gradini del portico con molta attenzione e si era diretto verso l'ingresso della cucina. La porta era chiusa, così lui aveva provato ad abbassare la maniglia col gomito e spingere, senza riuscirci. Anna si chiedeva se intervenire ed aiutarlo oppure no, ma senza venire a capo: l'espressione seria del ragazzo l'aveva intimidita e lei si era sentita come un'adolescente davanti al più figo della classe. Lui si era guardato attorno cercando qualcosa:
"Scusa, mi apriresti la porta, per piacere?"
Anna era avvampata dalla vergogna per non aver agito prima, e senza fiatare aveva eseguito. Il ragazzo era entrato ed aveva fermato la porta con un piede, mentre la rossa tornava nell'ombra. La porta si era chiusa ed il ragazzo era nuovamente uscito.
"Tu non vieni?" Le chiese indicando la soglia illuminata.
"Dove?" Anna si era immediatamente pentita di aver fatto una domanda così stupida.
"Dentro, c'è la torta." lo aveva detto con un tono leggermente ammiccante, ed Anna, per riscattarsi dalla figuraccia di pochi minuti prima, aveva deciso di stare al gioco.
"E allora non posso proprio rimanermene qua fuori! Con cos'è la torta?" Quando si parla di cibo con Anna si tocca il suo punto debole: aveva l'acquolina in bocca e già provava una fortissima simpatia verso quel ragazzo che assecondava la sua golosità nonostante non gli avesse aperto la porta subito.
"Con la frutta." questa risposta le aveva spezzato il cuore, bloccandola a metà del portico.
"Ma a me la frutta non piace!" Aveva protestato, sgranando gli occhi verdi e fissando il ragazzo con uno sguardo carico di delusione. Lui l'aveva osservata come si guarda un bambino e aveva riso.
"Neanche a me, ma coraggio, sotto la frutta c'è la crema e quella è commestibile!"
Anna si era vergognata della propria reazione e aveva seguito il ragazzo in cucina; aveva scoperto che la torta l'aveva fatta lui, pasticciere figlio di pasticcieri, che si chiamava Riccardo e che la torta era proprio bella. Avevano parlato brevemente del sistema universitario e del mondo del lavoro, del neo-dottore amico di entrambi e dell'esagerazione di quella festa di laurea che sembrava più un matrimonio; poi qualcuno era arrivato a reclamare la torta e, senza che le venisse chiesto, lo aveva aiutato a distribuire i piatti; come al solito, aveva detto lui, gli amici gli lasciavano l'ingrato compito di distruggere la propria creazione. A fine serata si erano scambiati i numeri di telefono e la cosa non era stata per nulla imbarazzante, al contrario, ad Anna era sembrata del tutto naturale; così si erano dati appuntamento per uscire una sera. Entrambi erano tornati a casa con un sorriso che andava da un'orecchia all'altra.
Prima di scendere l'ultima rampa di scale Anna estrae uno specchio pieghevole dalla borsetta e si esamina viso e petto: l'emergenza squame sembra rientrata e c'è solo qualche pellicina sulle tempie, così si dirige verso il portone; ha lo stomaco in subbuglio e le tremano le mani, terrorizzata dall'idea di non piacergli e senza ricordare, purtroppo, quanto si fosse sentita a proprio agio la sera in cui l'aveva conosciuto, e del modo in cui si erano capiti e coordinati senza bisogno di parlare.
Lo vede, sorride, lui sorride di rimando, le apre la portiera, sale in macchina e accende il motore.
"Dove andiamo?"

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