domenica 1 gennaio 2012

Semplice

“Hai letto Moccia, vero?”
“Cosa?” la voce di Anna si era fatta stridula per il fastidio: rifiutava a priori certi romanzi commerciali e sdolcinati.
“Non puoi aver detto una cazzata del genere senza aver letto Moccia.” Aveva continuato Liz, con la sua solita, irremovibile, ironica calma. Usava quel tono ogni volta che doveva o voleva contestare il comportamento di Anna senza allarmarla. Si riferiva al racconto di quella domenica in cui Anna aveva scoperto quanto crudeli possano essere dei genitori che vogliono dare al proprio figlio un nome particolare e dal forte significato, e, più precisamente, alla frase che Anna aveva usato per uscire dall’ impasse in cui si trovava.
Erano al mare ma il cielo era coperto da nuvole grigiastre, e questo non aiutava Anna a tirarsi su di morale.
“Non mi ha ancora telefonato, nemmeno un messaggino. Avrà pensato che sono una cretina a dire certe cose; una tutta miele, magari avrà pensato che leggo romanzetti rosa, che a breve gli potrei dire ‘Scusa, ma ti chiamo Amore’ pensando di essere simpatica o, peggio, romantica.”
“Avrà capito che sei un piombo, una appiccicosa. O semplicemente vi siete salutati ieri sera e adesso è al lavoro. Dagli tregua, sono appena le undici e venti! Ti chiamerà quando finisce di lavorare, se non altro perché ti considera una facile, visto che gliel’hai data subito!”
Liz aveva ragione di nuovo: la telefonata era arrivata di lì a poco.

La mente di Anna era fissata su quella conversazione, avvenuta circa sei mesi prima, mentre l’assessore comunale leggeva gli articoli del Codice Civile nella sala matrimoni del Municipio e gli ospiti attendevano che gli sposi firmassero.
Per quell’occasione Anna aveva lanciato le monete, ed il Libro aveva pronosticato “Salute! Riuscita!”.
L'esagramma era uno dei più propizi del libro, uno in cui Cielo e Terra, Creativo e Ricettivo, si univano in una volontà comune. L'unione era quella del mascolino e del femminino, di ciò che viene intrapreso e di ciò che è portato a compimento, di ciò che è facile e ciò che è semplice: non si poteva sperare in nulla di meglio per un matrimonio. 
Quello che maggiormente interessava ad Anna era l'unione tra facile e semplice. Per il libro "ciò che è facile, è facile da conoscere; ciò che è semplice, è facile da seguire."; questioni di traduzione, pensava Anna ogni volta che si trovava davanti a questo concetto, leggermente infastidita ma ben cosciente che bastava adattare il tutto all'italiano corretto per ragionarci su in tranquillità. Da quando aveva letto per la prima volta quelle righe, Anna aveva pensato che la dicotomia del "facile" e del "semplice" ben si adattava ai rapporti interpersonali, ed in particolare ai rapporti di coppia: era stato semplice capire che Walter non meritava una seconda possibilità, così come era stato semplice trovarsi in sintonia con Riccardo da subito. Era semplice scoprire di cosa avesse bisogno la loro storia per andare avanti ed era semplice immaginare che sarebbe potuta durare per sempre. Ma allora, pensò Anna, perché le persone dicono che l’amore è tanto complicato? Confondono il “semplice” con il “facile”, si rispose in quel momento. Infatti, era stato semplice capire la natura di Walter, ma non era stato facile accettare di aver sprecato tanti anni con uno così, né era stato facile resistere ai suoi tentativi di riconciliazione. Era semplice sapere che per portare avanti la relazione con Riccardo bisognava scendere a compromessi, confrontarsi, accettarsi l’un l’altro nei pregi e nei difetti, ma non era facile mettere da parte l’orgoglio, ammettere di avere torto o far capire al proprio compagno che è lui a sbagliare. Non era facile, certe volte, resistere alla tentazione di scappare per non rischiare di rivivere la scena patetica della biondina che cercava di rimettersi le mutande in tutta fretta.
No, l’amore non era complicato. Era semplice, ma difficile.
L’assessore terminò la lettura, e gli sposi firmarono; fu quindi, il momento dei testimoni, così Anna prese la penna per scrivere il proprio nome sotto quello di Liz, radiosa nel suo abito color perla.
Forse per Liz e Lorenzo sarebbe stato facile, oltre che semplice.


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