martedì 27 novembre 2012

Prima prova, via una.

Eccomi qui, dopo esattamente un mese, a fare il resoconto della prima prova scritta. 
Cominciamo dalle cose importanti: prima di tutto non sono scappata, ed è già buono. In secondo luogo credo che sia andata, ma non ne sono sicura. Diciamo che è qualcosa più di una speranza, perché non avevo preparato quell'argomento, e sono andata a codice civile, a memoria di vaghi ricordi e ad audacia di pallide memorie. Nonostante tutti, sono soddisfatta della mia tranquillità, della mia capacità di mantenere il sangue freddo, di ragionare e di fare del mio meglio con quello che avevo e sapevo, invece di auto convincermi sin dall'inizio di non sapere nulla e quindi di non avere speranze. 
Comunque, oltre ad essere l'unica capace di fare tardi ad una riunione trovandosi già sul posto (ricordate?), sono anche l'unica cretina capace di fare tardi ad un esame di stato... non che sia capitata qualche mirabolante avventura sul tragitto casa-università, ma, magicamente, il tempo si è accorciato, le strade allungate, gli ingorghi intensificati e gli autobus diradati. Stavo per chiamare un taxi quando l'autobus è comparso all'orizzonte; erano già le 9.30, e proprio in quell'istante le mie colleghe esaminande e la commissione si trovavano per iniziare una dura mattinata.
Non mi sono persa d'animo: preda di una insignificante crisi di panico ho atteso la mia fermata (l'autista, chiaramente ha fatto tappa ad ogni sosta programmata) e mi sono lanciata in una corsa a perdifiato verso l'aula dell'esame che, diciamolo, non sapevo quale fosse. 
Mi hanno accolta, e qui devo ringraziare la mia buona stella, che ha inserito una goccia di pietà nel cuore della commissione, ed ho iniziato il compito.
Ecco, proprio l'unica cosa che non avevo ripetuto: le operazioni straordinarie! Conferimento d'azienda, dal punto di vista civilistico e fiscale. Veramente, non so come sia andata, non so se quello che ricordavo possa ritenersi sufficiente, ma mi basta passarlo. Anzi, a dirla tutta, mi basta vedere i progressi che ho fatto: ho fatto uno sforzo quotidiano per non fuggire dallo studio, uno ancora più grande tra ieri ed oggi per non perdere il controllo prima dell'esame e per non chiudere i rubinetti della mia mente. Sono rimasta, ho lottato, ho fatto del mio meglio con quello che sapevo.
Sono soddisfatta, e mentre attendo i risultati che saprò tra 2-3 settimane, studierò per prepararmi alla prossima prova. 


Grazie a tutti, continuate a starmi vicini, con i messaggi e gli sms di auguri che mi avete mandato, quello che mi avete detto a voce e quello che mi avete chiesto in giornata.

sabato 27 ottobre 2012

Report n. 5

Ho saltato il report una settimana, e questo perché non ho molto da dire. 
Sul lavoro sono molto impegnata, migliaia di cose da fare che mi rubano tempo allo studio. Ridendo e scherzando ho perso quasi 2 settimane, e fra esattamente un mese avrò la prima prova. Non ho finito ragioneria, sono terribilmente indietro. Spero, la prossima settimana, di avere il tempo per recuperare, evadendo le pratiche indispensabili nella prima mattinata e riservandomi il resto del tempo per andare avanti col programma. 
In più ci si mettono ulteriori beghe condominiali, ed anche questo non aiuta.

Comunque sono iscritta all'esame. "Ovvio", direte voi... ma non lo è. Ho cominciato a studiare ed a scrivere sul blog senza essere iscritta, con il terrore di dovermi iscrivere e cercando di procrastinare il più possibile onde evitare fallimenti. Insomma, cercavo di scappare. Ero persino tentata di lasciar decorrere il termine per l'iscrizione dando la colpa al lavoro, senza dire nulla a nessuno, ma mi sono fatta forza, ho alzato le chiappe dalla sedia e ho consegnato (anzi, inviato per posta raccomandata, che è più comodo) i moduli per l'iscrizione. Qualche giorno fa è arrivata in ufficio la ricevuta di ritorno, con mia somma gioia. Fatta, sono iscritta, non si torna indietro. "Ora non resta che passarlo" mi è stato detto, e così dev'essere. 
Ovviamente quando ho fatto tutto questo? L'ultimo giorno, che non si sa mai...nel caso fossi presa per incantamento e messa in un vasel, ch'ad ogni vento per mare andasse al voler (esclusivamente) mio, più lontano possibile dall'esame di stato.

Intanto, comunque, una cosa carina che mi ha dato fiducia e mi ha richiamata al dovere: ho incontrato in città una mia amica (e sì, parlo di te...) che mi ha chiesto come procede con lo studio per l'esame di stato. Mi ha fatto tantissimo piacere, e mi ha ricordato che mi fa bene scrivere sul blog successi ed insuccessi, perché mi tiene concentrata sul programma. 
Grazie, e grazie a tutti quelli che mi sostengono. 


Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

sabato 13 ottobre 2012

Report n. 4

Che settimana schifosa!
Posso dire di averla persa, di non aver concluso assolutamente nulla. Sono riuscita a fare due capitoli, poi basta. Perché?
Perché ho lavorato, e comunque non sono riuscita a finire quello che dovevo.... motivo per cui tra poco torno in ufficio! Ecco, non posso nemmeno recuperare il tempo perso studiando sabato mattina.
Intanto, però, ho capito l'errore peggiore che faccio a causa della mia lentezza: ad un certo punto, finito di leggere, mi sembra che sia tardi, di aver troppo da studiare senza avere il tempo di farlo, quindi metto via e passo al prossimo argomento. Senza assimilare nulla, perché non ho né dato una seconda lettura, né tanto meno ripetuto ad alta voce. Mi vergogno come una ladra a parlare ad alta voce, mi sembra di parlare da sola, ma è l'unico metodo per capire bene.
Mi sono data ancora una settimana per finire quel libro, e devo stare nei termini. Dopo passerò a ragioneria delle operazioni straordinarie, che devo solo rivedere e ripetere, quindi per quella non posso perdere più di cinque giorni. Diciamo che venerdì 26 devo aver chiuso ragioneria, e passare ad altro, suppongo diritto fallimentare, perché di quello non ho né alba né tramonto.
E tutto questo, aggiungendo il ripasso ad alta voce.

