sabato 7 gennaio 2012

Critici o criticoni?


Recentemente è sorta una polemica su Trenitalia e più precisamente a proposito del servizio Freccia Rossa; cercando on line si trova fior fior di gente indignata, principalmente per due questioni: la "segregazione" in classi ed il razzismo.
Cominciamo dalla prima: Freccia Rossa prevede che i clienti possano scegliere tra ben quattro classi, le quali dovrebbero rispondere alle esigenze di ciascuno. Si tratta della "Executive", la più prestigiosa e comoda, con wi-fi gratuito, poltrone distanziate di circa 1,5 m l'una dall'altra e tanto di sala riunioni a disposizione, benvenuto con drink e spuntini di prima categoria, accesso alla carrozza ristorante, quotidiani e riviste; la "Business", con wi-fi gratuito, poltrone in pelle, ampia vivibilità, bagagli nascosti magicamente o poco via ed una zona esclusiva in cui è d'obbligo il silenzio per chi vuole viaggiare in santa, santissima pace, drink e spuntino di benvenuto di alto livello, accesso alla carrozza ristorante; la "Premium", che consente di viaggiare comodi con wi-fi gratuito, poltrone in pelle, monitor di bordo con le notizie, drink e snack di benvenuto, accesso alla carrozza ristorante; la "Standard" con poltrone normali, wi-fi gratuito e carrello bar, divieto di accesso alle carrozze "Premium", "Business", "Executive", quindi anche alla carrozza ristorante. Ecco, questo è lo scandalo: niente ristorante per gli "Standard".
Io, sinceramente, non capisco chi si indigna per questo. Il mio ragionamento è il seguente: Freccia Rossa impiega solo 4 ore e 20 minuti (o 4 ore e 50 minuti, a seconda degli orari) per il tragitto Milano-Napoli, contro le 8 ore e 50 minuti di un Intercity, nel migliore dei casi; Il prezzo della classe "Standard" di freccia Rossa, ipotizzando di prenotare per il 25 gennaio 2012, è di 100 euro, quello dell'Intercity alla stessa data è di 60,50 euro per la seconda classe, 82 euro per la pima. In proporzione, quindi, abbiamo circa la metà del tempo di percorrenza per nemmeno il doppio del prezzo. L'Intercity non ha la carrozza ristorante, né il Wi-Fi, neanche in prima classe. Inoltre, se paragoniamo le tariffe della Standard con le altre del Freccia Rossa, vedremo che per lo stesso treno chi usa la "Premium" paga 133 euro, chi sceglie la "Business" paga 157 euro e chi, addirittura, vuole la "Executive" ne sborsa ben 219: il servizio è  proporzionato al prezzo. Insomma, se proprio sento il bisogno di fare un pasto completo in 5 ore di viaggio, con 33 euro in più ho l'accesso al ristorante, e pure i sedili di pelle, il drink gratuito...e quelli della standard che non passano a fare confusione!
Il secondo punto è più semplice: nella foto di presentazione della "Standard" era ritratta una famiglia sorridente, prima che le polemiche spingessero Trenitalia a cambiare immagine: papà mamma e bambina dalla carnagione parecchio scura. Ho letto in giro di "immigrati in quarta classe", "segregazione razziale" e cose simili, che trovo di una stupidità disarmante. Sarà che io in quella foto ho visto solo una famiglia, a prescindere dalla nazionalità e dal livello economico-sociale, ma per me il razzismo ce l'hanno negli occhi quelli che hanno visto una "famiglia di immigrati".
Impariamo ad essere critici, non criticoni.
Un paio di articoli:

