mercoledì 19 settembre 2012

L'ho fatto ancora! fermatemi!

Mi sento un po' come Britney Spears quando canta "Oops!...I did it again". 
Non so se devo preoccuparmi di più per il paragone o per quello che mi è capitato, quello che, nuovamente, mi sono inflitta. Ebbene, fughiamo ogni dubbio: con un bicchiere di vino bianco si trova il coraggio per confessare qualunque misfatto! 
Sono scappata davanti ad un esame. Per l'ennesima volta, cazzo!
Ho passato così la triennale, a scappare davanti ad ogni esame per il quale non mi sentivo preparata adeguatamente. Ok, ammetto, per me "adeguatamente" corrisponde al 30, come minimo, e questo rende l'approccio agli esami veramente difficoltoso. Non sono spocchiosa, sono solo stata educata a pretendere i voti migliori e considerare fallimento ogni cosa non corrisponda al massimo. 
Immaginate che trauma.
Ora, ho 27 anni, sono una (quasi) professionista, ho una casa, un marito e tre gatti, sono immersa nelle prove fondamentali dell'esistenza umana ma davanti ad un professore universitario che deve scrivere un cazzo di numero su un libretto me la faccio addosso e scappo. Come un coniglio.

Nel fallimento
Inaspettatamente
Trovo conforto

Due letture, un doppio senso per così poche parole. Mi piace di più la seconda lettura, quella positiva che mi ha dato lo spunto per questo haiku. 
Inaspettatamente... inaspettatamente l'algida Irene che ha paura di apparire debole (paura, sempre paura) si è confidata con due persone che conosce e la conoscono poco: una vicina di casa ed una collega, ed entrambe hanno detto la stessa cosa: "la prossima volta chiama qua prima di scappare.". Ho trovato supporto da due estranee, estranee alla mia famiglia, alla mia cerchia più stretta, ma mi è bastato aprirmi. 
Oggi ho seguito il secondo consiglio della collega, che mi ha detto: "Bevici su un buon bicchiere, che è un'ottima medicina." Solo ora collego che sto bevendo un vino che mi ha regalato la vicina...coincidenze?
Poco importa, ciò che conta è che sono qui a scrivere e a chiedere aiuto. 
Non voglio più scappare. 
La mia fuga non è solo al momento dell'esame, inizia quando comincio a pensare all'esame: penso che dovrei  studiare, ma non lo faccio: procrastino, così l'esame non arriverà mai. Inizio a studiare, ma la testa vola via. Ecco che fuggo ancora: se non studio non farò l'esame, giusto?
E poi arriva quel giorno, in cui mi sveglio alle 5.30 per finire di ripetere quello che non ho fatto i giorni precedenti...il giorno dell'esame è giunto nonostante i miei sforzi di dilatare il tempo ed io mi sento soffocare. Davanti al professore (ma chi è, poi? Uno come tanti, come i miei clienti, i miei colleghi...che mi può fare di male?) è tanto se mi siedo e domino il panico. Se non riesco giro i tacchi e scendo le scale (ci sono sempre delle scale da scendere!). 
Il danno è fatto: ho buttato via tempo, energia, speranza, soldi. Amor proprio. 
Due "estranee" che hanno tifato per me ed un bicchiere (ok, quattro allo stato attuale) di vino che le accomuna sono state rivelatrici di una grande verità: 
da sola non ce la faccio, ho bisogno di supporto. 
Devo sentirmi dire che 28 non è un fallimento, che dall'università non dipende la vita o la morte, che i professori non sono dei e che non merito la fucilazione se non passo un esame.
Questo chiedo ai miei lettori, contatti amici. Di facebook, magari, ma pur sempre amici, no?

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