Riuscirà la nostra eroina?

venerdì 5 ottobre 2012

Report n. 3

Grande settimana, questa. Non perché sia andata bene o perché io abbia studiato tanto, ma solo perché è stata carica di emozioni e di avvenimenti. 
Cominciamo dallo studio: totale inattività tra lunedì e martedì, mentre da mercoledì in poi sono andata avanti col programma. Vado lenta, ma vedo che ricordo abbastanza bene quello che leggo, nonostante io non ripeta mai ad alta voce quello che ho studiato prima. Comunque sono a metà del libro, il che va bene, ma peso che prima di due settimane non avrò finito, anche perché vorrei riprendere le operazioni in valuta estera in concomitanza col settimo capitolo, dedicato alle poste in valuta estera. La cosa buona è che il testo mi propone già l'indirizzo nazionale e quello FASB, così faccio presto ad entrare in banca dati e scaricarmi i principi quando il libro non è del tutto chiaro. Insomma, due in uno. 
Domani cercherò di studiare, anche se la voglia di cucinare è tanta, e c'è mezza zucca che attende solo di essere preparata. Ho in mente un pasticcio alla zucca e prosciutto crudo, ma non so ancora come renderlo reale, quindi mi sa che domattina, nell'attesa, studierò almeno un po'. Spero di riuscire a finire le rimanenze di magazzino, ma il capitolo e lungo e c'è poco da fare, è scritto in maniera veramente noiosa! Nonostante tutto, se riesco ad alzarmi prima delle 9 metà del gioco è fatto. In fondo si può studiare anche mentre la zucca si ammorbidisce in forno o al vapore e mentre il pasticcio cuoce. 
Quello che è certo è che la casa è abbastanza pulita, e a parte 10 minuti di swifferata ed altri 15 tra carico e scarico della lavatrice, non dovrò perdere troppo tempo. 
Il segreto sarà non perdermi davanti al computer. 

E ora veniamo agli avvenimenti: lunedì ho scoperto che mio nonno, che non ho mai conosciuto, ha pubblicato un romanzo nel 1938! ho cercato il suo nome per caso e, sorpresa, mi viene fuori un mercatino on line di libri usati sul quale un signore vende proprio quel romanzo lì. Nemmeno mia nonna ne sapeva nulla, visto che ha conosciuto mio nonno molti anni dopo, ossia ben dopo la fine della guerra. Vedete, per me è sempre stato un personaggio lontano e misterioso, perché io non ho mai chiesto per paura di destare ricordi dolorosi causati dalla sua scomparsa prematura e d'altro canto, nessuno mi ha mai presa da parte dicendo "ti racconto di tuo nonno.". Immaginate quindi l'entusiasmo quando ho scoperto di poter prendere un libro che lo riguarda.
Martedì è stata giornata di trattative e contatti sempre riguardo a codesto libro, pertanto ho concluso ben poco. 
Della mia crisi di mercoledì sera ho già parlato abbondantemente nei due post precedenti (grazie Blackstorm per il supporto, commentate numerosi, perché siete numerosi a leggermi e questo mi dà coraggio), e da giovedì tutto liscio.
Domenica so già che sarà vacanza, ma domani...domani chissà!

Ok, mio nonno non era un montanaro, ma ci sta...

giovedì 4 ottobre 2012

Scavarsi la fossa (e metterci dentro la testa)


Ieri sera ho avuto un tracollo. Mi sono lasciata prendere dal panico, esattamente come il giorno prima di un esame. Ma oggi non ho alcun esame: la prima prova scritta è fissata per il 27 novembre, mancano ancora 54 giorni. Non sono tanti, ma possono bastare per preparare bene la prima prova e cominciare con le altre due. Quello che è certo è che entro il 27 ottobre devo avere finito la parte contabile del programma. 

Ma torniamo a ieri: il mio capo ed un collega hanno cominciato a stuzzicarmi facendo domande inerenti al programma di studi, ed io non ho saputo rispondere. Ci sono state due conseguenze primarie, la cui colpa è solo mia: 

1. Sono stata interrotta in quello che stavo studiando, così ho perso la concentrazione e recuperarla non è stato facile. 
2. Sono rimasta mortificata dalle prime due domande, il che ha reso ancora più difficile riprendere lo studio. 

Ma la cosa peggiore è successa con la terza domanda: ho risposto di non saperne niente, anche se qualche barlume d'idea c'era. Non che avessi mai approfondito l'argomento, ma è palese che se l'imposta sulle assicurazioni deve essere alternativa ad un'imposta, quest'altra è l'IVA! Insomma, si è mai registrato un premio assicurativo con IVA? 
Ma la mia risposta è stata: "Non lo so."
Il capo ha fatto come i professori universitari, ossia ha cercato di suggerire la risposta, dicendomi di usare la logica, di ragionare. Cervello bloccato. Avevo due neuroni pelati e vestiti di nero con le sinapsi incrociate e l'aria truce che non lasciavano passare le parole giuste. Spiacente ma "L'IVA, ovviamente." Non erano sulla lista. Sono passate, invece "Non mi chieda di usare la logica adesso." Che faccia fareste voi davanti ad una persona che si rifiuta categoricamente di usare la materia grigia? Ecco, quella è la faccia che ha fatto il mio capo. Poi è uscito. 
Ed io sono crollata, cosciente di aver subito da ma stessa un palese atto di autolesionismo. Mi sto mobbizzando. Mi sto portando al fallimento, come se lo desiderassi.
Ora mi vergogno troppo di tornare in ufficio... non voglio andare a scuola, fatemi rimanere nel cantuccio a dormire finché tutti si saranno dimenticati della stupidata che ho fatto. 

mercoledì 3 ottobre 2012

Andare in mille pezzi

Cosa fare quando bastano tre domande per farti andare in mille pezzi? Non importa quanto io studi, adesso, non posso recuperare tre anni in due mesi. Non riuscirò mai a passare questo esame, tutto quello che voglio fare è scappare, cambiare. Tre domande a cui non so rispondere, a cui, mi rendo conto, non voglio rispondere e mi sembra di sgretolarmi dall'interno.
Da quando sono così debole?

lunedì 1 ottobre 2012

Più di quello che immagini!

