lunedì 25 luglio 2011

L'aria condizionata, maledizione moderna

Da dietro lo schermo del computer Anna guardò con rabbia uno dei colleghi. Fuori non c'erano nemmeno 20 gradi ed il sole non batteva sui vetri delle finestre, eppure lui aveva acceso l'aria condizionata. Un polpaccio della rossa si contrasse in un crampo causato dalle forti raffiche di aria fredda che il condizionatore soffiava proprio nella sua direzione. Velocità 2, 23 gradi. Il collega era in maniche corte e custodiva il telecomando come i cani dei cartoni proteggono il loro osso. Anna indossava una maglia a maniche lunghe ed un golf sopra, i jeans e la sciarpa, e si era già alzata una volta per impostare una temperatura leggermente maggiore ed abbassare la potenza delle ventole. Pochi minuti dopo i bip del telecomando e l'espressione soddisfatta del collega le avevano fatto capire che la situazione era tornata esattamente come prima.
"Scusa Andrea, ma io ho freddo." disse ad un certo punto, alzandosi dalla sedia e dirigendosi verso la scrivania di quest'ultimo per cambiare impostazioni. Lui la fissò con odio.
Anna lo sapeva: stava per iniziare una guerra di logoramento che avrebbe vinto lui.
Quel tirocinio la stava uccidendo. Si trovava in una stanza con altri quattro impiegati molto chiassosi ed accaldati. Inoltre, con la scusa del sole e dei computer, l'aria condizionata veniva gestita sempre dallo stesso elemento che, quando poteva, manteneva la temperatura costante di 22 gradi. Solo da poco la giovane stagista aveva cominciato a chiedere un clima più mite.
"Insomma" spiegava "In inverno si tengono 22 gradi sul termosifone e abbiamo addosso i maglioni; in estate ci spariamo aria fredda a 22 gradi e siamo in canottiera. Solo io noto qualcosa di illogico in tutto questo?"
Di solito Andrea la guardava senza dire nulla, ma con profondo risentimento. Gli altri sembravano darle ragione, ma non si facevano sentire.
C'era Rocco, addetto alle paghe ed all'archivio, che le si avvicinava e, senza farsi sentire da Andrea, le diceva che fosse stato per lui non avrebbero nemmeno acceso l'aria condizionata. "Codardo" pensava lei, ben sapendo che quelle parole servivano solo per provarci: Rocco, infatti, non parlava con Anna, ma con il seno di quest'ultima, specialmente quando lei indossava una maglietta scollata oppure una camicia che lasciava intravvedere qualcosa.
Meno spiacevole ma più imprevedibile era Lavinia, la lamentosa dell'ufficio, per la quale l'aria condizionata era un pretesto per infastidire gli altri, sia che fosse troppo calda, sia troppo fredda. La stessa temperatura le andava bene solo a giorni alterni, così non si riuscivano mai a trovare un accordo.
L'ultima, forse la più insopportabile per Anna, era Serena: prossima alla pensione, viveva con lo scialle invernale sulle spalle, salvo poi lamentarsi del caldo. In quel momento, infatti, aveva consigliato ad Anna di portare in ufficio uno "scialletto di lana, che ti tiene caldo la cervicale" chiedendo subito dopo di abbassare la temperatura.
Insomma, era sola e senza alleati. Avrebbe potuto parlarne con il capo, ben sapendo delle manie ecologiche di quest'ultimo, ma oltre all'antipatia che Andrea provava nei suoi confronti, si sarebbe attirata addosso anche quella degli altri per averli scavalcati. Inoltre non avrebbe fatto una gran figura nemmeno con il capo: si sarebbe dimostrata debole ed incapace di interagire con i colleghi.
C'era una sola cosa da fare per sopravvivere.
Quella sera tornò a casa, prese la scala in alluminio dal ripostiglio, e, frugando tra i cambi di stagione, coinvolse sua madre nella ricerca di uno scialle di lana.

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