martedì 26 luglio 2011

Cronache di una giovane coppia allo sbaraglio - acciaio (non) professionale

Come al solito noi due non possiamo fare le cose come tutti: perché comprare una cucina con un normalissimo piano in laminato? E, volendo scegliere qualcosa di speciale, perché accontentarsi della pietra? Semplice: il laminato si rovinerebbe in pochissimo tempo con l'uso che facciamo noi della cucina; in pochi mesi avremmo fatto virare il colore lavorando direttamente sul piano, si sarebbe scottato perché non sempre abbiamo un poggiapentola a portata di mano e sarebbe pieno di tagli perché qualcuno in casa nostra ha la mania di tagliare direttamente sul piano di lavoro. Deformazione professionale, suppongo.
Ma allora, cos'ha la pietra che non va? I pori: la pietra è tendenzialmente porosa, quindi, tagli e scottature a parte, si rovinerebbe tanto quanto il laminato.
Ci rimanevano due possibilità. In commercio ci sono dei bellissimi piani in pasta di quarzo che riproducono fedelmente l'effetto di un piano in marmo, donando un'estetica pregiata alla cucina, ma che non sono porosi quanto la pietra vera e propria; hanno un'ottima valenza tecnica perché non assorbono odori, colori e batteri; insomma, sono belli e igienici. La seconda ipotesi era il piano di lavoro in acciaio: non poroso, estremamente tecnico e funzionale. Dava la possibilità di non avere giunture tra piano di lavoro e piano cottura, niente siliconature attorno al lavello: tutto saldato, igienico e pulito alla vista. Tutti i parenti, chiaramente, ce l'hanno sconsigliato perché l'acciaio si graffia facilmente in superficie e perde quell'aspetto immacolato che per molta gente è il motivo principale per inserirlo.
Noi, ovviamente, abbiamo scelto proprio l'acciaio.
La raccolta di preventivi è cominciata a dicembre, girando di negozio in negozio per vagliare offerte e professionalità dei vari posti, e si è interrotta a marzo, quando abbiamo firmato il contratto d'acquisto per la cucina comprensiva di mobili e piano in acciaio.
Il progetto era ambizioso: cucina ad angolo, piano acciaio in pezzo unico con lavello e piano cottura saldati direttamente sulla superficie del piano, salvagoccia e schienaletto. Detta così sembra facile, ma non lo è, infatti ben presto sono cominciati i problemi. 
Non tralascio di dire come la casa che aveva accettato di realizzarlo alle condizioni elencate e ad un determinato prezzo si è tirata indietro, lasciandoci come unica possibilità un altro produttore più costoso, che non avrebbe però inserito il salvagoccia. Quest'ultimo accessorio, però, era rinunciabilissimo, mentre non lo era la possibilità di avere il piano ad L realizzato in pezzo unico invece di due piani separati ed affiancati. Così ci siamo affidati a quest'altra casa produttrice, pieni di speanze ed aspettative.
La cucina sarebbe dovuta arrivare in maggio assieme al primo ipotetico piano, ma, a causa del contrattempo iniziale, l'arrivo del bancone in acciaio è stato posticipato a giugno; ben presto abbiamo notato che giugno stava passando ed il piano non era ancora in vista. A luglio abbiamo chiamato il negozio che, porgendo mille scuse, ci ha fatto sapere che la cucina sarebbe stata completata solo a settembre a causa delle ferie estive; noi volevamo traslocare, visto che tutto il resto era agibile.
Il colpo da maestri è stato quello di ottenere un pianale in laminato provvisorio con cui sopravvivere durante l'estate; devo dire che, pur essendo stato montato al contrario e pur non coprendo l'intera L, è stato un fedele compagno fino a quando abbiamo ricevuto la telefonata che ci avvisava dell'arrivo del piano.
Eravamo entrambi a casa a metà settembre, quando il camion delle consegne ha scaricato nel nostro appartamento due scatoloni, grandi e dall'aspetto pesantissimo.
"Come si salda il banco?" Ho chiesto io, ingenua, notando che era in due pezzi.
"Non si salda, si affianca!" Ha risposto il capo operaio.
Non è difficile indovinare la nostra reazione: con garbo abbiamo chiamato il negozio e hanno riportato tutto indietro; tempo un paio d'ore e abbiamo ricevuto la telefonata del direttore commerciale per l'Italia. Questi ci ha offerto uno sconto del 70% se avessimo tenuto l'ultimo bancone arrivato, ma abbiamo rifiutato: a parte il risultato estetico per nulla soddisfacente, c'erano due impedimenti tecnici non indifferenti. Innanzi tutto l'affiancatura dei due pezzi era stata posizionata proprio accanto al lavello, dove sarebbe potuta filtrare dell'acqua sporcando la fessura e rovinando i mobili sottostanti. In secondo luogo lo schienaletto era stato fatto erroneamente alto 14 cm, ed andava a coprire le prese di corrente poste appena a 10 cm dalla superficie del piano di lavoro.
Era metà ottobre quando è finalmente arrivato quello che avevamo ordinato. Io non ci credevo e continuavo a controllare che non ci fossero errori: eppure era tuto a posto, era un unico pezzo, delle giuste dimensioni; lo schienaletto era alto 4 cm, come l'avevamo ordinato; i comandi del fornello erano frontali, il piano cottura ed il lavello erano saldati. Insomma, uno spettacolo!
Abbiamo salutato e ringraziato il piano provvisorio in laminato montato al contrario per l'ottimo servizio.
Io ero già tornata al lavoro quando il direttore commerciale è arrivato a casa nostra per controllare che tutto fosse a posto; al telefono Matteo doveva averlo talmente intimidito che da quel momento si era fatto sentire per ogni novità ed aveva seguito la faccenda con un tale interesse da garantire la soddisfazione del cliente. Matteo stava leggendo le istruzioni del fornello, vestito con i jeans ed una maglia e voltava la schiena alla porta della cucina; quando il direttore commerciale, un uomo sulla cinquantina dall'aspetto distinto, è arrivato ha salutato gli operai ed il proprietario del negozio dando loro del lei, ed ha distratatmente accennato un "ciao" a Matteo, scambiandolo per un garzone o qualcosa di simile.
Pagherei per tornare indietro nel tempo e guardare dall'esterno l'espressione esterrefatta di quest'uomo quando si è accorto che proprio il ragazzo che aveva salutato senza il minimo rispetto era lo stesso con cui aveva avuto a che fare; il suo sguardo tradiva tutta la sua vergogna per essersi fatto intimidire da un ragazzo di 25 anni.

Tutto è bene quel che finisce bene: noi abbiamo ottenuto la nostra splendida cucina e, nonostante gli errori, ci affideremmo di nuovo al negozio in cui l'abbiamo acquistata per la cura con cui ci hanno seguiti, per la professionalità nella progettazione e per l'ottimo rapporto qualità/prezzo che abbiamo trovato.
Quanto al piano d'acciaio, credo che nella prossima cucina ripeteremo l'espermento: la comodità e la pulizia di un materiale così tecnico e dell'assenza di fessure e pertugi in cui lo sporco può infilarsi è quanto di meglio potessi immaginare; certo, è molto costoso, si graffia con faclità e rimangono le improntine delle mani e, nel nostro caso, delle zampette dei gatti che nottetempo si divertono a infrangere i divieti, ma i graffi diventano parte della bellezza dell'acciaio usato e le impronte si cancellano con una passata di spugna.

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