Qualche giorno fa, seguendo il consiglio di mia sorella, ho comprato il bicarbonato di sodio per porre rimedio ad un piccolo inconveniente che si manifesta quando per casa ci sono dei gatti: l'odore della lettiera! 
Il problema non è la lettiera, ma l'odore che si appiccica ai suddetti felini quando ne escono, nonostante i costanti tentativi di mantenerla pulita. Basta spargerne un po' sul fondo e i cattivi odori sono catturati, come per magia. 
Il punto, però, non è questo: allegato alla confezione c'era un libretto di istruzioni che ne esaltava i molteplici possibili utilizzi. Nello specifico il bicarbonato può servire a: 
- lavare: frutta e verdura, i bicchieri in modo da averli splendidi e senza aloni, il lavello senza graffiarlo, il frigorifero ed il freezer, il forno, il forno a microonde ed altre superfici lavabili, recipienti di vetro e plastica, la lavastoviglie, il frullatore, il tritatutto e l'impastatrice, i denti, gli spazzolini da denti, i pettini e le spazzole, il bucato, i sanitari (per il calcare, s'intende), la vasca da bagno, la tenda della doccia, il box doccia in generale,  gli scarichi, i tappeti le poltrone e le moquette, l'argenteria, gli animali, i giocattoli degli animali, il barbecue, i mobili da giardino, l'automobile, il sacco a pelo e le tende da cambpeggio, i recipienti da pic-nic;
- deodorare: stoviglie, piatti e taglieri, il frigorifero, i freezer, il forno, il microonde e le altre superfici lavalbili, la lavastoviglie, la pattumiera, le ascelle, i piedi e le scarpe, il cesto della biancheria, armadietti e ripostigli, la puzza del tabacco, la lettiera degli animali, gli animali, gli asciugamani da bagno, l'automobile; 
- fare: dolci lievitati meglio, legumi secchi morbidi, salsa di pomodoro, la selvaggina, dolci più belli (mio marito storce vistosamente il naso...), bevande dissetanti, cibi più soffici e leggeri, bagni tonificanti, pediluvi emollienti, bath balls casalinghe, decorazioni natalizie (per fare la neve...);
- in più serve a: farsi la manicure, lavarsi i capelli per averli morbidi e lucenti, rinfrescarsi la pelle dopo la rasatura, lo scrub del viso: 
- infine, per chi non fosse soddisfatto così, lo si può utilizzare anche per: mantenere la fossa biologica, sgrassare le superfici lavabili, eliminare parassiti ed erbe infestanti, stabilizzare il ph della piscina e...the last but not the least....spegnere piccoli incendi!

Scherzi a parte, questo fine settimana non ho studiato nemmeno un po' perché è stato un tour de force di cose da fare, gente da vedere e compleanni da festeggiare.
In compenso ho visto una mostra di fotografia veramente spettacolare, "NUR, Appunti Afgani", di Monika Bulaj, una fotoreporter che si è attraversata tutto l'Afghanistan per documentarne la realtà. Le foto erano a dir poco splendide, e ho avuto la fortuna di assistere ad una parte della visita guidata con l'autrice.
In buona sostanza: ma perché mi faccio tanti problemi per un esame? C'è gente che si uccide per potere avere quello che ho io...perché ho paura di prenderlo? 

Chissà se il bicarbonato fa anche passare la paura...

venerdì 28 settembre 2012

"Studii" prossimi e vanturi

Finito diritto tributario, si comincia la parte contabile. 


Non so prevedere veramente quanto tempo ci metterò, perché, anche se il libro non è particolarmente voluminoso, ritengo, da aspirante Esperta Contabile, di dover approfondire in maniera adeguata la materia ragioneria e contabilità. 

Mi verrà in aiuto la cosa più bella del mondo: la banca dati dell'ufficio! 

Il programma è quello di affrontare nell'ordine i seguenti temi, partendo dai testi che ho a disposizione: 

- Bilancio di esercizio e principi contabili: capitolo per capitolo vedrò cosa e come approfondire, in base al materiale presente in BdC (io amo quella cosa) e, se del caso, acquistando nuovi testi. 

- La contabilità in valuta estera, che è un po' più specifico della prima parte. 

- La contabilità delle operazione straordinarie. 

Tutto questo cercherò di vederlo alla luce dei principi contabili nazionali ed internazionali. 

Ieri ho già cominciato, ma ho fatto poco perché mi sono persa. Comunque ho visto che fortunatamente sta andando giù liscia perché, come dire, in tre anni qualcosa avrò imparato... o no? 

Mi armo di voglia di fare, pallottoliere, e, da domenica, stampante. 


mercoledì 26 settembre 2012

Report n. 2

Ho finito. 
Sinceramente temevo di non farcela, e i dubbi si sono fatti più forti sul capitolo dei tributi locali, che ho profondamente odiato per la sua prolissità esagerata. Mi sono fatta forza pensando a voi che mi leggete pur senza commentare, ed alla promessa che vi ho fatto. 
Il giorno di ritardo è uno, come previsto, ma ormai ho concluso il programma di diritto tributario (parte speciale, s'intende). 
Domani attacco la contabilità: il libro è in ufficio, quindi non riesco a fare un programma adesso, ma domani vi saprò dire. 
Ora mi attende un filetto al pepe verde. 

Buona serata e buona notte a tutti.

martedì 25 settembre 2012

Avanti così!

Dunque, che dire? Non ho finito oggi, ma finirò sicuramente domani. Come previsto, insomma. 
Sono comunque molto soddisfatta del pomeriggio di studio, perché ho recuperato il ritardo che avevo accumulato i giorni scorsi...
...devo ammettere che domenica ho fatto molto poco...e anche ieri non ho studiato quasi niente. Mentre per domenica posso trovare una giustificazione nel sacrosanto diritto al riposo (devo appena prendere il ritmo, non posso pretendere una resistenza da supereroina!), per ieri faccio mea culpa, perché mi sono lasciata sopraffare, di nuovo. La mente ha cominciato a vagare sui campi fioriti della fantasia, ed ho iniziato a pensare come sarebbe se... a fare progetti lontani, astratti ed irrealizzabili senza ingentissimi capitali... insomma, mi sono "pimpinata". 


Oggi no. Oggi ho fatto il mio, senza infamia e senza lode. Dico senza lode perché non è tutto merito mio: il Fato mi ha assistita, portando sfiga a mio marito...non è una bella cosa, ma ne sono contenta. In che senso? Nel senso che Matteo si è comprato la bici per girare in città e con il vecchio adagio dell'elefante, della gallina e della vaselina è riuscito a far entrare la bicicletta nuova in auto per portarla fino a casa... quello che entra dovrebbe anche uscire, dicono, ma pare che l'elefante e la gallina siano rimasti incastrati, così si è reso necessario asportare chirurgicamente la ruota anteriore per estrarre il corpo estraneo dal bagagliaio. Erano circa le 19.30... e avevo talmente tanta fame da trovare appetibili i croccantini dei gatti, ossia l'unica cosa in tutta la casa che potesse ricordare anche solo lontanamente dei biscotti o degli snack. Invece ho dovuto attendere ben due che mio marito finisse di calibrare i freni che non volevano saperne di tornare alla perfetta regolazione iniziale. 
Ho ingannato la fame studiando.

