domenica 14 agosto 2011

Finalmente a casa

Un camioncino mentre sei in corsia di sorpasso, e perdi l'uscita dell'autostrada. Non è grave, allunga il viaggio, che quando sei in ritardo per la cena con i parenti non è il massimo; tuttavia ti offre una visuale differente della stessa strada che magari hai fatto più e più volte in senso opposto, quando dovevi raggiungere altre mete. 
Io quella strada non l'avevo mai fatta in quel senso di marcia; tanto meno l'avevo percorsa con il tramonto alle spalle. 
In quel momento, la rabbia per essere così in ritardo a causa di quello stupido errore è passata, perché mi sono sentita a casa. 
Casa. La laguna. L' acqua rifletteva alla perfezione le canne illuminate dall'arancio infuocato del tramonto alla nostra destra, e sopra la laguna un cielo con il suo tramonto appena pastello mostrava una luna bianca e delicata. A sinistra, invece, la campagna era illuminata di taglio, di un verde dorato e con un contrasto tra zone d'ombra e zone illuminate che ricordava Caravaggio. Sullo sfondo, poi, si stagliavano le montagne, viola. 
Ho respirato a fondo il profumo della laguna. 


sabato 13 agosto 2011

La blogger timida

C'è poco da fare, non potrei mai andare a vendere polizze assicurative o aspirapolvere porta a porta!
Negli ultimi giorni ho deciso di fare un po' di pubblicità a Quaderno Pubblico; le idee ci sarebbero e le avrei pure messe in pratica. Ho creato il Qr code, che, non so perché, mi piace tanto, ho dato vita alla pagina di facebook, a cui tutti possono mettere "mi piace", ed ho creato un account email solo per il blog. 
Ma qui subentra l'ostacolo: non ho avvisato nessuno di queste mie iniziative. Ho troppo riguardo, paura di disturbare. 
Ma ora sono in ferie, ed il primo buon proposito per questi quattro giorni è vincere la mia timidezza. Vediamo alcune tattiche possibili: 
  • scampanellare all'appartamento di fronte, promuovendo il mio blog con un sorrisone a 32 denti, ignorando il fatto che l'inquilina sia una vecchia di circa 80 anni che forse non sa nemmeno cos'è internet;
  • farmi recapitare un kit del perfetto pubblicitario ACME, con il rischio di finire come Will Coyote;
  • imbrattare i muri della città con il link, salvo poi ricevere una valanga di denunce e richieste di danni;
  • andare a disturbare le coppiette che amoreggiano in spiaggia, specialmente la sera tardi, e fargli sapere che sul mio blog si parla anche di vita di coppia; sempre che dopo mi rimanga, la vita...
  • spendere tutto il budget stanziato per le vacanze in gadget tipo matite, spillette, orologi da muro, cappellini, calendari 2012, t-shirt, felpe, berrettini e sciarpe in pile e andare a distribuirle tra i bagnanti gridando "Bloggebbello", tirandomi addosso le ire dei vacanzieri e la vendetta della cosca dei "Coccobbello". 
Oppure potrei semplicemente condividere su facebook la pagina creata di recente con tutti gli amici e piazzare il Qr code in punti strategici sul web. 


Ecco, per l'appunto. 

martedì 9 agosto 2011

L'ape regina


Ieri sera, in città,  ho visto un comportamento che mi ha ricordato una festa a cui ho partecipato un paio di mesi fa. C'era molta gente, ed io conoscevo solo poche persone, quindi mi divertivo ad osservare gli altri in attesa di essere presentati o di presentarmi autonomamente. 
La persona che ho osservato di più in assoluto era una donna incinta, di un paio d'anni più vecchia di me; sarà stata al sesto mese e aveva sul volto un'espressione fiera e calma. Quando è arrivata camminava lentamente e con altrettanta indolenza, ed oserei aggiungere anche con un po' di teatralità, si è adagiata su una poltroncina con braccioli, strategicamente posizionata in mezzo della sala. Suo marito è rimasto in piedi dietro la sedia, le mani posate ora sullo schienale, ora sulle spalle della moglie. Lei osservava le altre donne con alterigia, seduta sul trono con fare imperioso, mentre il marito le girava attorno e le procurava tutto quello che lei chiedeva. Se avessi visto un solo sorriso rivolto al marito che le porgeva da bere o un flebile "Grazie" quando lui, prontamente, le toglieva il piatto sporco dal grembo, o se l'espressione di lui mi fosse sembrata un po' meno rassegnata, non avrei pensato di aver davanti un'ape regina con il suo fuco.
Quello che mi lascia perplessa è che questa non è stata l'unica "Ape regina" che ho visto; donne che si sentono al centro dell'universo per il solo fatto di attendere un figlio, dimenticando che la gravidanza è quanto di più naturale ci sia e relegando il proprio marito, che dovrebbe essere il compagno di una vita, ad un ruolo gregario.  
Da quando la gravidanza è un merito?

