domenica 9 settembre 2012

Catarsi

Ascolti un'amica e ti si innescano una serie di pensieri che trovano radici in un'amicizia finita sette anni prima, per la quale sei sempre stata tormentata dai peggiori sensi di colpa. 
Fino a poche ore fa ho sempre considerato di aver perso un'amica per mia scelta, per mia colpa, per mia invidia. Oggi ho capito che non era invidia, ma rabbia. 
Torniamo, quindi, a 10 anni fa. All'epoca ero al liceo, e per raggiungere buoni risultati mi bastava studiare poco, perché con una sola lettura riuscivo a stampare nella mente una fotografia del libro, che veniva richiamata al momento del bisogno. Avevo una cara amica a cui ho voluto davvero molto bene che invece non riusciva a trovare il proprio metodo, forse perché nessuno le aveva mai insegnato ad averne uno. Mi sono proposta io di aiutarla: per molto tempo, direi per tutta la terza e buona parte della quarta liceo, ho studiato assieme a lei una materia, facendole leggere, ripetere e insegnandole a fare i collegamenti tra un argomento e l'altro. 
In quarta qualcosa si è rotto: il mio rendimento è iniziato a calare brutalmente, non riuscivo più a tenere a mente nulla e, complice la mia tendenza a rimandare, mi trovavo sempre a dover studiare con l'acqua alla gola un'enorme quantità di materiale in due pomeriggi. Con pessimi risultati. Vedevo, invece, che questa mia amica guadagnava terreno e migliorava le sue prestazioni applicando il metodo che le avevo insegnato a tutte le materie. Ho cominciato a provare un forte risentimento nei suoi confronti, e questo mi faceva sentire in colpa. La conseguenza è che, all'ennesimo successo che ha avuto, io non ho retto e l'ho completamente allontanata. Mi sono sentita davvero pessima quella volta e l'impressione di essermi comportata veramente male non mi ha abbandonata fino a... oggi pomeriggio. 
Si dà il caso che questa persona sia legata in maniera indiretta alla sofferenza di una mia amica, per una situazione nella quale ha ricevuto affetto, aiuto, sicurezza, e poi ha abbandonato il nido, volando verso altri lidi e lasciando paura, insicurezza, vuoto. 
La situazione presente ha innescato una carrellata di ricordi dolorosi ed inoltre mi ha dato uno spunto per considerare la situazione da un altro punto di vista; mi sono chiesta: ma dov'era lei quando io avevo bisogno di aiuto per studiare? La risposta è semplice: studiava per sé. 
Mi sono accorta che il risentimenti che provavo non era invidia per i suoi risultati! Era rabbia, perché dopo il tempo, la stanchezza, l'aiuto che le avevo dato, nel momento del mio bisogno lei per me non c'era. Lei volava, io affondavo, e lei non mi tendeva una mano per non farmi annegare. Si limitava dirmi "Dovresti studiare di più..." ossia mi guardava dalla barca e mi diceva "Dovresti nuotare con più forza..." 
E allora non devo sentirmi in colpa; l'amicizia non è finita per la mia meschinità, ma perché, forse, non era vera amicizia. L'amica, quando hai bisogno, ti aiuta. 
Lei non l'ha fatto. 
E non posso colpevolizzarmi per questo. Non avrei dovuto farlo nemmeno per questi sette anni. 
Meglio tardi che mai, comunque.

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