A domani, che si conclude il primo programma!

domenica 23 settembre 2012

Obiettivi


La notte porta consiglio, specialmente quando la passi ad ascoltare i consigli che tuo marito sta dando ad un amico. 
Si parlava di una situazione che questo amico sta vivendo, in cui vorrebbe cambiare l'impostazione della propria vita, ma si sente bloccato dagli obblighi e dalle aspettative che la famiglia ripone in lui. Brutta storia.
Non riesco a ricostruire tutto il percorso dialettico, ma la questione si è conclusa più o meno così:
 
Marito: "In sostanza, devi lottare per il tuo obiettivo, e trovare in esso la forza per i cambiamenti."
Amico: "Ma io non ho un obiettivo..."
Faccia spiazzata di tutti, anche dell'amico che finalmente ha espresso il proprio disagio. Io drizzo ancora di più le orecchie, perché ho realizzato che la situazione mi calza a pennello. 
Marito: "Male questo è!" Non l'ha detto così, ma in quel momento mio marito aveva acquisito la saggezza di Yoda, e di conseguenza la sintassi del simpatico vecchietto verde. Tornando normale ha proseguito: "Ecco il problema. Non si può vivere senza un obiettivo. Se vivi senza un obiettivo è la fine di tutto, non hai nulla per cui andare avanti."

Ha ragione. Io avevo un obiettivo, che ormai ho raggiunto. Dopo quello non riesco a trovarne un altro, e per questo non riesco a trarre da me stessa la forza per impegnarmi al 100% sul lavoro e all'università. 
Nasce tutto da questa domanda, che non mi sono mai posta, perché non ne ho mai avuto la possibilità: 

Ma io, cosa voglio fare da grande? 


Boh?

Intanto facciamo questo esame di stato, poi vediamo dove mi porterà  il vento. 

venerdì 21 settembre 2012

Report n. 1

Ecco, questo è il primo dei report settimanali che posterò per ricapitolare la settimana e fare le previsioni per quella successiva. 
Oggi sono particolarmente stanca, forse a causa della settimana intensa... pare che mi si stia mollando solo ora la tensione dei giorni scorsi. Ho studiato molto poco questo pomeriggio, e lo giustifico con il mal di testa e col fatto che siamo a fine settimana. Non dovrà diventare un vizio, e se dovesse succedere di nuovo ricordatemi che la settimana ha 7 giorni e non 5, e c'è gente che lavora a tempo pieno 6 giorni su 7 (anche 7 su 7 talvolta) senza fare tante storie. 
Spero di rifarmi domani; nutro grandi speranze per domattina, al massimo 30 minuti di computer, e poi mi dovrò impegnare sui libri. 
Giovedì invece è stata una giornata proficua, mercoledì ero ko e martedì ero al lavoro fino ad ore improbabili...
Per concludere diritto tributario non mi manca tantissimo, diciamo 8 capitoli, per un totale di 225 pagine. Domani riuscirò sicuramente a chiudere l'IRPEF e ad attaccare le imposte ipotecarie e catastali, iniziando, probabilmente, il capitolo dell'imposta sulle successioni e sulle donazioni. 
Domenica porterò avanti successioni e donazioni, approfondendo gli aspetti di diritto privato correlati, e se sarò brava chiuderò anche le Accise. 
A lunedì e martedì lascerò il resto, ossia i tributi erariali minori, i tributi locali e la fiscalità dell'Unione Europea.
Si prevede al massimo un giorno di ritardo, se tardo oltre insultatemi pure. 


Il testo su cui sto studiando è questo, e per ora sono particolarmente soddisfatta: a parte certi punti in cui gli autori si lanciano in voli pindarici e in crociate contro il sistema tributario italiano, l'approccio è piuttosto pragmatico e completo...la cosa migliore, inoltre, è che è aggiornatissimo.


E poi si comincia con la contabilità!

giovedì 20 settembre 2012

Coming out

Ho fatto coming out, ora non si torna più indietro: l'universo mondo sa del mio brutto vizio. Oggi è caduta l'ultima pedina, non c'è proprio nessun altro che io possa deludere. Ieri i suoceri, mia mamma e mia nonna, e di riflesso mio papà. Oggi il capo. Credo sia quello che ha reagito con maggior stupore e, mi è sembrato, delusione. 
Insomma, sono arrivata al punto in cui o comincio a risalire, o prendo la pala e scavo...
Non sarà facile, ma ormai so di non essere sola, di poter contare su tutti voi che mi avete scritto in privato e non e che so che continuerete a fare il tifo per me. 

Quindi, ecco il primo consiglio che accetterò: d'ora innanzi cercherò di immaginare i professori mentre fanno la cacca, perché davanti alla cacca siamo tutti uguali. La cacca è uno dei giudici dell'umanità, ed io mi appellerò proprio a lei.

In secondo luogo, se nemmeno quest'immagine riuscirà ad aiutarmi telefonerò alle persone che si sono proposte di farmi da supporto telefonico. 

E, ultimo ma non ultimo, scriverò dei miei progressi sul blog, vi terrò aggiornati con date e dati riguardanti gli esami, il mio programma di studio e simili. 

Ora, ad esempio, non avendo alcun esame universitario in vista, sto preparando l'esame di stato. Un'enormità di materiale da studiare e pochissimo tempo per farlo, tanto per cambiare. Ovviamente non sono digiuna, si tratta se non altro del mio lavoro e di mettere assieme le cose che ho studiato secoli fa, che ho studiato per quei pochi ma significativi esami che ho fatto. 
Certe cose le devo prendere completamente in mano. Sto completando diritto tributario, l'esame saltato l'altro ieri, integrando con i capitoli che non erano in programma ma che sono comunque fondamentali. 

La prima prova dovrebbe essere a fine novembre, e riguarderà ragioneria e contabilità. Le prossime materie di studio, quindi, saranno i principi contabili nazionali ed internazionali, con programma in arrivo a breve su questi schermi. 

Quanto alla colonna sonora...


Ovviamente si accettano anche altre proposte e consigli.

mercoledì 19 settembre 2012

L'ho fatto ancora! fermatemi!

