martedì 2 agosto 2011

Mio zio


Certe volte passo il tempo digitando il nome dei miei cari su google e vedo che cosa appare. Lo faccio specialmente con quei parenti che sento poco, che vedo ancora meno, e di cui vorrei avere notizie ma che non oso chiamare, per paura di disturbare, per paura di dire fesserie ed apparire stupida.
Ad intervalli irregolari, che possono andare da due a quattro mesi, cerco il nome di mio zio. Lui abita in un'altra città, e fin da bambina lo consideravo un mito. Avevo cinque, sei, sette, otto e nove anni, che me lo ricordo come lo zio bello. Assomigliava a Lucio Battisti, da giovane, costruiva gli aquiloni, aveva la moto e...basta. In realtà il suo vero fascino era la distanza, l'attesa della visita. Veniva a trovarci poche volte, ma quelle volte stava con noi e ci faceva giocare. Poi andava via di nuovo, e non sapevamo quando sarebbe tornato. Quando avevo nove anni si è sposato, e non l'abbiamo visto più, o quasi. Se prima la frequenza era di due volte all'anno, dopo il matrimonio era diventata di una volta ogni due anni, per star larghi. questa assenza ha spezzato il mio cuoricino di bimba adorante, che, chissà perché, riteneva che lo zio, nelle sue rare apparizioni, fosse tutto suo.
Sono passati gli anni, ed il rapporto si è raffreddato. Il desiderio infantile di farmi vedere e conoscere da mio zio tornava a bussare ogni volta che si prospettava la possibilità di incontrarci. Poi c'è stato un episodio particolare: quando ho scelto di lasciare gli studi e cercare lavoro per potermi sposare e comprare casa, lui mi ha scritto delle e-mail, inaspettate e allo stesso tempo odiate. Non mi augurava felicità, ma mi chiedeva di desistere. Mi metteva in guardia contro le difficoltà, i rischi di un errore irrimediabile; mi pareva di sentire mia madre, e questo mi ha fatta arrabbiare. Sono rimasta infuriata per più di un anno per quella discussione virtuale e distante, avvenuta per iscritto, fredda, indecifrabile.
Lui, oltre ad essere lo zio bello, era sempre stato lo zio intraprendente, quello che aveva osato scegliere la propria strada.
Solo in prossimità del mio matrimonio, dopo aver inviato l'invito, sono andata a rileggermi le email, e vi ho visto tenerezza, non supponenza. Consiglio, non critica. Tuttavia non ho potuto fare a meno di constatare come quelle raccomandazioni e quelle paure fossero lontane dalla mia mentalità, e questo non sarebbe accaduto se lui mi avesse conosciuta solo un po'.
Ci sono state due telefonate, poi, in cui mi sembrava di sentire anche da parte sua la voglia di riprendere i contatti, e al matrimonio ho percepito vicini lui e la sua famiglia.
Oggi, però, ho cercato il suo nome con google. Oltre ai soliti portali commerciali che pubblicizzano la sua attività, ho trovato un profilo di facebook; sorgono migliaia di domande.
Non mi ha chiesto l'amicizia, perché? Non vuole? Non osa come non oserei io? Posso chiedergliela io o lo metto davanti ad una scelta imbarazzante? Devo veramente farmi tutte queste domande?
No. Devo solo chiedermi se voglio rendere mio zio parte della mia vita e se voglio che finalmente mi conosca un po'.
Irene va in battaglia.