sabato 3 settembre 2011

No kids allowed

Scrivendo l'ultimo post mi è venuta in mente quella tendenza che si sta affermando in Europa e di cui si legge in giro, una tendenza tutta statunitense che io trovo di squisita civiltà: no kids allowed. Bambini non ammessi. 
Non sono mai stata una grande ammiratrice di quegli esserini rosei e cicciottelli, il cui unico pregio è di essere cuccioli, compensato dall'enorme difetto di appartenere al genere umano, ma non sono nemmeno una persona insensibile che vorrebbe vedere il mondo diventare grigio e vecchio. 
Eppure c'è un posto ed un tempo per ogni cosa. Ci sono luoghi ed eventi non adatti ai bambini, i quali, per garantire la tranquillità dei genitori che se li portano dietro, diventano un elemento di disturbo non indifferente per gli altri. 
L'immagine più immediata e forse banale che mi viene in mente è il locale elegante, in cui una coppia, che ha voglia di rilassarsi fuori casa regalandosi cibo di qualità e buon vino, deve fare i conti con i due figli della famigliola seduta al tavolo accanto. I bambini, si sa, non sono perfetti, lato positivo e contemporaneamente negativo della situazione. I bambini vanno accettati ed apprezzati per quello che sono: bestioline felici e piena di vita che partecipano dello stesso caos della natura, della stessa innocenza dei gatti dispettosi e della stessa capacità di amare di un cane, custodendo in sé tutte le migliori potenzialità dell'essere umano. Sono il nostro dolce istinto, e l'educazione genitoriale dovrebbe guidarli verso la razionalità adulta. Il processo però è graduale, e non sempre mamma e papà sanno insegnare ai figli l'autocontrollo. Talvolta è impossibile per motivi di età troppo giovane dei cuccioli, altre per la totale inadeguatezza dei genitori ad assolvere il proprio ruolo. 
Ma cosa dovrebbero fare mamma e papà se il bambino corre e strilla? Insegnargli che non si corre e non si strilla. 
Il bambino allora dovrebbe stare come un soldatino al tavolo di un ristorante non adatto alle sue esigenze? Ovviamente no. 
Bisogna rendesi conto che sarà naturale per un bambino ridere forte quando è felice o alzare la voce quando è arrabbiato, ma d'altro canto bisogna fare i conti con il contesto in cui ci si trova. A mio avviso i genitori hanno il dovere, nei confronti dei propri figli, di scegliere locali adeguati, attrezzati magari con un giardino e dei giochi all'aperto. I miei genitori si sono sempre regolati così, scegliendo ristoranti che non ci costringessero a tavola troppo tempo, perché, si sa,i bambini sia annoiano, e che ci permettessero di andare a sgranchirci le gambe e correre lontano dagli altri avventori.
Ma se mamma e papà non si rendono conto delle esigenze del bambino e lo portano in un locale non adatto? Qui bisogna distinguere tra la doverosa tolleranza e la supina accettazione. Così come abbiamo il dovere di accettare i bambini quando ci troviamo in luoghi adatti ad ospitarli, i loro genitori hanno il dovere di non introdurre bambini in luoghi che non lo sono, e se non ci pensano mamma e papà ci deve pensare l'autorità, ossia il proprietario, il gestore, l'amministratore.
Forse misure di questo tipo porteranno i genitori a riflettere. Forse otterremo solo delle isole quiete in cui ripararci dalla baraonda circostante. 
Intanto io spero che anche la mia città si popoli di simili iniziative; l'importante è non scadere nell'intolleranza.

5 commenti:

Attila ha detto...

Questa e` proprio bellina: sempre piu` locali non permettono l'ingresso ai bambini e di pari passo sempre piu` locali sono aperti agli animali domestici.
Ma c'e` addirittura di meglio: se un animale viene investito, l'investitore che non si fermasse a soccorrerlo rischia condanne penali; se un clandestino viene investito, il medico del pronto soccorso che non lo denunciasse rischierebbe guai con la giustizia.
Di piu`: un atleta a fine carriera si ritrova senza lavoro ne` pensione, un cavallo da corsa a fine carriera ha diritto ad un ricovero a vita!

Ma quanto siamo civili...

Irene ha detto...

Sì, siamo civili, ma non abbastanza. i bambini sono lasciati allo sbando, tanto da diventare un problema, e se si comportano male guai a farlo presente ai loro genitori!
Personalmente trovo stupendo che i locali aprano agli animali domestici, ma, come coi bambini, se non vuoi un cane tra i piedi vai in un locale che non li accetti.
Non esistono e non devono esistere solo locali aperti ai cani; non esistono e non devono esistere solo locali chiusi ai bambini.
Sul fatto che la nostra normativa in fatto di accoglienza faccia pena sono perfettamente d'accordo. non ho votato questo governo, e non approvo la stragrande maggioranza delle loro scelte politiche.
Per quello che riguarda invece la tutela agli animali, credo che abbiamo ancora molta strada da fare.
Il fatto che un cavallo da corsa abbia il mantenimento a vita e l'atleta no mi pare più che logico: l'atleta sceglie la propria carriera, ben sapendo cosa lo aspetta e, si spera, pensando anche agli sbocchi futuri. Un cavallo corre per scelta dell'uomo, e come minimo gli deve essere garantita la vita futura.
smettiamola un po' con l'antropocentrismo!

Attila ha detto...

In realtà siamo troppo "civili" per alcune cose, troppo poco per altre. Questo volevo far notare, spesso trattiamo meglio gli animali degli esseri umani.

Irene ha detto...

Hai ragione, ma non vedo perché gli esseri umani andrebbero trattati meglio degli animali ;)

MPC ha detto...

C'è un posto per ogni cosa. Ci sono anche i locali vietati a minori per ragioni... morali. Se un locale pubblico opta per selezionare la sua clientela in base all'età, non vedo perché non lo dovrebbe fare: chi non concorda lo snobba, chi è d'accordo approfitta.
Ci sono ristoranti nei quali non entro non perché ho bimbi al seguito, ma perché... il mio portafoglio non è abbastanza gonfio!
Quasi quasi mi lamento che non approntino anche un menù per tasche light...
Se i genitori controllassero i loro figli, queste cose non capiterebbero, cmq.
Avendone cresciuti - e controllati - quattro, so di cosa parlo.
Irene, sono con te al 100%

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