Mi sento un po' come Britney Spears quando canta "Oops!...I did it again". 
Non so se devo preoccuparmi di più per il paragone o per quello che mi è capitato, quello che, nuovamente, mi sono inflitta. Ebbene, fughiamo ogni dubbio: con un bicchiere di vino bianco si trova il coraggio per confessare qualunque misfatto! 
Sono scappata davanti ad un esame. Per l'ennesima volta, cazzo!
Ho passato così la triennale, a scappare davanti ad ogni esame per il quale non mi sentivo preparata adeguatamente. Ok, ammetto, per me "adeguatamente" corrisponde al 30, come minimo, e questo rende l'approccio agli esami veramente difficoltoso. Non sono spocchiosa, sono solo stata educata a pretendere i voti migliori e considerare fallimento ogni cosa non corrisponda al massimo. 
Immaginate che trauma.
Ora, ho 27 anni, sono una (quasi) professionista, ho una casa, un marito e tre gatti, sono immersa nelle prove fondamentali dell'esistenza umana ma davanti ad un professore universitario che deve scrivere un cazzo di numero su un libretto me la faccio addosso e scappo. Come un coniglio.

Nel fallimento
Inaspettatamente
Trovo conforto

Due letture, un doppio senso per così poche parole. Mi piace di più la seconda lettura, quella positiva che mi ha dato lo spunto per questo haiku. 
Inaspettatamente... inaspettatamente l'algida Irene che ha paura di apparire debole (paura, sempre paura) si è confidata con due persone che conosce e la conoscono poco: una vicina di casa ed una collega, ed entrambe hanno detto la stessa cosa: "la prossima volta chiama qua prima di scappare.". Ho trovato supporto da due estranee, estranee alla mia famiglia, alla mia cerchia più stretta, ma mi è bastato aprirmi. 
Oggi ho seguito il secondo consiglio della collega, che mi ha detto: "Bevici su un buon bicchiere, che è un'ottima medicina." Solo ora collego che sto bevendo un vino che mi ha regalato la vicina...coincidenze?
Poco importa, ciò che conta è che sono qui a scrivere e a chiedere aiuto. 
Non voglio più scappare. 
La mia fuga non è solo al momento dell'esame, inizia quando comincio a pensare all'esame: penso che dovrei  studiare, ma non lo faccio: procrastino, così l'esame non arriverà mai. Inizio a studiare, ma la testa vola via. Ecco che fuggo ancora: se non studio non farò l'esame, giusto?
E poi arriva quel giorno, in cui mi sveglio alle 5.30 per finire di ripetere quello che non ho fatto i giorni precedenti...il giorno dell'esame è giunto nonostante i miei sforzi di dilatare il tempo ed io mi sento soffocare. Davanti al professore (ma chi è, poi? Uno come tanti, come i miei clienti, i miei colleghi...che mi può fare di male?) è tanto se mi siedo e domino il panico. Se non riesco giro i tacchi e scendo le scale (ci sono sempre delle scale da scendere!). 
Il danno è fatto: ho buttato via tempo, energia, speranza, soldi. Amor proprio. 
Due "estranee" che hanno tifato per me ed un bicchiere (ok, quattro allo stato attuale) di vino che le accomuna sono state rivelatrici di una grande verità: 
da sola non ce la faccio, ho bisogno di supporto. 
Devo sentirmi dire che 28 non è un fallimento, che dall'università non dipende la vita o la morte, che i professori non sono dei e che non merito la fucilazione se non passo un esame.
Questo chiedo ai miei lettori, contatti amici. Di facebook, magari, ma pur sempre amici, no?

domenica 9 settembre 2012

Catarsi

Ascolti un'amica e ti si innescano una serie di pensieri che trovano radici in un'amicizia finita sette anni prima, per la quale sei sempre stata tormentata dai peggiori sensi di colpa. 
Fino a poche ore fa ho sempre considerato di aver perso un'amica per mia scelta, per mia colpa, per mia invidia. Oggi ho capito che non era invidia, ma rabbia. 
Torniamo, quindi, a 10 anni fa. All'epoca ero al liceo, e per raggiungere buoni risultati mi bastava studiare poco, perché con una sola lettura riuscivo a stampare nella mente una fotografia del libro, che veniva richiamata al momento del bisogno. Avevo una cara amica a cui ho voluto davvero molto bene che invece non riusciva a trovare il proprio metodo, forse perché nessuno le aveva mai insegnato ad averne uno. Mi sono proposta io di aiutarla: per molto tempo, direi per tutta la terza e buona parte della quarta liceo, ho studiato assieme a lei una materia, facendole leggere, ripetere e insegnandole a fare i collegamenti tra un argomento e l'altro. 
In quarta qualcosa si è rotto: il mio rendimento è iniziato a calare brutalmente, non riuscivo più a tenere a mente nulla e, complice la mia tendenza a rimandare, mi trovavo sempre a dover studiare con l'acqua alla gola un'enorme quantità di materiale in due pomeriggi. Con pessimi risultati. Vedevo, invece, che questa mia amica guadagnava terreno e migliorava le sue prestazioni applicando il metodo che le avevo insegnato a tutte le materie. Ho cominciato a provare un forte risentimento nei suoi confronti, e questo mi faceva sentire in colpa. La conseguenza è che, all'ennesimo successo che ha avuto, io non ho retto e l'ho completamente allontanata. Mi sono sentita davvero pessima quella volta e l'impressione di essermi comportata veramente male non mi ha abbandonata fino a... oggi pomeriggio. 
Si dà il caso che questa persona sia legata in maniera indiretta alla sofferenza di una mia amica, per una situazione nella quale ha ricevuto affetto, aiuto, sicurezza, e poi ha abbandonato il nido, volando verso altri lidi e lasciando paura, insicurezza, vuoto. 
La situazione presente ha innescato una carrellata di ricordi dolorosi ed inoltre mi ha dato uno spunto per considerare la situazione da un altro punto di vista; mi sono chiesta: ma dov'era lei quando io avevo bisogno di aiuto per studiare? La risposta è semplice: studiava per sé. 
Mi sono accorta che il risentimenti che provavo non era invidia per i suoi risultati! Era rabbia, perché dopo il tempo, la stanchezza, l'aiuto che le avevo dato, nel momento del mio bisogno lei per me non c'era. Lei volava, io affondavo, e lei non mi tendeva una mano per non farmi annegare. Si limitava dirmi "Dovresti studiare di più..." ossia mi guardava dalla barca e mi diceva "Dovresti nuotare con più forza..." 
E allora non devo sentirmi in colpa; l'amicizia non è finita per la mia meschinità, ma perché, forse, non era vera amicizia. L'amica, quando hai bisogno, ti aiuta. 
Lei non l'ha fatto. 
E non posso colpevolizzarmi per questo. Non avrei dovuto farlo nemmeno per questi sette anni. 
Meglio tardi che mai, comunque.

giovedì 23 agosto 2012

Introdurre un gattino in casa..cosa resta di due gatti adulti?