lunedì 8 agosto 2011

Verso le vacanze

Mi aspettano quattro giorni di vacanza da sfruttare al meglio, perché sono gli unici dell'estate. La partenza è prevista per venerdì pomeriggio, con arrivo nella nostra località balneare preferita prima di sera. Preferita non per la posizione, il clima, la movida, la quiete, i locali, il cibo, i paesaggi, il mare, la spiaggia, ma perché totalmente gratis. Saremo ospiti dei miei augusti genitori, ed il vitto sarà, ovviamente, incluso.
La prospettiva potrebbe essere quella di sveglie tardi, mare e sole tutto il giorno, ma abbiamo scoperto che questo tipo di vacanza non fa per noi: non ci emoziona, non ci riposa veramente. I giorni passano senza che ce ne possiamo accorgere e torniamo a casa insoddisfatti e stanchi.
Bisogna muoversi, quindi, vedere luoghi e persone, come abbiamo fatto in viaggio di nozze. Fortunatamente la posizione della base è comoda, quindi potremo girare un po' tutto il veneto; certo, bisogna selezionare, ma i miei occhi mi implorano di portarli a Possagno per vedere i gessi di Canova, e il mio cuore di bambina vuole tornare a Bassano, dove ho passato tante estati, per farla vedere a mio marito. Entrambi, poi, vogliamo vedere Venezia per l'ennesima volta perché è troppo tempo che non ci torniamo e cominciamo a sentirne la mancanza. La terza tappa sarà Vicenza, perché non può mancare. Rimarrà solo un giorno da passare in spiaggia, ma tanto so che andremo altrove. Non so dove, c'è ancora tempo per scegliere. 



martedì 2 agosto 2011

Mio zio


Certe volte passo il tempo digitando il nome dei miei cari su google e vedo che cosa appare. Lo faccio specialmente con quei parenti che sento poco, che vedo ancora meno, e di cui vorrei avere notizie ma che non oso chiamare, per paura di disturbare, per paura di dire fesserie ed apparire stupida.
Ad intervalli irregolari, che possono andare da due a quattro mesi, cerco il nome di mio zio. Lui abita in un'altra città, e fin da bambina lo consideravo un mito. Avevo cinque, sei, sette, otto e nove anni, che me lo ricordo come lo zio bello. Assomigliava a Lucio Battisti, da giovane, costruiva gli aquiloni, aveva la moto e...basta. In realtà il suo vero fascino era la distanza, l'attesa della visita. Veniva a trovarci poche volte, ma quelle volte stava con noi e ci faceva giocare. Poi andava via di nuovo, e non sapevamo quando sarebbe tornato. Quando avevo nove anni si è sposato, e non l'abbiamo visto più, o quasi. Se prima la frequenza era di due volte all'anno, dopo il matrimonio era diventata di una volta ogni due anni, per star larghi. questa assenza ha spezzato il mio cuoricino di bimba adorante, che, chissà perché, riteneva che lo zio, nelle sue rare apparizioni, fosse tutto suo.
Sono passati gli anni, ed il rapporto si è raffreddato. Il desiderio infantile di farmi vedere e conoscere da mio zio tornava a bussare ogni volta che si prospettava la possibilità di incontrarci. Poi c'è stato un episodio particolare: quando ho scelto di lasciare gli studi e cercare lavoro per potermi sposare e comprare casa, lui mi ha scritto delle e-mail, inaspettate e allo stesso tempo odiate. Non mi augurava felicità, ma mi chiedeva di desistere. Mi metteva in guardia contro le difficoltà, i rischi di un errore irrimediabile; mi pareva di sentire mia madre, e questo mi ha fatta arrabbiare. Sono rimasta infuriata per più di un anno per quella discussione virtuale e distante, avvenuta per iscritto, fredda, indecifrabile.
Lui, oltre ad essere lo zio bello, era sempre stato lo zio intraprendente, quello che aveva osato scegliere la propria strada.
Solo in prossimità del mio matrimonio, dopo aver inviato l'invito, sono andata a rileggermi le email, e vi ho visto tenerezza, non supponenza. Consiglio, non critica. Tuttavia non ho potuto fare a meno di constatare come quelle raccomandazioni e quelle paure fossero lontane dalla mia mentalità, e questo non sarebbe accaduto se lui mi avesse conosciuta solo un po'.
Ci sono state due telefonate, poi, in cui mi sembrava di sentire anche da parte sua la voglia di riprendere i contatti, e al matrimonio ho percepito vicini lui e la sua famiglia.
Oggi, però, ho cercato il suo nome con google. Oltre ai soliti portali commerciali che pubblicizzano la sua attività, ho trovato un profilo di facebook; sorgono migliaia di domande.
Non mi ha chiesto l'amicizia, perché? Non vuole? Non osa come non oserei io? Posso chiedergliela io o lo metto davanti ad una scelta imbarazzante? Devo veramente farmi tutte queste domande?
No. Devo solo chiedermi se voglio rendere mio zio parte della mia vita e se voglio che finalmente mi conosca un po'.
Irene va in battaglia.