domenica 1 gennaio 2012

Semplice

“Hai letto Moccia, vero?”
“Cosa?” la voce di Anna si era fatta stridula per il fastidio: rifiutava a priori certi romanzi commerciali e sdolcinati.
“Non puoi aver detto una cazzata del genere senza aver letto Moccia.” Aveva continuato Liz, con la sua solita, irremovibile, ironica calma. Usava quel tono ogni volta che doveva o voleva contestare il comportamento di Anna senza allarmarla. Si riferiva al racconto di quella domenica in cui Anna aveva scoperto quanto crudeli possano essere dei genitori che vogliono dare al proprio figlio un nome particolare e dal forte significato, e, più precisamente, alla frase che Anna aveva usato per uscire dall’ impasse in cui si trovava.
Erano al mare ma il cielo era coperto da nuvole grigiastre, e questo non aiutava Anna a tirarsi su di morale.
“Non mi ha ancora telefonato, nemmeno un messaggino. Avrà pensato che sono una cretina a dire certe cose; una tutta miele, magari avrà pensato che leggo romanzetti rosa, che a breve gli potrei dire ‘Scusa, ma ti chiamo Amore’ pensando di essere simpatica o, peggio, romantica.”
“Avrà capito che sei un piombo, una appiccicosa. O semplicemente vi siete salutati ieri sera e adesso è al lavoro. Dagli tregua, sono appena le undici e venti! Ti chiamerà quando finisce di lavorare, se non altro perché ti considera una facile, visto che gliel’hai data subito!”
Liz aveva ragione di nuovo: la telefonata era arrivata di lì a poco.

La mente di Anna era fissata su quella conversazione, avvenuta circa sei mesi prima, mentre l’assessore comunale leggeva gli articoli del Codice Civile nella sala matrimoni del Municipio e gli ospiti attendevano che gli sposi firmassero.
Per quell’occasione Anna aveva lanciato le monete, ed il Libro aveva pronosticato “Salute! Riuscita!”.
L'esagramma era uno dei più propizi del libro, uno in cui Cielo e Terra, Creativo e Ricettivo, si univano in una volontà comune. L'unione era quella del mascolino e del femminino, di ciò che viene intrapreso e di ciò che è portato a compimento, di ciò che è facile e ciò che è semplice: non si poteva sperare in nulla di meglio per un matrimonio. 
Quello che maggiormente interessava ad Anna era l'unione tra facile e semplice. Per il libro "ciò che è facile, è facile da conoscere; ciò che è semplice, è facile da seguire."; questioni di traduzione, pensava Anna ogni volta che si trovava davanti a questo concetto, leggermente infastidita ma ben cosciente che bastava adattare il tutto all'italiano corretto per ragionarci su in tranquillità. Da quando aveva letto per la prima volta quelle righe, Anna aveva pensato che la dicotomia del "facile" e del "semplice" ben si adattava ai rapporti interpersonali, ed in particolare ai rapporti di coppia: era stato semplice capire che Walter non meritava una seconda possibilità, così come era stato semplice trovarsi in sintonia con Riccardo da subito. Era semplice scoprire di cosa avesse bisogno la loro storia per andare avanti ed era semplice immaginare che sarebbe potuta durare per sempre. Ma allora, pensò Anna, perché le persone dicono che l’amore è tanto complicato? Confondono il “semplice” con il “facile”, si rispose in quel momento. Infatti, era stato semplice capire la natura di Walter, ma non era stato facile accettare di aver sprecato tanti anni con uno così, né era stato facile resistere ai suoi tentativi di riconciliazione. Era semplice sapere che per portare avanti la relazione con Riccardo bisognava scendere a compromessi, confrontarsi, accettarsi l’un l’altro nei pregi e nei difetti, ma non era facile mettere da parte l’orgoglio, ammettere di avere torto o far capire al proprio compagno che è lui a sbagliare. Non era facile, certe volte, resistere alla tentazione di scappare per non rischiare di rivivere la scena patetica della biondina che cercava di rimettersi le mutande in tutta fretta.
No, l’amore non era complicato. Era semplice, ma difficile.
L’assessore terminò la lettura, e gli sposi firmarono; fu quindi, il momento dei testimoni, così Anna prese la penna per scrivere il proprio nome sotto quello di Liz, radiosa nel suo abito color perla.
Forse per Liz e Lorenzo sarebbe stato facile, oltre che semplice.