Dopo un mese, poco o niente. In che senso?
Nel senso che il placido e docile Erasmo non ne può più; ha accolto Ecate con curiosità, ci ha giocato con interesse e l'ha leccata con dolcezza...ed ora la allontana con fastidio. Perché? Ma semplice, perché è una gattina iperattiva che non smette di giocare nemmeno quando ha il fiatone. Salta e corre addosso a chiunque, ed il placido e docile Erasmo viene regolarmente molestato e calpestato. Potrebbe difendersi, ma è troppo buono, ed oltre a soffiare e borbottare (da solo, mentre Ecate gioca altrove) non fa altro.
La scorbutica Echina, invece, ci marcia. Prima ringhiava e basta, ora gioca e ringhia...ma solo quando si accorge di essere vista, sennò gioca e basta.

domenica 29 luglio 2012

Introdurre un gattino in casa: cosa rimane dopo una settimana


Cosa rimane della prima notte, dopo una settimana abbondante di convivenza tra felini? Rimane una cucciola che cresce a vista d'occhio, che gioca con qualunque cosa mobile o immobile presente nell'appartamento e che comincia a fare le fusa non appena viene sfiorata; e gli altri due? 
L'uno l'ha quasi completamente accettata, tollera gli attacchi perpetrati ai danni della sua coda e qualche volta risponde al gioco con la forza di un gatto adulto di 7 kg, che, per una cucciolotta di 1 chilo e mezzo, è del tutto sproporzionata, tanto da farla volare dall'altra parte del divano con un cazzotto. 
L'altra ha quasi smesso di ringhiare e soffiare, riservando questo trattamento ai soli momenti di maggior gelosia. Ha cominciato a riprendere le vecchie abitudini, ma ogni tanto ci mette alla prova, reclamando le stesse coccole e lo stesso tipo di gioco che poco prima ci aveva visti dare ad Ecate. Di quando in quando, poi, Eco si lascia andare a slanci ludici e fa degli agguati alla piccola, per poi soffiarle subito dopo ma con scarsa convinzione, nell'accorgersi che il destinatario del gioco è proprio la rivale. 
La domanda, però è d'obbligo: avremmo ottenuto in minor tempo questi risultati se, come dicono gli articoli che si trovano in giro (e ne ho beccato uno anche su "Il Piccolo", il quotidiano locale), avessimo tenuto separati i vecchi padroni di casa dalla nuova venuta per un periodo?
Sinceramente non avrò mai la risposta e non mi interessa neppure averla: anche così i rapporti tra i tre sono ogni giorno più sereni, ad evidenza che basta avere pazienza, non allarmarsi e tutto si sistema. 
Si parla di stress degli animali, ma in tutto questo a stressarsi maggiormente siamo proprio noi umani!


domenica 22 luglio 2012

Convivenza con un gatto nuovo di pacca in casa: problemi di comunicazione

Succede tra umani, quindi perché non tra felini? Ecate, due occhi da lemure, un nasino nero  e due orecchione a macchioline dorate, non miagola. Nulla, eh, nemmeno un timidissimo "miu" per richiamare l'attenzione. I due vecchiardi, invece, sono chiacchieroni che interagiscono e rispondono quando noi gli parliamo; intendiamoci, non credo che capiscano tutto, ma rispondono "a tono", ossia in base al tono di voce che noi abbiamo utilizzato.
 Ecco, è proprio questo il nocciolo della questione: Eco ed Erasmo (specialmente lui che è più socievole) hanno l'aria di essere sconcertati dal silenzio di Ecate. Erasmo le si avvicina, la annusa e miagola. Lei non risponde, così lui si irrigidisce e le soffia.
Come al solito, problemi di linguaggio.

sabato 21 luglio 2012

Introdurre un gattino: la notte

Non ho pazienza, e spero che tutto vada bene; sono in cucina, sveglia ormai da un'ora, che osservo la situazione. Ecate ha passato la notte sul letto con noi, mentre Eco vigilava dall'alto dell'armadio. Erasmo ha provato ad avvicinarsi, ma veniva allontanato da un'agguerritissima micetta dagli occhi d'ambra.
Provo una forte pena per tutti e tre, e mi si stringe il cuore a pensare che le cose rimangano così. Erasmo ha appena fatto capolino dalla porta della cucina, gli occhioni da gufo luminosissimi e carichi di paura; no, Eco non ha smesso: si è calmata giusto 5 minuti, ed ora che l'ha visto ha ricominciato a ringhiare. Non smette da quando, alle 4:20, è scesa dall'armadio ed ha ispezionato tutta la camera da letto, sempre ringhiando, sentendo i tessuti impregnati dell'odore della piccolina. Oramai ce l'ha anche con Erasmo, e lo ha aggredito un paio di volte. 
Davanti alla sua rabbia Ecate si fa indietro e si nasconde, ma Eco, in questo modo, è completamente intrattabile. Il povero Erasmo è guardingo e spaurito, Eco vaga (ora senza ringhiare) come un'anima in pena per la casa. Eccola, è venuta da me a reclamare qualche carezza e sembra volermi saltare in braccio, e proprio ora capita il peggio. In diretta: Eco si sta facendo accarezzare sulle mie ginocchia beata e ronfante, mentre arriva l'altra, la quale si piazza sotto la mia sedia. Eco ringhia, salta giù, l'altra risponde, Eco attacca, non vedo Ecate, ma capisco dall'odore che ha preso paura, e tanta: se l'è fatta addosso! Eco va via, forse schifata, Ecate si avvicina alla ciotola, sbadiglia, e torna a piazzarsi sotto al tavolo per starmi vicina. Mi segue, cerca la mia presenza; Matteo è già al lavoro, ed io sono sola con tre gatti spaventati della loro stessa ombra.
Signore e signori della giuria: cosa dovrei fare io adesso? Tornare a dormire, chiudere la porta e lasciare che si arrangino sarebbe la cosa più sensata, ma, come ho già detto, io non ho modo di chiudere le porte. Se torno a letto Ecate viene con me per sentirsi sicura, Erasmo non entra in camera e rischio che si avvii una furibonda battaglia tra le due femminucce proprio addosso a me.

venerdì 20 luglio 2012

Come introdurre un gatto in casa felicemente


On line si trovano un sacco di articoli che dicono tutti la stessa cosa: liberate il nuovo venuto in un territorio neutro, non fate incontrare i vecchi ed i nuovi inquilini per i primi giorni ma fategli comunque capire che in casa c'è un altro gatto, in modo che si abituino.
Bene, io in casa mia non posso relegare un gatto in una stanza per due semplici motivi...primo: non posso chiudere le porte, perché sono scorrevoli e no, non hanno la serratura! secondo: casa mia ha 55 mq calpestabili e rinunciare ad una stanza significa costringere fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale.
Quindi, per introdurre la nostra nuova piccinina in casa non ci siamo rivolti agli articoli sempre uguali o rimaneggiati solo nella forma che si trovano in giro, bensì all'esperienza di chi ha già fatto il grande passo.
Cosa abbiamo fatto di tanto eccezionale? Nulla, abbiamo aperto il trasportino, ed aspettato che i tre felini facessero la conoscenza. Ebbene, ci attendevamo scene di ogni genere, ma non di certo quello che abbiamo visto: un gatto di sette chili (sette!) farsi mettere in fuga da una briciola che peserà sì e no 3 etti. Lo stesso si può dire per Eco, la quale, già spaventata dal trasportino che significa "veterinario", si è arrischiata ad uscire da sotto il letto per poi tornarci dopo un acceso diverbio con la nuova venuta.
Ammetto, mi si è spezzato il cuoricino di mamma gatta perché ho temuto di fare a tutti e tre un torto indicibile: ad Erasmo ed Eco l'aver introdotto un'estranea privandoli di serenità e coccole, ad Ecate (questo il nome del nuovo musetto) quella di averla portata via dalla mamma e dai fratellini per lasciarla ad un destino di solitudine felina.
Del resto è normale che si studino e si abituino ai rispettivi odori. Ci vorrà un po', siamo curiosi e fiduciosi.

lunedì 4 giugno 2012

L'acne felina, la felina con l'acne

Un po' avanti con l'età, ormai, per avere l'acne; a due anni una micia è una giovane gatta, ma non più un'adolescente, e i problemi di brufoli dovrebbe averli completamente evitati o, eventualmente, superati. 
Invece un mese e mezzo fa abbiamo visto delle crosticine sul mento, piccole e nere, che sembravano rimasugli di qualche parassita.
La macchia, dapprima piccola, si è espansa a tutto il mento, sporcando il suo bel pelo corto e bianco; l'aspetto era appiccicoso e, lo ammetto, marcescente; eppure non le faceva male toccando, così, ancora di più, si è radicata nella nostra mente l'idea dei parassiti. 
La veterinaria ci ha colto di sorpresa quando, dopo un brevissimo esame, ha diagnosticato l'acne. 
La cosa, a dire il vero, non è buffa come può sembrare: fortunatamente non ci sono brufoli, che indicherebbero la presenza di infezioni, ma ha i pori dilatati, ha i punti neri, e si formano facilmente delle croste. Dobbiamo pulirla una volta al giorno con una sorta di Topexan felino, e già questo non le piace. Inoltre quel prodotto, che dovrebbe pur essere emolliente, le secca la pelle, e le crosticine che si formano lasciano piccole escoriazioni quando se le gratta via, così il Topexan per gatti brucia.
Ma è brava, non cerca di graffiare per liberarsi, cosa che invece sarebbe più che logica; si limita a guardarci implorante e mugolare. 
Il momento peggiore, per lei, è quando dobbiamo metterle il collare per evitare che si lecchi via la pomata antibiotica che segue la detersione: ok, lo ammetto, questa è la parte comica della faccenda. Non pensate che mi diverta a torturare la mia Echina, ma vedere un gatto che si trasforma in un bassetthound è a dir poco esilarante: ventre basso, occhi cadenti e languidi, quando si avvicina viene annunciata  dal rumore del collare che striscia sul pavimento. Non appena lo indossa sparisce, per ripresentarsi  esattamente un'ora dopo, con quell'atteggiamento felino di resistenza passiva a cui non si riesce proprio a dire di no: stando a distanza ravvicinata, il gatto ti punta addosso gli occhi, e rimane fermo in attesa che tu comprenda il suo disagio. Ho un lungo allenamento alle spalle, quindi con me non attacca, ma, c'è poco da fare, riesce a far veramente molta pena, specialmente perché quando tardiamo inizia a chiamare e piagnucolare.
La adoro, vivo quasi in simbiosi con lei, e soffro nel vederla smarrita, con la testa ciondolante per il peso del collare, impacciata nei movimenti, e che si alza sulle zampe posteriori per riuscire a prendere le misure del salto guardando oltre il bordo del collare. Eppure non posso toglierlo prima che sia passata qualche ora, perché la pomata deve fare effetto.
Tutto questo trattamento però giova poco: l'area si è ridotta, ma non è guarita, quindi dovremo passare alle misure forti e cominciare a somministrarle antibiotico via orale: per fortuna, almeno quello le piace. 

sabato 7 gennaio 2012

Critici o criticoni?


Recentemente è sorta una polemica su Trenitalia e più precisamente a proposito del servizio Freccia Rossa; cercando on line si trova fior fior di gente indignata, principalmente per due questioni: la "segregazione" in classi ed il razzismo.
Cominciamo dalla prima: Freccia Rossa prevede che i clienti possano scegliere tra ben quattro classi, le quali dovrebbero rispondere alle esigenze di ciascuno. Si tratta della "Executive", la più prestigiosa e comoda, con wi-fi gratuito, poltrone distanziate di circa 1,5 m l'una dall'altra e tanto di sala riunioni a disposizione, benvenuto con drink e spuntini di prima categoria, accesso alla carrozza ristorante, quotidiani e riviste; la "Business", con wi-fi gratuito, poltrone in pelle, ampia vivibilità, bagagli nascosti magicamente o poco via ed una zona esclusiva in cui è d'obbligo il silenzio per chi vuole viaggiare in santa, santissima pace, drink e spuntino di benvenuto di alto livello, accesso alla carrozza ristorante; la "Premium", che consente di viaggiare comodi con wi-fi gratuito, poltrone in pelle, monitor di bordo con le notizie, drink e snack di benvenuto, accesso alla carrozza ristorante; la "Standard" con poltrone normali, wi-fi gratuito e carrello bar, divieto di accesso alle carrozze "Premium", "Business", "Executive", quindi anche alla carrozza ristorante. Ecco, questo è lo scandalo: niente ristorante per gli "Standard".
Io, sinceramente, non capisco chi si indigna per questo. Il mio ragionamento è il seguente: Freccia Rossa impiega solo 4 ore e 20 minuti (o 4 ore e 50 minuti, a seconda degli orari) per il tragitto Milano-Napoli, contro le 8 ore e 50 minuti di un Intercity, nel migliore dei casi; Il prezzo della classe "Standard" di freccia Rossa, ipotizzando di prenotare per il 25 gennaio 2012, è di 100 euro, quello dell'Intercity alla stessa data è di 60,50 euro per la seconda classe, 82 euro per la pima. In proporzione, quindi, abbiamo circa la metà del tempo di percorrenza per nemmeno il doppio del prezzo. L'Intercity non ha la carrozza ristorante, né il Wi-Fi, neanche in prima classe. Inoltre, se paragoniamo le tariffe della Standard con le altre del Freccia Rossa, vedremo che per lo stesso treno chi usa la "Premium" paga 133 euro, chi sceglie la "Business" paga 157 euro e chi, addirittura, vuole la "Executive" ne sborsa ben 219: il servizio è  proporzionato al prezzo. Insomma, se proprio sento il bisogno di fare un pasto completo in 5 ore di viaggio, con 33 euro in più ho l'accesso al ristorante, e pure i sedili di pelle, il drink gratuito...e quelli della standard che non passano a fare confusione!
Il secondo punto è più semplice: nella foto di presentazione della "Standard" era ritratta una famiglia sorridente, prima che le polemiche spingessero Trenitalia a cambiare immagine: papà mamma e bambina dalla carnagione parecchio scura. Ho letto in giro di "immigrati in quarta classe", "segregazione razziale" e cose simili, che trovo di una stupidità disarmante. Sarà che io in quella foto ho visto solo una famiglia, a prescindere dalla nazionalità e dal livello economico-sociale, ma per me il razzismo ce l'hanno negli occhi quelli che hanno visto una "famiglia di immigrati".
Impariamo ad essere critici, non criticoni.
Un paio di articoli:

domenica 1 gennaio 2012

Semplice

“Hai letto Moccia, vero?”
“Cosa?” la voce di Anna si era fatta stridula per il fastidio: rifiutava a priori certi romanzi commerciali e sdolcinati.
“Non puoi aver detto una cazzata del genere senza aver letto Moccia.” Aveva continuato Liz, con la sua solita, irremovibile, ironica calma. Usava quel tono ogni volta che doveva o voleva contestare il comportamento di Anna senza allarmarla. Si riferiva al racconto di quella domenica in cui Anna aveva scoperto quanto crudeli possano essere dei genitori che vogliono dare al proprio figlio un nome particolare e dal forte significato, e, più precisamente, alla frase che Anna aveva usato per uscire dall’ impasse in cui si trovava.
Erano al mare ma il cielo era coperto da nuvole grigiastre, e questo non aiutava Anna a tirarsi su di morale.
“Non mi ha ancora telefonato, nemmeno un messaggino. Avrà pensato che sono una cretina a dire certe cose; una tutta miele, magari avrà pensato che leggo romanzetti rosa, che a breve gli potrei dire ‘Scusa, ma ti chiamo Amore’ pensando di essere simpatica o, peggio, romantica.”
“Avrà capito che sei un piombo, una appiccicosa. O semplicemente vi siete salutati ieri sera e adesso è al lavoro. Dagli tregua, sono appena le undici e venti! Ti chiamerà quando finisce di lavorare, se non altro perché ti considera una facile, visto che gliel’hai data subito!”
Liz aveva ragione di nuovo: la telefonata era arrivata di lì a poco.

La mente di Anna era fissata su quella conversazione, avvenuta circa sei mesi prima, mentre l’assessore comunale leggeva gli articoli del Codice Civile nella sala matrimoni del Municipio e gli ospiti attendevano che gli sposi firmassero.
Per quell’occasione Anna aveva lanciato le monete, ed il Libro aveva pronosticato “Salute! Riuscita!”.
L'esagramma era uno dei più propizi del libro, uno in cui Cielo e Terra, Creativo e Ricettivo, si univano in una volontà comune. L'unione era quella del mascolino e del femminino, di ciò che viene intrapreso e di ciò che è portato a compimento, di ciò che è facile e ciò che è semplice: non si poteva sperare in nulla di meglio per un matrimonio. 
Quello che maggiormente interessava ad Anna era l'unione tra facile e semplice. Per il libro "ciò che è facile, è facile da conoscere; ciò che è semplice, è facile da seguire."; questioni di traduzione, pensava Anna ogni volta che si trovava davanti a questo concetto, leggermente infastidita ma ben cosciente che bastava adattare il tutto all'italiano corretto per ragionarci su in tranquillità. Da quando aveva letto per la prima volta quelle righe, Anna aveva pensato che la dicotomia del "facile" e del "semplice" ben si adattava ai rapporti interpersonali, ed in particolare ai rapporti di coppia: era stato semplice capire che Walter non meritava una seconda possibilità, così come era stato semplice trovarsi in sintonia con Riccardo da subito. Era semplice scoprire di cosa avesse bisogno la loro storia per andare avanti ed era semplice immaginare che sarebbe potuta durare per sempre. Ma allora, pensò Anna, perché le persone dicono che l’amore è tanto complicato? Confondono il “semplice” con il “facile”, si rispose in quel momento. Infatti, era stato semplice capire la natura di Walter, ma non era stato facile accettare di aver sprecato tanti anni con uno così, né era stato facile resistere ai suoi tentativi di riconciliazione. Era semplice sapere che per portare avanti la relazione con Riccardo bisognava scendere a compromessi, confrontarsi, accettarsi l’un l’altro nei pregi e nei difetti, ma non era facile mettere da parte l’orgoglio, ammettere di avere torto o far capire al proprio compagno che è lui a sbagliare. Non era facile, certe volte, resistere alla tentazione di scappare per non rischiare di rivivere la scena patetica della biondina che cercava di rimettersi le mutande in tutta fretta.
No, l’amore non era complicato. Era semplice, ma difficile.
L’assessore terminò la lettura, e gli sposi firmarono; fu quindi, il momento dei testimoni, così Anna prese la penna per scrivere il proprio nome sotto quello di Liz, radiosa nel suo abito color perla.
Forse per Liz e Lorenzo sarebbe stato facile, oltre che semplice.